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Un tentativo di risolvere le controversie tra medico e paziente prima di ricorrere al tribunaleCerto è un po' difficile immaginare che un errore medico, o presunto tale, possa essere trattato alla stregua di una lite condominiale oppure di una questione ereditaria, tant'è che un decreto legislativo varato dal Consiglio dei Ministri prevede l'obbligatorietà della mediazione prima di ricorrere al giudice civile. È chiaro che vi è l'intento di alleggerire il lavoro dei tribunali civili, considerati gli attuali tempi biblici per ottenere giustizia, ma come funziona?

In attesa del parere non vincolante delle Commissioni Giustizia delle Camere e del Senato, proviamo a capire prima di tutto a chi il cittadino potrà rivolgersi: intanto si deve trattare di una persona competente, un professionista, per intenderci, iscritto ad un elenco che dovrebbe essere istituito dal Ministero della Giustizia, e dunque, sicuramente al di sopra delle parti. E se non si raggiunge l'accordo? In questo caso, trascorsi 120 giorni utili se una delle parti non ha accettato la proposta del mediatore, cioè non ha conciliato, e se il giudice la fa propria, nel senso che la considera equa, le spese del processo sono tutte a carico della parte che non ha accettato la proposta del mediatore. Certo all'inizio i cittadini che ritengono di aver subito un danno dovuto ad un intervento errato (malpractice) avranno sicuramente difficoltà e non si sentiranno più "adeguatamente" tutelati, in quanto, per esempio, non potranno più rivolgersi ad un loro legale di fiducia. Però una soluzione bisogna pur trovarla se desideriamo ridurre tempi e costi della giustizia e della salute. Non a caso negli ultimi anni si è molto diffuso tra i medici un atteggiamento piuttosto difensivo, quello di prescrivere a volte esami oppure farmaci, giustificati solo da eccesso di prudenza. E d'altra parte chi può dar loro torto? Dal punto di vista del paziente, anche sulla base delle 16.000 segnalazioni giunte al Tribunale per i Diritti del Malato nel 2009, un comportamento più umano, un'adeguata informazione, un maggior coinvolgimento nel percorso di cura e un comportamento più corretto (il 9% di chi si è rivolto a noi lamenta comportamenti scorretti) potrebbero ridurre sensibilmente il contenzioso tra medico e paziente. Francesca Moccia, Coordinatrice Nazionale del tribunale per i Diritti del Malato afferma: "Mancata umanizzazione è chiamare un paziente con il numero di letto, o passare vicino al dolore senza accorgersi di chi sta soffrendo. Non si può generalizzare ma il problema esiste e non va sottovalutato. La cortesia non è un favore, è un dovere professionale".

Umberto Iazzetta, presidente regionale Cittadinanzattiva e Tribunale del Malato

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