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Per la difesa di un diverso modello di sviluppo basato sulla sussidiarietà

Ehh sììì, bisogna proprio dirla tutta: tra un po' ci faranno pagare pure l'aria che respiriamo! Altroché le vecchie care fontanelle, caratteristiche dove potevano dissetarsi viandanti e quante volte noi? Poveri illusi. Pensavamo potesse anche significare: benvenuti nella nostra città. Un sorso d'acqua non si nega a nessuno. E invece no! Ci sono persone realiste, molto realiste, più realiste del re, con i piedi per terra, che continuano a giudicarci "grulli", visto che non ci rendiamo conto dei costi della distribuzione, refertazione, bollettazione, potabilizzazione e tanto altro ancora.

È finita l'era del buonismo e del falso buonismo. Anche se esempi di buona gestione pubblica e cattiva gestione privata sono sotto gli occhi tutti; tranne di chi non vuol vedere, naturalmente.

In altra parte del giornale sono gentilmente pubblicati i consigli di Cittadinanzattiva per l'uso razionale dell'acqua; sapete cosa è successo dove gestisce il privato? A causa dell'aumento delle bollette i cittadini per risparmiare, hanno consumato meno acqua. Mi pare logico e anche giusto: l'acqua è risorsa esauribile, bisogna preservarla! E no, così non va. Il privato deve giustamente remunerare il capitale investito e allora? Se si consuma meno acqua, perché costa, il privato per far tornare i conti, aumenta la bolletta. Non c'è verso! O si diventa grandi consumatori di acqua, oppure l'acqua la pagheremo sempre più cara.

Il gestore pubblico non ha questo problema! Una amministrazione comunale non deve remunerare il capitale. Vi pare poco? Aggiungerei un altro particolare che sta molto a cuore ai volontari di Cittadinanzattiva: la legge finanziaria del 2008 all'articolo 2 comma 461 impone ai Comuni che hanno in

"gestione diretta" e/o demandato in concessione i servizi pubblici locali, di agevolare la partecipazione dei cittadini prevedendone il coinvolgimento diretto e la partecipazione a redigere carte della qualità dei servizi.

Il riferimento, pare ovvio, nasce dal principio fondamentale dell'art. 118 U.C. della Carta Costituzionale: Stato, Regioni, Città Metropolitane, Province e Comuni, favoriscono la libera e autonoma iniziativa dei cittadini liberi o associati per il raggiungimento di obiettivi di interesse generale, secondo il principio della sussidiarietà.

Non si tratta di essere contrari o favorevole alla gestione privata, oppure immaginare vi sia un partito pro e uno contro la privatizzazione. Si tratta semplicemente di capire cos'è esattamente un bene comune.

Labsus – laboratorio per la sussidiarietà – indirizzo internet: http://www.labsus.org/index.php, si è speso molto per spiegarne il significato delle parole: i beni comuni sono beni riconosciuti come tali dalla società e dallo stesso genere umano. E sono riconosciuti come beni prima ancora che come risorse economiche. Se partiamo dunque dalla giusta considerazione e da un mio punto di vista "strettamente personale" è ingiusto parlare di remunerazione anche rispetto alla esigenza di investimenti per ammodernarne la rete distributiva.

Provate ad immaginare cosa succederebbe ad una comunità non consistente numericamente e quindi non in grado di attrarre investimenti, formatasi fuori dai grandi centri urbani -visti i costi esorbitanti- delle abitazioni e, distante dalla centrale di distribuzione e potabilizzazione, quanto pensate che un gestore privato gli farebbe pagare un allacciamento? Ammesso che lo faccia, sia chiaro.

Umberto Iazzetta, Presidente Cittadinanzattiva - Tribunale per i Diritti del Malato Regione Veneto

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