Scienza e tecnologia
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Alessia 11L'innovativa vasca di una giovane ostetrica padovana cerca un ospedale per la sua sperimentazioneE' made in Veneto l'innovativa vasca da parto a dimensione della partoriente ma anche dell'ostetrica e delle cure mediche che si rendono necessarie, comprese le urgenze.

L'idea è di una giovane ostetrica Padova, Alessia Selmin, che dopo quattro anni di studi e ricerche, chilometri e viaggi all'estero, ha trovato la fiducia di un imprenditore che ha creduto nelle potenzialità del suo sogno, nonostante la crisi economica. Alessia, che
di anni oggi ne ha 26, grazie all'imprenditore Giuseppe Aldinio Colbachini , presidente della Solera Thermoform, sta lavorando da un anno al fianco di ingegneri, architetti, disegnatori, e periti nella fase di progettazione e realizzazione del prototipo, che ora è in fase di ultimazione presso i laboratori della società con sede a Torreglia. Un'esperienza, racconta, "estremamente stimolante accanto a professionisti ed esperti che hanno saputo tradurre le mie idee nelle tecnologie più adeguate e sicure possibili, con una ricerca attenta a perfezionare al massimo ogni dettaglio". Questo è stato possibile anche grazie al sostegno di un altro imprenditore padovano, Silvio Berto della Givas di Saonara, che produce arredi per ospedali e case di riposo e che ha fornito un costoso componente indispensabile alla riuscita del prototipo.
Cercasi ospedale per la sperimentazione
Ora Alessia Selmin sta perseguendo altri tre obiettivi. Il primo è quello di trovare chi la sostenga nell'impegno finanziario per completare l'iter burocratico brevettuale per tutelare l'invenzione nei paesi di potenziale interesse; in secondo luogo incontrare la disponibilità di una struttura ospedaliera a sperimentare il prototipo, e poi individuare le aziende che si occupino della commercializzazione del prodotto
La giovane ostetrica padovana ha battezzato l'innovativa vasca da parto Alexia ispirandosi al significato greco del suo nome, "colei che ti protegge", sintesi dei notevoli standard di sicurezza ottenuti con l'originale progetto. La nuova vasca che verrà presentata a breve, prevede un meccanismo con il quale la partoriente può essere estratta in caso di urgenza o di controlli; delle superfici d'appoggio studiate per assumere le posizioni migliori per affrontare il travaglio; un sistema di filtraggio dell'acqua; la possibilità di effettuare il parto in posizione tradizionale intervenendo con le manovre necessarie in caso di urgenza. Garantisce una maggiore profondità e dunque maggiore libertà di movimento che si traduce nella possibilità di effettuare tutte le posizioni riconosciute dalla letteratura scientifica per favorire la dilatazione e la progressione del feto e che spesso aiutano a prevenire complicanze e malposizioni. L'obiettivo è quello di favorire la fisiologia per una rinascita culturale dell'evento parto.
Un'invenzione che punta a implementare la pratica del travaglio-parto in acqua in tutto il mondo che, secondo la letteratura scientifica, è meno doloroso sia per la mamma che per il neonato e accelera la dilatazione oltre a rendere più tollerabile il momento del parto per la donna e per la coppia. Un progetto che si propone di far superare quell'atteggiamento di diffidenza e scetticismo che il mondo medico e scientifico finora ha avuto per il travaglio e parto in acqua, atteggiamento dovuto anche ai limiti degli strumenti a disposizione dei nosocomi di tutto il mondo. Dalla Letteratura del settore, emerge che la comunità scientifica ha riconosciuto i benefici del travaglio-parto in acqua, a tal punto da raccomandare l'offerta di questa opportunità in tutte le strutture sanitarie. Attualmente, rispetto al parto in acqua manca ancora una formazione pratica per le ostetriche e le vasche in uso negli ospedali in Italia e disponibili in commercio, non permettono un'assistenza immediata proprio per la loro configurazione e dunque molte donne devono rinunciare ad effettuare anche solo qualche ora di travaglio in acqua. Tanto che in Italia sono pochi i nosocomi che praticano realmente il parto in acqua. Senza contare il fatto che a produrre le vasche da parto sono soprattutto paesi come la Germania e la Svizzera.
"Produrre in Italia una vasca come Alexia - sostiene la giovane inventrice - avrebbe anche una ricaduta economica importante sia per l'occupazione che per l'esportazione del nostro know how all'estero". E per proteggere la sua invenzione, ha depositato un brevetto Italiano che verrà concesso a breve poiché l'Ufficio italiano brevetti e marchi ne ha riconosciuto il carattere innovativo.
Migliorare le modalità assistenziali del travaglio e del parto, sottolinea la giovane ostetrica, "significa anche un abbattimento dei costi di pratiche come il taglio cesareo, il ricorso ad analgesia peridurale, riduzione delle episiotomie e lacerazioni perineali e dunque un recupero materno più veloce con conseguente risparmio sui giorni di degenza. Ma soprattutto un miglioramento della qualità assistenziale con la promozione dell'empowerment materno e del ritorno all'ascolto del proprio corpo". Insomma, la tecnologia al servizio della natura.
Margherita De Nadai

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