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analisi ricercaPirfenidone promosso, ma per ora riesce solo a rallentare la progressione della malattia I risultati dello studio di fase 3 Ascend, per la valutazione del trattamento con pirfenidone in pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica (Ipf), sono stati presentati alla conferenza internazionale dell'american thoracic society (Ats) a San Diego, e pubblicati online sulla celebre rivista scientifica New England Journal of Medicine.

E' stato il dottor Talmadge King, direttore del dipartimento di medicina dell'università della California di San Francisco e copresidente del comitato di coordinamento dello studio Ascend, ad illustrarne i risultati durante il prestigioso meeting.

Nello studio, il pirfenidone – unico farmaco ad oggi approvato per il trattamento dell'Ipf da lieve a moderata - ha significativamente ridotto la progressione della malattia. Inoltre, effetti significativi del trattamento sono stati dimostrati su entrambi i principali endpoint secondari rappresentati dal test del cammino.

Lo studio ha dimostrato un profilo di sicurezza favorevole del pirfenidone, che è stato generalmente ben tollerato dai pazienti. Gli eventi avversi più comuni, sono stati quelli gastrointestinali (nausea e dispepsia) e quelli cutanei (rash). Gli eventi avversi di natura gastrointestinale e i rash sono stati generalmente di severità da lieve a moderata, trattabili, reversibili e solo di rado hanno comportato l'interruzione del trattamento. Eventi avversi gastrointestinali di grado III sono stati riscontrati dal 5,4% dei pazienti del gruppo pirfenidone e dall' 1,4% dei pazienti del gruppo placebo. Eventi avversi cutanei di grado III sono stati riscontrati nell'1,8% dei pazienti dei gruppo pirfenidone, contro lo 0,4% dei pazienti del gruppo placebo. Nessun paziente ha riscontrato eventi avversi di grado IV.

La fibrosi polmonare idiopatica (Ipf) è una malattia cronica, progressiva e irreversibile caratterizzata da una progressiva perdita della funzione polmonare a causa di fibrosi (cicatrizzazione) nei polmoni, i quali sono ostacolati nella loro capacità di assorbire ossigeno. Il tempo di sopravvivenza mediano dalla diagnosi è di 2-5 anni, con un tasso di sopravvivenza a cinque anni di circa il 20-40%, che rende l'Ipf più letale di molti tumori, compresi i tumori della mammella, dell'ovaio e del colon retto.

Cristina Chinello

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