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Prof. Lorenzo A Calò 404x347Lo studio aprirebbe a nuovi scenari anche per il diabete Ricercatori padovani dimostrano per la prima volta che una proteina è causa dell'ipertensione. La scoperta apre a nuovi scenari, non solo per questa patologia.

 

L'ipertensione arteriosa è il più frequente disordine cardiovascolare in Italia ed è anche un potentissimo fattore di rischio per malattie cerebrovascolari, cardiopatia ischemica, infarto del miocardio, scompenso cardiaco, insufficienza renale e vasculopatie periferiche. La fisiopatologia ed i meccanismi biochimici e molecolari coinvolti nel determinismo di questa diffusa e complessa patologia solo in parte sono conosciuti. Recenti studi hanno identificato la proteina p63RhoGEF come uno specifico mediatore per l'attivazione, indotta dall'Angiotensina II, che porta direttamente all'ipertensione arteriosa ed alle sue sequele come il danno cardiovascolare e renale, ma mancavano conferme nell'uomo.

 

Queste sono state dimostrate per la prima volta nei pazienti con ipertensione arteriosa da uno studio recentissimo del dottor Lorenzo Calò (nella foto) e del suo gruppo di ricerca afferente alla clinica medica 4 dell'azienda ospedaliera/università di Padova. Lo studio è stato pubblicato sul numero di Febbraio 2014 della prestigiosa rivista scientifica internazionale Journal of Hypertension.

 

L'importanza di questi risultati sta nell'identificazione di un nuovo potenziale target per la terapia non solo dell'ipertensione arteriosa e delle sue complicanze cardiovascolari e renali ma anche per malattie come il diabete, in cui l'Angiotensina II svolge un ruolo di primo piano.

 

I dati relativi all'Italia indicano che oltre 20 milioni di persone soffrono di ipertensione arteriosa, che causa ogni anno circa 200.000 casi di ictus, 100.000 casi di infarto miocardico, 200.000 casi di scompenso cardiaco, 2000 casi di insufficienza renale terminale che richiede la dialisi.

Cristina Chinello

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