Scienza e tecnologia
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Uno studio è riuscito a rilevare il dialogo tra le aree cerebrali nei pazienti in stato vegetativoGrazie ad una combinazione tra stimolazione magnetica trans-cranica ed elettroencefalogramma (“Tms-Eeg”) è stato per la prima volta possibile “ascoltare” il dialogo tra le aree del cervello in pazienti con gravi lesioni cerebrali, in stato vegetativo.

La tecnica è stata studiata dall’Università degli studi di Milano e dal Coma Science Group di Liegi, Belgio. Finora in un paziente in stato vegetativo non si era mai riusciti a rilevare l’eventuale comunicazione tra le cellule del cervello, poiché fino ad oggi la valutazione del livello di coscienza di una persona si poteva basare unicamente sulla capacità di quella persona di comunicare in qualunque modo con l’esterno.  L’esperienza cosciente può essere interamente generata all’interno del cervello (come accade regolarmente – ad esempio - quando sogniamo) e basterebbe un movimento degli occhi per rispondere a una domanda o mostrare un’emozione. Spesso, al contrario, l’immobilità è assoluta e solo il battito del cuore e i macchinari registrano una vita altrimenti incomunicabile. E’ il caso di quei pazienti che, dopo essere sopravvissuti a una grave lesione cerebrale, possono recuperare coscienza senza riprendere la capacità di comprendere, muoversi e comunicare. Ecco allora l’importanza di questo nuovo metodo sperimentato: i due team sono riusciti a misurare la comunicazione tra le aree cerebrali e a dimostrare come si possa distinguere a livello individuale i pazienti in stato vegetativo e i pazienti che recuperano un livello minimo di coscienza. Nei pazienti in stato vegetativo, che dal punto di vista comportamentale appaiono svegli, con gli occhi aperti, ma incapaci di rispondere agli stimoli esterni, la “Tms-Eeg” mostra l’assenza di comunicazione tra le aree corticali, come precedentemente osservato nel sonno o nell’anestesia. Al contrario, nei pazienti che mostrano minimi segni di coscienza, la “Tms-Eeg” ha rilevato che la comunicazione tra le aree corticali è conservata ed efficace, indipendentemente dalla capacità del paziente di comunicare con l’ambiente esterno. Permette, insomma, di distinguere gli stati in cui la coscienza è presente (veglia attenta, sogno) e gli stati in cui la coscienza è ridotta o assente (sonno, anestesia). E’ importante sottolineare che tale misura può essere ottenuta al letto del paziente e non richiede né l’integrità delle vie di senso e motorie né la capacità del soggetto di comprendere o eseguire dei comandi. I risultati del lavoro potrebbero avere notevoli ricadute in campo clinico, dato che la distinzione tra i due tipi di pazienti (in stato vegetativo e con livello minimo di coscienza) può essere tanto difficile da veicolare un margine di errore diagnostico fino al 40 per cento dei casi. Inoltre la sua sperimentazione in 17 pazienti gravemente cerebrolesi ha potuto mostrare l’evoluzione dal coma verso altri stati clinici.
Margherita De Nadai

 

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