Sanità
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Previsto un aumento nei prossimi anni e una maggiore incidenza tra i giovani

I numeri del diabete assomigliano ormai quelli di un'epidemia: i casi, nel mondo, sono 350 milioni e le previsioni per il futuro non sembrano essere ottimistiche. Si prevede, infatti, per il 2030 un raddoppiamento fino a raggiungere i 700 milioni di malati.

Nemmeno l'Italia si salva con i suoi 5 milioni di casi conclamati e gli oltre 3 milioni che ignorano di esserlo. La sintomatologia spesso si manifesta tardivamente, praticamente quando per il paziente sono sopraggiunte temute e gravi complicanze. Invece il diabete, sia quello di tipo 1 (che si verifica quando il pancreas non è in grado di produrre insulina e colpisce soprattutto i giovani), che quello di tipo 2 (più diffuso, conseguenza di un'insufficiente produzione di insulina) andrebbe diagnosticato precocemente per ridurre mortalità e danni ad altri organi. A preoccupare è anche l'aumento dell'incidenza della malattia negli adolescenti, specialmente quello di tipo 2, che un tempo colpiva solo le fasce di età elevate: il fenomeno è più manifesto negli Usa, ma anche in Italia si sta verificando una situazione analoga. La colpa è dell'alimentazione troppo ricca di grassi, del consumo eccessivo di bevande gassate e zuccherate e dei frequenti “snack” consumati fuori pasto. Nella guerra contro il diabete, al primo posto c'è la prevenzione basata soprattutto sulla dieta. L'attenzione degli specialisti è puntata anche sui progressi della ricerca: quasi concluso il progetto di un pancreas artificiale capace di produrre insulina a seconda delle esigenze del paziente. Ma la battaglia principale è quella contro l'obesità, specialmente nei bambini. In questo caso, si consiglia un monitoraggio del rapporto altezza/peso e un'assidua attività fisica distribuita durante la giornata.
Per gli adulti, invece, uno studio britannico elaborato all'università di Bristol ha dimostrato l'efficacia di un severo rimprovero per tenere sotto controllo la malattia. La ricerca è stata condotta su 593 pazienti tra 30 e 80 anni suddivisi in due gruppi: entrambi a dieta, il miglior risultato è stato ottenuto dal gruppo che aveva ricevuto sei ore e mezza di raccomandazioni rispetto al gruppo indirizzato per cinque volte a settimana a 30 minuti di cammino.

Margherita De Nadai

 

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