Sanità
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Con l’emergenza Covid quest’anno attivo l’importante supporto economico di 3,5 milioni di euro per imprese e lavoratori del settore artigiano

In Veneto c’è un bisogno crescente di assistenza sanitaria. Per capire il perché è sufficiente considerare che il 20% dei Veneti ha più di 65 anni (il 10% è ultra 75enne), presenta malattie croniche (il 26 % della popolazione del Veneto ha almeno una esenzione per una patologia) oppure presenta disabilità o non autosufficienza (è il caso del 25% degli anziani tra 75 e 84 anni e il 57% di ultra 85enni).

Purtroppo, come è risaputo, in periodo di emergenza Covid il sistema sanitario pubblico ha diminuito anche drasticamente gli interventi di medicina ospedaliera ordinaria non legati alla pandemia. Ma per limitare l’impatto sulla popolazione lavorativa e in parte sostenere le difficoltà del sistema pubblico si è attivata la sanità integrativa.

Questa è la fotografia dei bisogni socio-sanitari in Veneto e delle possibili risposte, emersa al convegno di presentazione del 1° bilancio sociale del fondo Sani.In.Veneto, un’esperienza di welfare sanitario bilaterale avviata nel 2013 da Confartigianato Imprese, Cna, Casartigiani, CGIL, CISL e UIL del Veneto.
“Sani.In.Veneto” – ha spiegato il direttore Jimmy Trabucco – ogni giorno rimborsa prestazioni mediche, informa sulle tutele disponibili per le 33mila imprese e quasi 140.000 lavoratori iscritti, cresce ampliando la rete che ora conta 200 sportelli in Veneto, supporta i bisogni del territorio veneto con interventi straordinari in caso di necessità.

Nel 2019 Sani.In.Veneto ha rimborsato 180.000 prestazioni per oltre 140.000 iscritti: 18.000 donne e 11.000 uomini hanno fatto screening o hanno attuato forme di prevenzione, sono stati rimborsati oltre 10.500 interventi chirurgici, mentre 8000 persone hanno avuto accesso a 27.000 prestazioni odontoiatriche e 12.000 a interventi di fisioterapia e riabilitazione, protesi e lenti per quasi 30.000 prestazioni.

“Ma – ammonisce il Presidente di Sani.In.Veneto Antonio Morello – con la costante diminuzione delle imprese attive dal 2009 pari a 185.000 aziende artigiane che hanno chiuso, siamo di fronte a un restringimento della base produttiva delle aziende e del lavoro, che sono pilastri del welfare, che vanno tutelati”.
Il convegno, dove hanno portato il proprio contributo il vicepresidente del fondo Alfio Calvagna, il direttore del centro di ricerche Local Area Network Luca Romano, la prof. Marianna Cavazza dell’Osservatorio dei Consumi Privati in Sanità dell’Università Bocconi di Milano, Stefano Castrignanò di Italian Welfare e Mirco Casteller di Veneto Welfare della Regione Veneto, ha consentito di evidenziare la grande crescita della sanità integrativa negli ultimi anni e la sfida di aprire un processo di coordinamento e integrazione con il Servizio sanitario nazionale e regionale, pensando a un nuovo modello di welfare più articolato e diffuso.

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