Sanità
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“Il messaggio deve essere forte e chiaro: state a casa, rispettate la normativa. E se dovete venire in Ospedale, venite con la mascherina, i guanti ed un valido motivo. Non si va in Ospedale se non c’è una vera necessità. All’ingresso di ogni struttura ospedaliera della Ulss 3, infatti, c’è un controllo attivato da qualche giorno, dove viene misurata la febbre a chi vi accede e si chiede il motivo. Se la motivazione valida non c’è, non si entra”. Questo il messaggio agli utenti degli ospedali dell'Ulss 3 serenissima lanciato dal Direttore Generale Giuseppe Dal Ben che fa anche il punto sull’andamento dell’epidemia nel territorio veneziano e sulle Case di Risposo.

“Qualche segnale buono lo abbiamo e voglio condividerlo – ha detto il DG -. Da quando è iniziata questa emergenza ieri è la prima volta che ci siamo svegliati nel veneziano con nessun positivo. Ora cominciamo a registrarne qualcuno, ma va comunque detto che il dato zero registrato è stato un bel dato. Altro tema che ci conforta e che condivido è che su 101 letti di terapia intensiva che abbiamo allestito per questa emergenza e che non si toccheranno fintantoché, a livello regionale, verrà cessato lo stato di allerta, ne abbiamo liberi 57: è un dato importante che ci fa ben sperare. Certo, una rondine non fa primavera ed è per questo che non dobbiamo abbassare la guardia”.

I numeri in provincia e nell’Ulss 3 Serenissima
Nel Veneto si registrano, dal 21 febbraio scorso, 14.624 casi positivi, 1.621 ricoverati (di cui 219 in terapia intensiva), 16.958 in isolamento, 940 decessi e 1.824 dimessi. Nella provincia veneziana si contano 1.221 casi positivi, 249 ricoverati (di cui 192 nella Ulss 3), 3.349 in isolamento. La linea dei casi attualmente positivi sta scendendo (da 1288 a inizio aprile, si è passati a 1226), mentre quella dei negativizzati sta salendo (da 162 a 650).
Per quanto riguarda, nel dettaglio, i ricoverati della Ulss 3, la maggior parte sono all’Ospedale di Mestre (38) e in quello di Dolo (87). A Villa Salus ce ne sono 41: questa struttura è stata individuata per ricoverare quei pazienti che hanno superato la fase acuta del Covid 19 e si preparano, dopo un periodo di “convalescenza”, a rientrare nel proprio domicilio. “Va evidenziato – ha detto il DG - come lo ha ribadito più volte anche il nostro Presidente Luca Zaia, che gli ospedali individuati come centri Covid, rimarranno tali finché perdurerà questa emergenza. Ma una volta terminata, questi stessi ospedali, penso ad esempio a Dolo, torneranno come prima. In queste ore, inoltre, proprio per Dolo, stiamo cercando di far ripartire il cantiere per la realizzazione del nuovo Pronto Soccorso che siamo stati costretti a fermare momentaneamente per il Coronavirus”.

Case di Riposo
“Non è la prima volta che facciamo il punto sulle Case di Risposo – ha aggiunto il Direttore Generale Dal Ben - e questo sta a significare l’attenzione che ci abbiamo messo fin quasi da subito. L’attenzione è massima perché sappiamo che questo virus predilige le persone fragili, pluripatologiche e anziane. Abbiamo sottoposto a verifica tutti gli ospiti e tutto il personale delle 31 Case di Risposo afferenti al territorio Ulss 3”.
A fianco del PIANO TAMPONI, sempre nelle Case di Riposo, sono stati eseguiti anche i TEST RAPIDI: mentre il tampone è una fotografia che mostra in quel momento preciso se si ha contratto il virus, fa cioè diagnosi, il test rapido mostra la storia, ovvero indica se nei sette giorni precedenti si ha incontrato il virus, che ha stimolato la presenza degli anticorpi. Quando il test risulta positivo la persona viene messa in isolamento. Ad oggi sono stati individuati con lo screening 315 ospiti positivi, 34 ricoverati, 29 deceduti. Gli operatori positivi sono 137.

Pronto il Piano di Sanità Pubblica per le Case di Riposo
La Regione Veneto ha attenzionato queste strutture ed ha chiesto alle Ulss di organizzare un “Piano Strutture residenziali per Anziani”, che viene gestito dal Direttore dei Servizi Socio-Sanitari di ciascuna Azienda sanitaria. Questo Piano si avvale di un team di professionisti, formato da personale del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica, delle Cure Primarie, dei Servizi Sociali, che devono valutare il rischio nelle varie strutture (dati di prevalenza dei positivi, dati sulla disponibilità dei dispositivi di protezione individuale, dati sulle competenze del personale, valutazione sul rispetto delle indicazioni ricevute). Da questa organizzazione è nato il Piano di Sanità Pubblica specifico per struttura, continuamente aggiornato e che, in pratica, evidenzia come e cosa fare in caso di positività (dell’ospite o del personale), come gestire i DPI e il personale.

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