Sanità
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La notte tra il 7 e l’8 marzo sarà ricordata come una delle più drammatiche della storia italiana. Un decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri - irresponsabilmente fatto circolare in bozza nella serata di ieri, emanato in piena notte, preceduto alle 2.30 da una conferenza stampa di Giuseppe Conte - mette in quarantena tutta la Lombardia e 14 province, tra le quali Venezia, Padova e Treviso.

i provvedimenti vietano l'ingresso e l'uscita dalla Lombardia e dalle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Novara, Asti e Alessandria, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli. Con l'eccezione di chi si trova fuori e vuole far ritorno nella propria città di residenza. A far rispettare le restrizioni saranno le forze di sicurezza che, ha detto Conte, "saranno autorizzate a chieder conto ai cittadini dei loro spostamenti". 

Cinema e teatri chiusi. Sospese le manifestazioni e gli spettacoli. Previsto dal nuovo decreto anche lo stop ai pub, sale gioco e discoteche per limitare il contagio e impedire alle persone di trovarsi a una distanza troppo ravvicinata. Bar e ristoranti potranno funzionare solo dalle 6 alle 18 e comunque garantendo la distanza di un metro tra gli avventori. Chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi.

A questo link il decreto ufficiale.

All’alba di domenica 8 marzo, la prima reazione della Regione Veneto. Con una nota firmata dal presidente Luca Zaia e indirizzata a Conte e al ministro della Salute Roberto Speranza, si chiede lo stralcio dall’art. 1 del decreto delle Province venete.

“Per la provincia di Padova, che ha un totale di 132 casi di positività al virus, rientrano tra questi i soggetti positivi del cluster di Vò che sono attualmente 84. Le misure di mitigazione di Sanità pubblica applicate hanno bloccato il diffondersi dell’infezione, passando da circa il 3% di positività allo 0,05%”.

Per la provincia di Treviso, “il cluster è quasi esclusivamente ospedaliero, difatti 49 soggetti positivi sono operatori sanitari. È evidente che si tratta di cluster nosocomiale, che non interessa la popolazione generale della provincia di Treviso”.

Stessa spiegazione per Venezia, dove i “casi di positività riscontrati interessano quasi per la metà operatori sanitari”.

Situazione che, unita allo sforzo per l’ospedalizzazione dei pazienti, “contrasta - scrive ancora Zaia - con una misura di isolamento estremo dei territori individuati. Non si comprende il razionale di una misura che appare scientificamente sproporzionata all’attuale andamento epidemiologico e si esprime parere favorevole allo stralcio delle tre province di Padova, Venezia, Treviso”.

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