Sanità
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Un terzo degli ambulatori di continuità assistenziale non rispetta la normativa sulla sicurezza, 1388 aggressioni l’anno, quasi 4 al giorno ai danni di operatori sanitari. Sono solo alcuni dei dati emersi sabato 1 febbraio, al convegno nazionale “La violenza contro gli operatori sanitari”, tenutosi a Venezia.

A riferire l’esito del monitoraggio sugli ambulatori, svolto dall’Osservatorio istituito presso il Ministero della Salute, il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli. Un momento voluto da Fnomceo per discutere di quella che sta diventando una vera e propria emergenza di sanità pubblica – è notizia di questi giorni l’irruzione dei familiari di un paziente in una sala operatoria a Brindisi-. Tre, secondo il Presidente Fnomceo, sono le direttrici da seguire: quella legislativa, quella organizzativo-strutturale, quella culturale di  formazione degli operatori e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. E, dopo aver fotografato il fenomeno presentando i dati del questionario condotto da Fnomceo, che raccontano come, nell’ultimo anno, il 50% dei 5024 medici intervistati abbia subito aggressioni verbali e il 4% violenza fisica, Anelli è tornato a chiedere un Decreto Legge.

“I fatti di cronaca dimostrano che non possiamo più aspettare – ha affermato -. La situazione drammatica in cui versano i nostri medici e operatori sanitari richiede l’emanazione di un provvedimento d’urgenza da parte del Governo. Occorre un Decreto Legge che renda subito efficaci i provvedimenti contenuti nel DDL approvato dal Senato e attualmente all’esame della Camera: l’aumento delle pene e la procedibilità d’ufficio. Ma questo non basta. È giusto dissuadere gli aggressori e tutelare anche quei colleghi che non vogliono o non se la sentono di denunciare. L’azione più importante è, però, quella di mettere in sicurezza i medici e gli operatori, facendo applicare la normativa e aggiornandola secondo le nuove esigenze e la valutazione dei rischi e prevedendo presidi di polizia nei pronto soccorso e nelle sedi pericolose. Occorre – ha concluso Anelli- infine una svolta a livello culturale. È con questo obiettivo che abbiamo messo a disposizione dei nostri iscritti corsi di formazione ad hoc per informare e prevenire le aggressioni. È sempre con lo stesso fine che ci siamo fatti promotori prima delle campagne di comunicazione, ora del docufilm “Notturno”, che racconta, attraverso la storia di un turno di notte, intercalata da testimonianze reali, le paure e la solitudine dei medici e degli altri operatori della sanità”.

Altro numero reso pubblico è quello sulle aggressioni: 1388 l’anno, quasi 4 al giorno. E questo, solo considerando quelle denunciate all’Inail e compiute nei confronti del personale dipendente del Servizio Sanitario nazionale. Senza contare, quindi, quelle contro le Guardie mediche, i Medici di medicina generale, i Pediatri di libera scelta, che esercitano in regime di convenzione con il Servizio sanitario e non sono assicurati Inail. È il risultato di un’elaborazione dei dati disaggregati forniti dall’Ente previdenziale, riferiti al 2019, fatta da Domenico Della Porta, referente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo) per l’Inail, presentata a Venezia.

“Il dato, pur parziale e ancora non ufficiale, appare in crescita rispetto agli anni scorsi – commenta il  Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli -. Questo numero, inoltre, si riferisce solo alle aggressioni contro il personale dipendente, avvenute dunque per la maggior parte negli ospedali. Viene tagliato fuori, quindi, tutto un mondo di colleghi, tra cui quelli della continuità assistenziale, che sono facilmente esposti al rischio di subire violenza. Inoltre, in molti non denunciano l’infortunio all’Inail, per una sorta di reticenza a portare alla luce inadeguatezze strutturali, o perché sotto choc, o, ancora, per non interrompere il turno di lavoro. Gli episodi reali sono quindi molti di più”.

Sono invece 1850, secondo l’elaborazione di Della Porta, le aggressioni denunciate all’Inail e avvenute nel 2019 contro operatori sanitari e sociali. Il 71% delle vittime è donna. 7400, infine, il numero complessivo degli infortuni codificati come aggressioni, prendendo in considerazione tutte le categorie professionali e tutte le modalità.  Il 57% sono avvenite per mano di aggressori esterni all’ambiente di lavoro, il 13% ad opera di colleghi o datori di lavoro, e il 30% da parte di animali. È questo il dato di partenza dal quale sono state ricavate le stime per la Sanità.

“In questa battaglia saremo sempre al vostro fianco – ha concluso il Segretario nazionale di Cittadinanzattiva, Antonio Gaudioso, che ha ricordato le criticità del Servizio sanitario nazionale, dalle liste d’attesa alla mancata applicazione, a dieci anni dalla sua emanazione, della normativa sulle cure palliative -. Saremo sempre insieme a voi per combattere la violenza, rafforzare l’alleanza terapeutica e sostenere il Servizio sanitario nazionale”.



 

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