Sanità
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Per fronteggiare la carenza di personale, il Patto per la Salute 2019-2021 ha previsto la possibilità per i medici ospedalieri di rimanere in corsia sino a 70 anni. Perplessità viene espressa dalla Fondazione Gimbe che, citando consistenti evidenze scientifiche, evidenzia che tale misura rischia di ridurre la sicurezza dei pazienti e la qualità dell’assistenza. Oltre ad aumentare il contenzioso medico-legale. E, visto che questa misura d’emergenza dovrebbe essere contenuta in un emendamento ad hoc al Milleproroghe, Gimbe lancia un appello ala ministro Speranza sulla necessità d’inserire una valutazione stansardizzata per valutare le performance fisiche e cognitive dei medici che offriranno la loro disponibilità a rimanere in corsia sino ai 70 anni.

Il Patto per la Salute 2019-2021, approvato lo scorso dicembre da Governo e Regioni, contiene una sezione (Scheda 3. Risorse umane) dedicata a varie misure volte a fronteggiare la carenza di medici e altri professionisti sanitari. Tra gli interventi in grado di garantire un tamponamento immediato dell’emergenza la facoltà, sino al 31 dicembre 2022, per i “medici specialisti, su base volontaria e per esigenze dell’azienda o dell’ente di appartenenza, di permanere in servizio anche oltre il limite di 40 anni di servizio effettivo […] e comunque non oltre il 70° anno di età.”. Secondo le stime del Ministero della Salute sarebbero almeno 10.000 i medici potenzialmente interessati a questa misura, fortemente criticata da ANAAO, il sindacato più rappresentativo dei medici ospedalieri, anche perché l’attuale età media dei medici in servizio è già tra le più elevate d’Europa.

Al fine di trasformare gli intenti contenuti nel Patto in provvedimenti normativi e accelerarne l’entrata in vigore, le Regioni hanno già chiesto al Ministro Speranza specifici emendamenti al decreto Milleproroghe che possono essere presentati entro il 20 gennaio, anche al fine di allineare l’età di uscita dei dirigenti medici a quella dei medici universitari, dei medici di medicina generale e dei pediatri di famiglia, i quali possono già rimanere in servizio sino a 70 anni.

«Se è certo che tale misura non avrà alcun impatto sulla finanza pubblica – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – spiace constatare che, a dispetto della legge 24/2017 sulla sicurezza delle cure, il dibattito non ha tenuto conto né dei potenziali rischi per i pazienti, né il fatto che i dati di letteratura sulla relazione tra età dei medici e performance professionali sono contrastanti, quando non decisamente allarmanti».

Ad esempio, una revisione sistematica sulla relazione tra qualità dell’assistenza ed anni di carriera condotta su 62 studi e oltre 33.000 medici ha dimostrato che in 15 (25%) degli studi inclusi i medici più anziani hanno performance analoghe o migliori dei più giovani, ma in 32 studi (52%) i medici a fine carriera hanno minori conoscenze cliniche, aderiscono meno alle raccomandazioni delle linee guida ed hanno performance peggiori sull’appropriatezza dei processi preventivi, diagnostici e terapeutici.

«Più in generale – spiega Cartabellotta – anche se i medici sono più resilienti al decadimento fisico e cognitivo legato all’età, robuste evidenze scientifiche dimostrano che con l’aumentare degli anni apportano al contempo benefici e rischi sia ai pazienti, sia all’organizzazione sanitaria».

«Di conseguenza – continua il Presidente – se da un lato va dato atto a Governo e Regioni di aver finalmente messo nero su bianco diverse misure integrate per affrontare la gravissima carenza di personale sanitario, dall’altro questa contromisura d’emergenza richiederebbe una valutazione psico-fisica standardizzata dei medici che intendono avvalersene, al fine di minimizzare i rischi per i pazienti, aumentare la sicurezza delle cure e ridurre il potenziale contenzioso medico-legale».

«Considerato che la sicurezza dei pazienti e la qualità delle cure vengono prima di tutto – conclude Cartabellotta – la Fondazione GIMBE chiede al Ministro Speranza di inserire nell’emendamento al Milleproroghe l’obbligo di una procedura nazionale standardizzata per valutare le performance fisiche e cognitive dei medici che offriranno la loro disponibilità a rimanere in corsia sino a 70 anni, oltre ad un potenziamento del monitoraggio degli eventi sentinella nelle strutture in cui lavoreranno questi professionisti. Esattamente come accade per i piloti che, per garantire la sicurezza dei voli, devono sottoporsi a visita medica almeno una volta l'anno, dopo i 60 anni devono farlo ogni sei mesi e a 65 anni devono improrogabilmente appendere la cloche al chiodo».

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