Sanità
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L’ipotesi di rinnovo non è stata firmata dalla federazione Cimo-Anpo-Fesmed in quanto nutre alcune riserve su alcuni punti.

E’ stato firmato il 24 luglio, dopo dieci anni di attesa, il rinnovo del contratto dei medici e dirigenti del servizio sanitario nazionale, un fatto che riguarderà circa 130mila professionisti della sanità.
L'ipotesi di rinnovo è stata firmata da tutti i sindacati medici, tranne la federazione Cimo-Anpo-Fesmed, perché non concorde su alcuni punti.
Anche il dott. Giovanni Leoni, Segretario CIMO Regione Veneto esprime la sua contrarietà su alcuni punti della proposta.

“CIMO (Sindacato dei Medici) non è disponibile alla sottoscrizione di un testo che non è completo, non è stato approfonditamente ed integralmente negoziato, costituisce un obiettivo arretramento della regolamentazione di istituti normativi qualificanti del rapporto di lavoro della dirigenza medico-veterinaria, ed in alcuni punti si pone in contrasto con la normativa europea sul riposo biologico, mortifica e svilisce il suo ruolo nel mantenimento di una sanità pubblica capace ed efficiente, non riconosce un corrispettivo economico atto, quantomeno, al recupero della perdita del potere di acquisto della moneta nel decennio trascorso (in alcuni casi ventennio), al lordo dei blocchi stipendiali e dei tagli al salario accessorio introdotti per legge.”

“Non ci siamo sentiti di firmare questo contratto – prosegue Leoni - perché dopo 10 anni di attesa, sarebbe doveroso chiarire bene alcuni nodi, di tipo legislativo. Innanzi tutto, l’incremento retributivo ai medici è irrisorio. Si tratta in realtà di 130 euro lordi al mese, che si traducono in 70 euro netti in media al mese inferiori semplice perdita del potere di acquisto del periodo di riferimento.

A fronte di ciò, sono ancora troppi i lati oscuri.
Il provvedimento ridimensiona pesantemente il ruolo delle rappresentanze sindacali in sede locale (anche a prescindere dalla importanza numerica della loro rappresentatività) nei fatti ridotte a semplici uditori delle iniziative del datore di lavoro, senza la possibilità di poter interloquire in proposito e incentivando il rinvio a “discipline legislative regionali”, anticamera dell’autonomia differenziata anche in materia contrattuale.
Non solo, specula sul lavoro dei dirigenti medici, pur di non ricorrere all’assunzione di ulteriore personale.
Il provvedimento vincola infatti la presenza in servizio nell’ambito di un orario di lavoro di fatto senza regole, la cui quantificazione media di 48 ore settimanali è incrementata fino ad un periodo di riferimento semestrale e consente che la pronta disponibilità possa essere utilizzata anche oltre gli attuali servizi notturno e festivo mantenendo un livello di sotto retribuzione della pronta disponibilità.

Il contratto poi, elimina il riposo di 11 ore consecutive ottenuto con le Direttive Europee in materia qualora il dirigente medico sia chiamato in servizio di pronta disponibilità poiché la chiamata sospende (non interrompe) il riposo. Un contorsionismo burocratico che confligge con la semplice comune logica. Provate anche voi a riposare 8 ore in modo frazionato, 2 dormi e 2 lavori: come sei ridotto al mattino successivo ? Tutto questo per risparmiare. L’indennità di reperibilità resta invariata, anche in questo contratto, a 20 euro lordi a turno di 12 ore da oltre 20 anni: per 1 euro pulito all’ora comprano la tua vita.

In questo caso – sottolinea Leoni – viene fortemente penalizzata la vita privata e personale del medico, che è costretto a dei ritmi di lavoro disumani. Un medico non è un robot: questa decisione contravviene alla normativa europea che impone 11 ore di riposo dopo aver operato di notte. Non si può dormire solo 6 ore, dopo aver fronteggiato una notte di interventi, così come è rischioso operare d’urgenza di notte, con il peso di una giornata lavorativa alle spalle. Manca completamente il rispetto di chi lavora in urgenza. Essere reperibili significa che ti chiameranno spesso, quindi non puoi bere alcol, non puoi andare in palestra, devi sempre consultare continuamente il telefono, di notte dormi con 2 cellulari accesi e disturbi il riposo della famiglia, e quasi sicuramente bisogna correre in ospedale, spesso in piena notte, a fronteggiare interventi pesanti.
Anche le vacanze, con questo provvedimento, diventano un problema, in quanto trasforma da diritto a concessione la fruizione di 15 giorni continuativi di ferie durante il periodo estivo. Insomma, le ferie diventano concesse in proporzione ai carichi di lavoro che ci sono anche a causa della carenza di personale.

Il provvedimento, inoltre, prolunga da 12 a 18 mesi il periodo di durata della sostituzione su posto vacante nell’attesa dell’espletamento delle procedure atte alla sua copertura ed esclude che l’aspettativa per l’assunzione di altro incarico, durante il relativo periodo di prova, sia un diritto ma la rende una concessione dell’amministrazione.
Insomma, firmare questo contratto, significa firmare dei passaggi che cambiano in maniera importante la vita del medici, specie quella degli “urgentisti”, che erano già penalizzati in precedenza, quindi noi rappresentanti di una quota parte significativa dei dipendenti, abbiamo deciso di non sottoscrivere il pre-accordo e valuteremo con i nostri legali se siamo obbligati a firmare in futuro per essere presenti comunque a rappresentare i nostri iscritti a livello regionale ed aziendale.
E’ chiaro quindi che il medico che può, secondo la specialità esercitata, sceglie la sanità privata o va a lavorare all’estero, come per esempio il radiologo o l’anestesista, ed il comune cittadino che dipende dal servizio pubblico resta penalizzato.”

 

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