Sanità
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“Ben venga ogni forma alternativa di risoluzione delle controversie in ambito sanitario. Ma laddove c’è un diritto violato e un danno subito, è importante che la giustizia faccia il proprio corso”

“Ben venga ogni forma alternativa di risoluzione delle controversie in ambito sanitario. Ma laddove c’è un diritto violato e un danno subito, è importante che la giustizia faccia il proprio corso; noi continueremo in ogni caso ad essere un punto di riferimento per i cittadini che sospettano di essere stati vittima di un presunto errore medico.
La sicurezza delle cure è infatti parte costitutiva del diritto alla salute ed è perseguita nell'interesse dell'individuo e della collettività, come espressamente riferisce l’art.1 della legge 24/2017 (cd Legge Gelli)”, ha dichiarato Francesca Moccia, vice segretaria generale di Cittadinanzattiva, intervenuta ieri alla presentazione della proposta di istituzione dell’Arbitrato della salute, promossa da Consulcesi, network legale in ambito sanitario: si tratterebbe di un luogo di recepimento di tutte le istanze che riguardano l’intera attività sanitaria, pubblica e privata, fornita alla cittadinanza, comprese le modalità relative al suo concreto svolgimento e le possibili controversie che possano insorgere fra il personale sanitario, le strutture ed i pazienti, relativamente a casi con responsabilità medico-sanitaria, senza alcun limite nell’entità del risarcimento.

“Prima di arrivare ai contenziosi – continua - bisogna lavorare per ridurre la conflittualità: è l’obiettivo che ci siamo dati con la campagna “Cura di coppia” per rafforzare diritti e doveri reciproci di medici e pazienti e rinsaldare il rapporto di fiducia. E soprattutto bisogna puntare sulla prevenzione, investendo per ridurre gli eventi avversi e applicando modelli di gestione del rischio già utilizzati con successo in alcune strutture sanitarie, nell’ottica di “imparare dall’errore”, strategia che abbiamo da sempre sostenuto.
Né va dimenticato che la gran parte delle segnalazioni di presunto errore medico o violazione della sicurezza delle cure finisce con l’avere un esito negativo dal punto di vista legale, non solo perché manca il cosiddetto nesso di causalità, ma spesso anche perché la documentazione sanitaria è carente. Al contrario, è interesse di tutti avere una documentazione chiara, leggibile e, quanto più possibile, informatizzata. La sicurezza in ambito sanitario – conclude - non può essere un esercizio formale, ma una pratica su cui le strutture e i professionisti sanitari lavorano ed investono quotidianamente".

 

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