Sanità
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Continua la “battaglia” sulla modifica dell'orario di servizio dei dirigenti veterinari. Il presidente nazionale della Federazione veterinari e medici, Aldo Grasselli, scrive al governatore Zaia: “misura inutile e dannosa, no a deroghe unilaterali al contratto”.

La decisione di introdurre nel Piano socio sanitario regionale una modifica unilaterale e illegittima al Contratto collettivo nazionale di lavoro dei dirigenti veterinari, estendendo l’orario di servizio istituzionale alle ore notturne e festive, è al centro di una lettera inviata questa mattina dal presidente nazionale Fvm Aldo Grasselli al governatore del Veneto Luca Zaia. E intanto la forzatura del Veneto diventa un caso nazionale. Contro l’iniziativa della Regione dalla scorsa settimana i veterinari pubblici del Veneto sono ufficialmente in stato di agitazione e hanno preannunciato lo sciopero. “Nessuna deroga unilaterale può essere accettata” scrive Grasselli. E chiede al presidente della Giunta regionale di prendere in considerazione la sua sollecitazione evitando una misura inutile e dannosa. E ricordando inoltre che il Ccnl offre già ora strumenti per regolare ogni attività notturna dei medici veterinari.

“Egregio presidente Zaia – esordisce Grasselli – le scrivo perché ritengo opportuno che la SV sia chiamata in causa rispetto alla pericolosità di alcune decisioni che la sua Regione sta per assumere Come lei saprà, il Piano Socio Sanitario licenziato dalla Commissione sanità sarà posto all’esame del Consiglio Regionale per l’approvazione definitiva nei prossimi giorni. In questa ipotesi di piano è contenuta una disposizione regionale che vorrebbe modificare principi e regole contrattuali nazionali che riguardano il lavoro dei medici veterinari dirigenti del Ssn”.

“E’ superfluo ricordare che tali regole sono frutto di un accordo tra le parti, quella datoriale che riguarda anche la sua Regione e quella dei lavoratori di cui questo Sindacato è maggiormente rappresentativo. Si tratta di un accordo sottoscritto con l’ARAN e tuttora vigente, che ha generato un contratto nazionale (CCNL) che si deve applicare ovunque, e ovunque si infranga ciò determina un danno di portata nazionale che ci costringe ad una vigilanza ed eventualmente ad una mobilitazione nazionale”.

E aggiunge: “La richiesta nata in seno alla Direzione sanità propugna una legge regionale che ambisce a cambiare un contratto nazionale generando una inutile conflittualità. Una legge - soprattutto - che non servirebbe al Veneto se il contratto nazionale della dirigenza medica e veterinaria fosse usato con pienezza e competenza applicando le clausole vigenti del CCNL 8/6/2000 art. 55 comma 2, e del CCNL 3/11/2005 art. 14 comma 6, consentendo di evitare le assunzioni di figure accessorie (i veterinari "sumaisti" e liberi professionisti che sono stati richiamati nei verbali della Commissione sanità) e offrendo piena soddisfazione ai medici veterinari veneti e all'utenza”.

Il presidente nazionale spiega: “Il contratto nazionale che la vostra proposta di legge vuole modificare offre già ora strumenti per regolare ogni attività notturna dei medici veterinari che l’amministrazione voglia fornire in favore delle imprese del territorio assecondando quindi le attività imprenditoriali private. Il servizio dei medici veterinari delle Ulss può anche espletarsi sette giorni su sette, nell'arco delle 24 ore, festivi e notturni compresi, ma solo nel rispetto del contratto nazionale”.

“Nessuna deroga unilaterale può essere accettata – conclude Grasselli -. La prego di prendere in considerazione questa mia sollecitazione e di evitare alla sua Regione di richiamare l’attenzione di tutta la medicina veterinaria italiana che - al fianco dei medici veterinari del Veneto - attende con fiducia di conoscere esiti positivi per questa vertenza inutile e dannosa, evitandoci quindi di adottare ogni misura necessaria”. 

 

 

 

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