Sanità
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E la protesta continuerà. L'avevano già annunciato nei giorni scorsi dopo che la Regione aveva deciso di “riscrivere” nelPiano Socio Sanitario regionale il contratto collettivo in materia di orario di servizio dei dirigenti veterinari delle Ulss. Così Fvm-Sivemp Veneto avevano anticipato ledecise iniziative di protesta, partite proprio nella giornatoa di oggi durante lo sciopero nazionale che ha coinvolto vari settori della sanità.

Massiccia l'adesione allo sciopero, in media intorno all’80% dei veterinari pubblici del Veneto, con dirigenza medica, veterinaria e sanitaria, hanno incrociato le braccia. Un risultato ottimo con punte oltre il 90% nelle Ulss 6 Euganea, 2 Marca Trevigiana e 5 Polesana. Molto buona la partecipazione allo sciopero anche nella Ulss 8 Berica (oltre l’80%) e nelle Ulss 7 Pedemontana e 3 Serenissima con adesioni intorno al 75%. A Verona oltre 40 veterinari pubblici si sono astenuti dal servizio. Molti dei colleghi che sono stati contingentati per garantire le emergenze hanno comunque manifestato la loro intenzione di aderire allo sciopero. Si tratta un dato di gran lunga superiore a quello degli ultimi scioperi.

“Si tratta di un risultato importante che manda un segnale chiaro a Governo e Regione – commenta il segretario regionale Fvm-Sivemp, Franco Cicco - . La protesta dei veterinari delle Ulss in Veneto però è solo all’inizio. Già nei prossimi giorni saranno definite le iniziative sindacali e legali, in ambito regionale, contro l’illegittima e arrogante decisione della maggioranza regionale di inserire nel nuovo Pssr una modifica unilaterale del contratto collettivo nazionale, prevedendo l’articolazione dell’orario di servizio dei dirigenti veterinari nelle 24 ore, per sette giorni alla settimana, festivi e notturni compresi. È assolutamente inaccettabile che la Regione Veneto abbia l’intenzione di legiferare infrangendo le norme contrattuali che dispongono invece che l’orario di servizio dei dirigenti veterinari pubblici sia effettuato nelle 12 ore diurne su sei giorni.” Nelle province di Treviso, Padova e Rovigo, inoltre, è stata bloccata completamente l’attività dei macelli. Ridotte un po’ in tutta la Regione le prestazioni veterinarie, certificazioni sanitarie e altri servizi.

 

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