Sanità
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“Psicologia in farmacia. Un nuovo modello di aiuto” è il titolo del convegno di ieri in Senato, organizzato dal Consiglio Nazionale Ordine Psicologi e patrocinato dalla Federazione Ordini Farmacisti Italiani.

Obiettivo dei lavori, quello di definire le procedure per le attività dello psicologo in un ambiente nuovo, ma ben sedimentato nella memoria storica del Paese. La facilità di accesso in farmacia da parte degli utenti permetterà, infatti, allo psicologo di svolgere la fondamentale funzione di indirizzo e aiuto per la successiva fruizione dei servizi di sanità pubblica, alleggerendone i costi, intercettando un bisogno mai espresso di aiuto psicologico e creare reti con i servizi territoriali a disposizione del cittadino.

“Trovare uno psicologo in farmacia - ha spiegato Vittorio Contarina, presidente Federfarma Roma e vice presidente nazionale, nel suo intervento al tavolo dei relatori - è un vantaggio enorme che facilita l’accesso al servizio di consulenza psicologica, come hanno dimostrato le esperienze condotte in alcune aree del nostro Paese, e in particolare qui a Roma”. Esperienze che si moltiplicano in molte zone della Penisola, e che fanno emergere ancora una volta uno dei punti di forza della farmacia, “presidio unico e indispensabile: ovunque c’è sempre una farmacia aperta con almeno un farmacista - ha continuato Contarina - È evidente che il nucleo centrale dell’attività della farmacia deve continuare a essere la dispensazione professionale del farmaco, alla quale devono essere abbinati servizi direttamente correlati che possano favorire il corretto uso dei farmaci, l’aderenza alle terapie, la prevenzione”.

Per Contarina, però, la farmacia non può snaturare la propria attività per diventare una struttura polifunzionale. “Questo significa - precisa - che i servizi aggiuntivi offerti sono un corollario, un di più che agevola i cittadini, perché permette loro un più facile accesso ad altre prestazioni sanitarie. La presenza dello psicologo in farmacia, rientra nell’ottica, che ci interessa in modo particolare, di garantire tramite la farmacia il massimo livello di tutela della salute delle persone, salute che è insieme fisica e mentale”, ha concluso il vice presidente nazionale.

Ad aprire i lavori del convegno, il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, Fulvio Giardina, e tra i relatori anche Mario Marazziti, Presidente della Commissione Politiche Sociali della Camera dei Deputati, il presidente dell'Ordine dei Farmacisti di Roma Emilio Croce, il presidente Assofarm e dell'Unione Europea delle Farmacie Sociali Venanzio Gizzi, in rappresentanza delle farmacie comunali tra le prime ad introdurre in Italia nei propri contesti la figura dello psicologo.

“Siamo molto soddisfatti della giornata di lavori di oggi - spiega Paola Esposito, psicologa, psicoterapeuta e consulente per la psicologia in farmacia (Cnop) - perché ci è stata assicurata un’apertura anche da parte del ministero della Salute che era presente al tavolo dei relatori. Si aprirà un tavolo tra l’Ordine dei farmacisti e degli psicologi per lavorare insieme su come disciplinare e dare regole a questa nuova professione dello psicologo in farmacia. Bisognerà, dunque, stilare una sorta di regole nel rispetto di tutte e due le figure professionali”. Ed è proprio ai punti fermi dai quali lo psicologo in farmacia non dovrà prescindere, che fa riferimento il presidente di Federfarma Verona e componente Consiglio direttivo Federfarma nazionale, Marco Bacchini. “Ruoli definiti, trasparenza, chiarezza e finalità condivise sono aspetti fondamentali della presenza della figura dello psicologo in farmacia”.

E’ proprio da questi punti fermi che prendeva il via, nel 2012, il progetto pilota veronese per valutare i diversi ambiti  pratici e organizzativi ma anche sociali ed economici della presenza della figura dello psicologo in farmacia. “Nell’esperienza veronese che vedeva coinvolto un pool di psicologi professionisti che avevano condiviso procedure e protocolli - continua Bacchini - i costi dei professionisti sono stati sostenuti dalle amministrazioni locali di diversi comuni del territorio, soprattutto dei piccoli, che riconoscevano in questo modo la possibilità di dare una risposta concreta ai disagi dei territori avvalendosi delle farmacie, riconosciute come luogo estremamente accessibile alla popolazione ed adeguatamente riservato per poter realizzare quel help desk necessario per un primo approccio psicologico nei confronti dei portatori di disagio, per poi poter essere indirizzati alle strutture maggiormente indicate per affrontare concretamente le problematiche”.

Per Bacchini, insomma, le farmacie non devono essere vetrine di altri professionisti ma un luogo di incontro fra chi evidenzia un disagio e il professionista che puo’ far emergere il problema e individuare il corretto percorso per la risoluzione. “Professionisti sicuramente da  retribuire  ma non credo a carico della farmacia,  piuttosto dai servizi sociali del territorio proprio perché la farmacia è riferimento integrato socio sanitario del territorio, evitando così anche pericolose distorsioni speculative di un servizio così utile e importante che  dovrebbe concretamente prendere piede nelle farmacie nel prossimo futuro”.

 

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