Sanità
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Prende forma in Veneto la sperimentazione dell’affido per gli anziani o adulti autosufficienti a rischio o in condizione di disagio sociale: il motto è “anziani a casa propria”, grazie all’assistenza di una persona di fiducia che se ne prende cura e alla garanzia di una rete di associazioni che collaborano come partner del progetto.

E’ quanto prevede la delibera della Giunta regionale del Veneto che, su proposta dell’assessore al Sociale, dà avvio sperimentale ad una legge regionale approvata due anni fa, intitolata “Disciplina dell’affido a favore di anziani o di altre persone a rischio o in condizione di disagio sociale” (LR 3/2015).

“Quella legge, meglio conosciuta con lo slogan “anziani a casa propria” - spiega l’assessore veneto – ha esteso la formula dell’affido alle persone adulte ed agli anziani che vogliono conservare la loro indipendenza e autonomia, nonostante gli acciacchi e le fragilità anche dovuti all’età.

Questo progetto aggiunge un altro tassello ad altre forme di assistenza permettendo di valorizzare le reti di volontariato, e la progettualità del terzo settore, ma prima di tutto di assicurare una buona qualità di vita e di assistenza alle persone che vivono sole. Nel territorio sono già nate spontaneamente esperienze di affido o di micro case-famiglia che offrono una risposta alternativa agli istituti, ai centri diurni o ai moduli temporanei di accoglienza. Sono esperienze interessanti e innovative, che vanno però monitorate con attenzione e regolamentate con lungimiranza”.

Il provvedimento approvato dalla Giunta (Dgr 1487 pubblicata sul Bur del 22 settembre 2017) assegna 600 mila euro per avviare la sperimentazione per un anno. I soggetti del terzo settore, attivi in Veneto da almeno due anni, potranno presentare alla Regione progetti di affido, secondo la triplice tipologia prevista dalla legge veneta: piccolo affido (un aiuto per le incombenze della vita quotidiana), affido di supporto (limitato alla cura della persona) e affido in convivenza (presso la casa dell’affidatario o nella dimora del beneficiario). I progetti di affido devono prevedere il parternariato di associazioni di volontariato, con finalità ludiche, sportive, culturali e sociali, che assicureranno lo sviluppo di attività di inclusione sociale.

I progetti di affido potranno essere rivolti solo a persone autosufficienti, anziani o adulti, in condizioni di isolamento perché prive di affetti e di sostegno, oppure a rischio di disagio sociale. Gli affidatari non dovranno avere vincoli di parentela con gli affidati e si dovranno impegnare a coinvolgere la persona presa in affido in attività culturali, ricreative e sociali.

Prima della stipula del ‘contratto di affido’ (è prevista la firma di un vero e proprio impegno scritto tra le parti) è prevista una fase di formazione iniziale per il soggetto affidatario. Inoltre l’associazione o l’ente del terzo settore che assume la responsabilità del progetto dovrà garantire un sistema di tutoraggio e vigilanza del servizio.

“Il ‘contratto’ di affido potrà prevedere anche un contributo economico, equivalente ad un rimborso spese, in funzione del tipo di affido – conclude l’assessore – Lo abbiamo previsto come corrispettivo di una relazione di reciprocità, che dà valore e riconoscimento alla disponibilità e alla progettualità delle associazioni di volontariato e, nel contempo, impegna la persona affidata ad apprezzare il servizio di aiuto e sostegno alla propria autonomia e indipendenza”.

 

 

 

 

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