Sanità
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Passato da poco più di un mese, quando il Consiglio dei Ministri il 7 giugno ha approvato il decreto n. 73 sull’obbligo dei vaccini in età scolare, in tempi strettissimi il decreto ora è già arrivato al Senato con alcune modifiche. E’ stato ridotto il numero dei vaccini obbligatori, da 12 a 10, e sono state abbassate le sanzioni per i genitori che decidono comunque di non vaccinare i propri bambini e mandarli a scuola. Con voto favorevole della commissione Sanità con le seguenti modifiche il testo del decreto legge sarà all’attenzione dell’aula del Senato oggi pomeriggio.

Le principali novità riguardano il numero dei vaccini obbligatori: in commissione al Senato, infatti, i vaccini obbligatori sono stati ridotti da 12 a 10, i due vaccini “messi da parte” sono l’anti meningococco B e C. La vaccinazione per queste due patologie sarà promossa e suggerita dalle Aziende sanitarie, ma non saranno più d’ostacolo all'iscrizione a scuola. Confermata invece la gratuità di tutti i vaccini consigliati e di quelli obbligatori, quali polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, emofilo di tipo B, morbillo, parotite, rosolia e varicella.

Riduzione anche delle sanzioni per i genitori che non vaccinano i figli iscritti alla scuola dell’obbligo. Inizialmente le sanzioni previste erano tra i 500 e 7.500 euro, ora il massimo sanzionabile è pari a 3.500 euro. Molto importate anche la cancellazione dal decreto della possibilità di segnalare al Tribunale dei minori i genitori non “in regola”, che avrebbe comportato la valutazione della perdita della patria potestà. Tra le novità, è passata questa notte anche l’istituzione dell’Anagrafe Vaccinale Nazionale, che registrerà la situazione vaccinale in tutta Italia, e un emendamento che prevede le vaccinazioni obbligatorie anche per operatori sanitari, sociosanitari e scolastici.

Passato anche, su richiesta di Forza Italia, un emendamento che da la possibilità di somministrazione dei vaccini pediatrici nelle farmacie. Su questo punto sono state avanzate varie perplessità e la FNOMCeO ha detto “no ai medici in farmacia” per le vaccinazioni.

La FNOMCeO sottolinea, con una nota, ha sottolineato come questo emendamento modificherebbe la normativa vigente (Art.102 del testo unico delle leggi sanitarie, R.D. 27/07/1934, n. 1265) che impedisce, per ovvi motivi di incompatibilità di ruoli, di funzioni e per presupposti di conflitto di interessi, lo svolgimento di attività mediche presso le farmacie. Divieto che è stato sempre ribadito dalla successiva normativa, passando dalle Leggi sulla “Farmacia dei Servizi” sino ad arrivare al “Ddl Lorenzin”, in questi giorni all’esame della Commissione Affari Sociali della Camera, che nega espressamente la possibilità per il medico di esercitare la sua professione all’interno delle farmacie.

“La FNOMCeO – dichiara il presidente Roberta Chersevani- non può accettare che una Legge dello Stato che garantisce trasparenza, identificazione di ruoli e di competenze venga modificata da azioni che pregiudicherebbero la tracciabilità delle responsabilità, creando ulteriore disorientamento e sconcerto tra gli operatori della Salute. È stata da poco approvata una Legge sulla responsabilità degli esercenti le professioni sanitarie che è in attesa dei Decreti attuativi: a chi giova proporre nuove attività presso Presidi del SSN che introdurrebbero ulteriori elementi di incertezza normativa? E infine: la Farmacia ha adeguata copertura assicurativa per la responsabilità di struttura?”.

Intanto il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha confermato pochi giorni fa che la Regione farà ricorso alla Consulta contro il decreto sull'obbligo vaccinale, per tutelare l'autonomia delle Regioni . Anche la Valle D'Aosta esprime parere contrario al decreto, ma non farà ricorso, mentre tutte le altre regioni italiane sono favorevoli alla legge voluta dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

 

 

 

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