Sanità
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“Riequilibrio ed equità. Sono le parole d’ordine per il nuovo piano sociosanitario regionale attualmente in cantiere 2017-2021 e per il lavoro di attuazione della legge regionale 19 dello scorso ottobre, che ha ridisegnato gli ambiti delle Ulss ed istituito una governance unitaria del sistema socio-sanitario regionale”. Così l’assessore al sociale della Regione Veneto, Manuela Lanzarin, annuncia il piano di lavoro di questi mesi e replica al Coordinamento delle case di riposo del Veneto Orientale, tornato a contestare la diversa distribuzione territoriale dei contributi regionali per le rette degli anziani accolti in strutture residenziali.

“Siamo al lavoro - spiega Lanzarin- con i sindaci, i direttori sociali delle Ulss e i rappresentanti dei servizi domiciliari e residenziali, per aggiornare il piano sociosanitario 2012-2016, alla luce della nuova organizzazione delle Ulss e delle oggettive esigenze di adeguare la rete dei servizi ad una popolazione sempre più anziana, con prospettive di vita autonoma sempre più lunghe, e con bisogni assistenziali molteplici e diversificati”.

Su questo fronte la Giunta regionale ha già aperto il capitolo della revisione degli statuti e dell’organizzazione delle Ipab, le oltre 200 istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, la cui trasformazione in ‘aziende pubbliche di servizio alla persona’ è attualmente al vaglio del Consiglio regionale del Veneto. E sta investendo in centri diurni, rete di servizi domiciliari, evoluzione delle residenze sanitarie assistite, le classiche ‘case di riposo, in centri di servizio per anziani, aperti anche alle esigenze della popolazione anziana del territorio.

“C’è un patrimonio veneto di istituti, donazioni, opere pie, case parrocchiali, localizzato in alcune aree dove volontariato e sussidiarietà sono più radicati, che non intendiamo disperdere, né tantomeno azzerare – ricorda l’assessore – Sono il frutto di lasciti, donazioni, impegno solidaristico di congregazioni e comunità, che fanno onore al Veneto e consentono di offrire una rete assistenziale alle persone più fragili. Per questo nel riparto dei finanziamenti tra i diversi territori la Regione ha sempre tenuto conto, oltre che della percentuale di persone anziane, anche della ‘domanda storica’ rappresentata dai servizi e dalle strutture già esistenti. E’ grazie a questa eredità storica che la Regione Veneto ha potuto sinora offrire ogni anno ad oltre 25 mila anziani una residenza assistita e relativo contributo pubblico alla retta”.

“Ora, di fronte al cambiamento demografico in atto, che vede 22 veneti su 100 con più di 65 anni di età e 11 su 100 oltre la soglia dei 75 – prospetta la referente delle politiche sociali della Regione - dobbiamo ripensare e diversificare la rete dei servizi per garantire più assistenza alle famiglie, più posti nelle strutture protette e, soprattutto, uguali opportunità di accesso in tutto il territorio regionale. Il nuovo piano sociosanitario dovrà quindi promuovere nuovi servizi e introdurre correttivi nei criteri di organizzazione e finanziamento degli esistenti, secondo principi di equità e di omogeneità territoriale”.

 

 

 

 

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