Sanità
Typography

“Unire gli sforzi per non lasciare nessuno indietro” è lo slogan della Giornata mondiale della tubercolosi che si terrà, come ogni anno, il 24 marzo – data nella quale, nel 1882, Robert Koch annunciò alla comunità scientifica la scoperta dell’agente eziologico della malattia-.

Lanciata dall’Organizzazione mondiale della sanità, la nuova guida etica per proteggere i diritti dei malati di tubercolosi (TBC), ha lo scopo di garantire che tutti i paesi occupati per sconfiggere la malattia aderiscano agli standard etici definiti.

La tubercolosi è tra le malattie contagiose più pericolose al mondo, che causa oltre 5000 morti ogni giorno. Il fardello più pesante lo portano le comunità che già devono affrontare importanti sfide socioeconomiche: i migranti, i rifugiati, i prigionieri, le minoranze etniche, e tutti coloro che lavorano e vivono in ambienti potenzialmente a rischio. Infatti, la povertà, la malnutrizione, le cattive condizioni abitative e igienico-sanitarie, aggravate da altri fattori di rischio come l'HIV, il tabacco, l'uso di alcol e il diabete, possono mettere le persone a maggiore rischio di TBC.

Anche in Italia si contano ogni anno circa 7,5 nuovi casi ogni 100.000 persone, soprattutto nelle grandi città, con il 25% dei casi tra Roma e Milano, e la Lombardia tra le regioni più colpite. I casi riguardano al 50% italiani – per lo più anziani che hanno contratto la malattia latente da giovani ma la sviluppano ora per indebolimento delle difese immunitarie, terapie croniche o alimentazione carente – e al 50% immigrati – per lo più tra i 25-50 anni, che sviluppano la malattia soprattutto a causa di condizioni precarie di vita, scarsa alimentazione, condizioni di stress.

La nuova guida di etica che si occupa di questioni controverse quali l'isolamento dei pazienti contagiosi, i diritti dei malati di tubercolosi in carcere, politiche discriminatorie contro i migranti affetti da tubercolosi, tra gli altri, sottolinea cinque obblighi etici fondamentali per i governi, per gli operatori sanitari, le organizzazioni non governative, i ricercatori e le altre parti interessate:

- fornire ai pazienti il supporto sociale di cui hanno bisogno;

- astenersi da isolare i malati di tubercolosi, o farlo solo in condizioni molto particolari;

- fare in modo che le popolazioni più isolate e a rischio possano accedere agli stessi standard di cura offerto agli altri cittadini;

- garantire a tutti gli operatori sanitari di operare in un ambiente sicuro;

- condividere le tappe  della ricerca al fine di aggiornare le azioni di contrasto della malattia a livello nazionale e globale.

"Solo quando gli interventi di cura efficaci saranno accompagnati da un quadro etico e dal rispetto dei diritti umani -sottolinea Mario Raviglione, direttore del programma globale Oms-Tb - saremo riusciti a raggiungere i nostri obiettivi di porre fine all’epidemia di tubercolosi e a realizzare una copertura sanitaria universale”.

 

 

Questo sito utilizza cookie di profilazione, eventualmente anche di terze parti. Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più consulta la cookie policy.
x