Sanità
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Al simposio internazionale conclusosi ieri a Venezia sono emersi i primi dati dopo l'attivazione degli screening sulla popolazione residente nei ventuno Comuni delle province di Vicenza, Verona e Padova (120 mila abitanti coinvolti dei quali circa 80 mila nella zona “rossa” a più alta concentrazione) interessati dall'inquinamento di Pfas (sostanze perfluoro alchiliche) e che procederanno, per la prima fase, per i prossimi due anni.

Il monitoraggio è partito dai ragazzi, perché meno “contaminati” da stili di vita scorretti e dall'insorgere di altre patologie: i primi esami del sangue, effettuati in cinquanta ragazzi di 14 anni residenti nella “zona rossa”, hanno così evidenziato una presenza anomala di Pfoa (Acido Perfluoro Ottanoico) pari a una media di circa 64 nanogrammi/grammo, contro una media di 2-3 nanogrammi presente nelle persone monitorate al di fuori dell’area dell’inquinamento.

In particolare, Domenico Mantoan, direttore generale della Sanità, ha riferito che “la presenza di Pfoa riscontrata è in linea con la media riscontrata l’anno scorso quando facemmo un campionamento su 500 persone di ogni età. Gli esami proseguiranno e si allargheranno a tutta la popolazione interessata, ma questo dato sui ragazzini ci fa supporre che l’emivita di queste sostanze possa essere superiore al previsto, considerando che da luglio 2013 questi ragazzi bevono acqua pulita e che evidentemente queste sostanze le hanno assorbite prima. Continuiamo comunque a monitorare, studiare e siamo pronti ovviamente anche a curare in caso di necessità. Sarà comunque un processo lungo e costoso, perché uno screening non è un’attività che oggi la fai e domani ti dà risposte”.

Inoltre, come già annunciato ad ottobre 2016, Domenico Mantoan, ha confermato che oltre alla raccolta dei dati oncologici e al livello di Pfas nel sangue vengono misurati sulla popolazione interessata anche colesterolo, glicemia e altri valori per verificare l'insorgere di malattie croniche, poiché è ormai chiaro che l’esposizione a Pfas indurre alterazioni metaboliche.

Al simposio sono emersi anche i primi dati relativi al monitoraggio a parte previsto per le donne in gravidanza: su 560mila gestanti, 16mila delle quali residenti nella zona rossa, è emerso un aumento della frequenza di diabete gravidico, con relativo ricovero, e della gestosi. Nei 21 Comuni contaminati si è inoltre evidenziata una crescita di neonati più piccoli rispetto all’età gestazionale. Fenomeno scomparso dal 2013, anno della messa in sicurezza degli acquedotti.

Resi noti, inoltre, i dati relativi al monitoraggio a parte sui lavoratori della Miteni effettuato attraverso uno studio del Servizio epidemiologico regionale presentato ieri a Venezia. Lo studio ha preso in esame 415 dipendenti ed ex dipendenti all’opera per almeno un anno nell’azienda chimica di Trissino considerata la maggiore responsabile della contaminazione delle falde di 21 Comuni tra Vicenza e Verona. Lo studio ha riscontrato un tasso di mortalità superiore del 50% al previsto: 79 decessi. Tra le cause di morte emerse malattie direttamente collegate all’esposizione a Pfas come diabete e ipertensione, ma anche ischemia cardiaca, tumori a colon, stomaco, fegato, polmone, vescica, rene, linfomi, leucemie, malattie del sistema respiratorio, cirrosi, lesioni, avvelenamento e sei suicidi. Per questo Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto che i 120 lavoratori, ed ex lavoratori,dell'azienda chimica siano sottoposti ad un piano regionale anche se non residenti nella zona rossa, affinché anche la salute dei lavoratori sia monitorata e non dimenticata.

A conclusione dell'incontro che ha visto alternarsi una platea di relatori particolarmente qualificati, sono arrivate anche le reazioni della politica: “il convegno sui Pfas che si è svolto a Venezia, è un concreto esempio di come la Regione Veneto, dopo 4 anni di silenzi e difficoltà di comunicazione con i cittadini, vuole fare la propria parte nel trattare con trasparenza l'inquinamento che preoccupa moltissimi abitanti del Veneto”.

Lo afferma, in una nota, la consigliera regionale di Alessandra Moretti Presidente, Cristina Guarda che ricorda come “nel marzo scorso, a margine del Consiglio Straordinario da me richiesto sul tema, l'Assessore regionale alla Sanità assicurava che non sussisteva alcun rischio per la salute umana. Meno di un anno dopo, tuttavia, il suo Direttore Generale esordisce con un significativo ‘hanno avvelenato il Veneto’”.

“Non si parla, nel convegno, di un solo inquinamento ambientale – puntualizza la consigliera – ma di valori di Pfas nel sangue dei nostri adolescenti 21 volte più alti di quelli presenti fuori dall'area contaminata; gli studi condotti indicano in addirittura 20 anni il tempo necessario per smaltire i Pfas nel sangue (a confronto, i 5 anni iniziali sembrano una cosa insignificante); si parla delle patologie neonatali verificate in percentuali preoccupanti fino al 2013, anno di applicazione dei primi filtri, delle patologie cardiovascolari, tiroidee, del tumore al testicolo... Allora, continuiamo a sostenere che non ci sono rischi per la salute? Non bisogna tranquillizzare per forza i cittadini, ma parlare chiaramente, interagendo con loro ed aiutandoli a capire come fare per tutelarsi”.

“E non basta dire ‘la Regione ha messo in sicurezza gli acquedotti’ – ribadisce l’esponente della lista Alessandra Moretti Presidente - Non smetterò mai di ripetere che i filtri per l’acqua li pagano i cittadini. Il contributo iniziale della Regione ha infatti coperto solo una piccolissima parte delle spese, e questo costo viene caricato sulle spalle dei cittadini nelle bollette. L’ha confermato anche il Segretario della Direzione Sanità e Sociale della Regione Veneto, dott. Mantoan,e quindi la politica regionale non si prenda il merito della messa in sicurezza”.

“Bisogna fare chiarezza quindi anche in agricoltura – continua la consigliera regionale - Dalle relazioni del convegno, sembra che la gestione dell'abbeveraggio degli animali sia sotto controllo. Ma questa non è la percezione che hanno gli allevatori, che al momento sono in balia di comunicazioni che scaricano su di loro la ricerca delle soluzioni per potabilizzare l'acqua dei pozzi privati al fine di abbeverare gli animali”.

“Gli agricoltori – chiosa Cristina Guarda - non si sentono assolutamente tutelati dagli uffici tecnici e dalla politica regionale. Mi auguro, dunque, che il Tavolo tecnico che si è tenuto a Venezia non resti pura accademia, ma che si possa davvero tradurre in soluzioni pratiche”.

 

 

 

 

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