Sanità
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Il gruppo di ricerca dell’Università di Padova, coordinato dal professor Carlo Foresta, ha recentemente dimostrato che nei ventenni del terzo millennio, oltre alla riduzione della produzione degli spermatozoi, si osserva una variazione delle strutture corporee che sono indice di un alterato equilibrio degli ormoni testicolari, che può svilupparsi nella fase embrionale o nella fase adolescenziale.

Domani, 24 febbraio, ad Abano Terme al XXXII convegno di Medicina della Riproduzione, presso il Centro Congressi Pietro d’Abano, verranno presentati i dati emersi da uno studio eseguito dai ricercatori della Unità di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Università di Padova, coordinati dal prof. Carlo Foresta.

L’ambiente si sta progressivamente arricchendo di prodotti inquinanti, principalmente di plastica e dei suoi prodotti di degradazione. A causa di essi è stato introdotto un nuovo termine nel mondo della medicina, “gli interferenti endocrini’’: sostanze in grado di interagire o interferire con la normale azione ormonale portando a effetti avversi sulla salute. L’uomo e gli animali possono essere esposti, tramite le acque, l’alimentazione ed altre fonti, a un’ampia gamma di queste sostanze.

I materiali plastici e i loro derivati contengono agenti chimici che svolgono un’azione simil-estrogenica nel nostro organismo e secondo recenti ipotesi, aumenterebbero l’incidenza di patologie andrologiche osservata negli ultimi venti anni. In alcune specie animali, particolarmente esposte a sostanze inquinanti, come evidenziato in alligatori e altre specie di rettili, pesci, uccelli e mammiferi, è stato osservato un incremento delle anomalie del sistema riproduttivo. In particolare, sono stati studiati i meccanismi attraverso i quali gli interferenti endocrini sono in grado di indurre una più elevata frequenza di stati intersessuali ed ermafroditismo negli alligatori che vivono nei laghi inquinati della Florida. Anche l’uomo sembra essere vittima di questi inquinanti e proprio a questi si attribuisce il documentato declino della produzione di spermatozoi negli ultimi venti anni.

Il gruppo di ricerca dell’Università di Padova ha dimostrato che i ventenni del terzo millennio hanno una maggiore lunghezza degli arti rispetto al tronco, una riduzione del volume del testicolo e una riduzione della lunghezza del pene (-0.9 cm) rispetto a precedenti osservazioni. Tutti questi segni, anche se sfumati rispetto a quelli osservati nelle altre specie animali, depongono per una interferenza da parte dei composti chimici ambientali sulla produzione degli ormoni testicolari.

Durante il XXXII convegno di Medicina della Riproduzione, i ricercatori di Padova riporteranno ulteriori risultati a sostegno di questa ipotesi, in particolare la misurazione della distanza ano-genitale in 311 ventenni, visitati nell’ambito di un progetto di screening.

 

 

 

 

 

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