Sanità
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Sono quasi 13 milioni gli inviti ad effettuare uno screening nel 2015 (12.987.253, un milione di più che nel 2014) e poco meno di 6 milioni di test (5.876.046, oltre 300.000 in più rispetto al 2014) effettivamente eseguiti. Nel 2015 più dell’80% della popolazione italiana in età target viene regolarmente invitata allo screening mammografico, poco meno a quello cervicale e colorettale.

Secondo l''Osservatorio nazionale i numeri positivi non si distribuiscono in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale, ma molti dei miglioramenti del 2015 sono a merito di alcune Regioni del Centro Sud (in particolare Lazio, Abruzzo, Sicilia e Sardegna).

Marco Zappa, direttore dell'Osservatorio nazionale screening ha presentato i dati in riferimento all’attività svolta dai programmi di screening nel 2014 e nel 2015, sottolineando che ci sono stati dei progressi. “È una buona notizia, che non è facile ritrovare in altri settori della sanità pubblica Italiana. È vero che ancora i dati segnalano il mancato completamento di un progetto iniziato più di dieci anni fa, continuando impietosamente a mettere in evidenza il divario fra Centro Nord e Sud. Tuttavia i progressi ci sono: il bicchiere è meno vuoto”.

Per lo screening mammografico nel 2015 si è registrato un marcato miglioramento della copertura, superando l’80% (oltre 3.100.000, un aumento di quasi 400.000 inviti rispetto agli anni precedenti). La copertura riguarda più di 9 donne su 10 (praticamente tutte) al Nord, poco meno di 9 su 10 al Centro e quasi 6 ogni 10 al Sud, con un netto miglioramento rispetto agli anni precedenti.

Per lo screening colorettale nel 2015 sono stati invitati più di 5 milioni di cittadini (5.394.492) di età compresa tra i 50 e i 69 anni a eseguire il test di screening. Di questi circa 50.000 a eseguire la rettosigmoidoscopia (lo screening colorettale prevede in quasi tutta l’Italia la ricerca del sangue occulto nelle feci, mentre il Piemonte vede la proposta della rettosigmoidoscopia una volta nella vita a 58 anni di età e la ricerca del sangue occulto per coloro che non accettano la rettosigmoidoscopia). C’è stato quindi un forte aumento rispetto all’anno precedente (quasi 500.000 inviti in più). La figura 2 riporta l’estensione effettiva dello screening colorettale. Si può vedere che al Nord siamo sostanzialmente alla copertura completa (oltre il 90%) al Centro siamo sopra l'80%, mentre al Sud si arriva soltanto a poco più del 40% (anche se con una costante tendenza all’aumento). Al survery su questa tipologia di screening ha dato un importante contributo l'Istituto Oncologico del Veneto- Iov.

Ed infine per quanto concerne lo screening cervicale nel 2015 si osserva un aumento della copertura rispetto all’anno precedente (+4%) con modesti cambiamenti nelle singole macroaree (l’aumento più marcato è per il Centro). Risultano invitate più di 4 milioni di donne (4.079.264). È interessante notare che oltre 650.000 di questi inviti (il 16% del totale) sono ad effettuare il test Hpv che offre una copertura di 5 anni (e non più di 3). In realtà, dunque, la copertura effettiva del Paese è più alta.

Sempre secondo quanto riferisce Zappa in una nota l'attività di diagnosi precoce organizzata convive con un’attività spontanea, “cioè con test eseguiti in strutture private o comunque senza rispettare gli intervalli e le fasce d’età individuati come ottimali. In alcune aree del Paese e in piccola parte l’attività spontanea supplisce alle carenze di quella organizzata, ma siamo sempre più convinti che rappresenti soprattutto un ostacolo, specie in una situazione di risorse limitate”.

“Questa probabilmente – sottolinea Zappa- è la sfida più importante che i programmi organizzati devono affrontare: riuscire a convincere (anche con atti legislativi) tanto la comunità sanitaria quanto le singole persone che l’attività organizzata è meglio della pratica spontanea, perché ha più controlli di qualità e rappresenta un migliore utilizzo delle risorse. Ma anche che fare un maggior numero di esami non è meglio. Non significa più salute. In questa sfida il mondo degli screening deve garantire davvero qualità (anche qualità percepita) ed elementi di innovazione”.

 

 

 

 

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