Sanità
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Presentati oggi in anteprima, nei Convegni di Medicina del 25 e 26 novembre 2016 a Lecce, alcuni studi portati avanti dal gruppo di ricerca guidato dal Prof. Carlo Foresta dell’Università di Padova.

Il gruppo di ricerca dell’Università di Padova, guidato dal professore Carlo Foresta, ha studiato dal 2010 l’influenza che il papilloma virus può avere nei meccanismi che regolano la riproduzione umana, dimostrando che il virus può essere presente nel liquido seminale, aderire agli spermatozoi ed essere trasportato dagli spermatozoi all’interno dell’ovocita nella fertilità naturale o mediante la fertilizzazione in vitro.

In questi anni le ricerche del gruppo di ricercatori padovani sono state pubblicate sulle più prestigiose riviste internazionali e hanno consentito di costruire un intero capitolo sull’influenza del papilloma virus nella riduzione della fertilità e nella poliabortività. A Lecce oggi saranno proposte delle tecniche per la eliminazione del papilloma virus mediante la somministrazione del vaccino. Inoltre saranno presentate delle tecnologie di laboratorio che, interferendo con il legame tra HPV e spermatozoo, riescono a eliminare il virus e a consentire procedimenti di fecondazione in vitro.

Che rapporto c’è tra infertilità e Papillomavirus umano, l’infezione da HPV all’origine di diverse patologie tumorali – tra cui cancro della cervice uterina, cancro anale, cancro dell'orofaringe - e che colpiscono entrambe i sessi? Apparentemente queste due tematiche sembrerebbero non avere legame, ma non è così.

Di questo argomento si è discusso in occasione del Convegno “L’infertilità di coppia: dalla medicina generale al Centro PMA”, in corso a Lecce. In questi anni, i ricercatori del Servizio per la Patologia della Riproduzione umana dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Padova, guidati dal Professor Carlo Foresta, hanno individuato la presenza dell’HPV nel liquido seminale, osservando la sua capacità di legarsi agli spermatozoi e di rimanere adeso alla loro superficie, determinando una riduzione della motilità.

Recentemente è stato dimostrato che l’HPV è spesso presente nel liquido seminale di soggetti a rischio per l’infezione, come quelli che presentano condilomi e nei partner di donne HPV positive. Inoltre, tale infezione è più frequentemente riscontrabile in pazienti infertili rispetto ai soggetti fertili di controllo. La presenza del virus nel liquido seminale indipendentemente dal ceppo coinvolto. Inoltre, quando il virus è adeso agli spermatozoi (dato facilmente valutabile mediante indagine FISH), è più frequente il riscontro di anticorpi anti-spermatozoo (oltre 30% dei casi). Recenti studi in vitro hanno dimostrato che spermatozoi infettati con HPV sono ancora in grado di penetrare l’ovocita e di trasferire al suo interno il materiale virale.

Gli ultimi studi dell’equipe guidata dal Prof. Carlo Foresta, hanno dimostrato che tra le coppie che si sottoponevano a cicli di fecondazione in vitro la prevalenza dell’HPV nel liquido seminale era del 24%. Inoltre è stato dimostrato che l’infezione seminale era il maggiore parametro predittivo di fallimento in termini di mancata fertilizzazione e mancato impianto. Infine, nei casi in cui il virus era adeso agli spermatozoi (74% dei soggetti con HPV nel seme) tutte le gravidanze ottenute sono esitate in aborti spontanei molto precoci.

In sostanza, il virus dell'HPV, che sopravvive nel liquido seminale, minerebbe le capacità fecondanti degli spermatozoi e lo sviluppo dell’embrione poiché gli spermatozoi infettati con il Papillomavirus sono in grado di fertilizzare gli ovociti trasportando il DNA virale all'interno dell’ovocita. L’HPV è un virus molto comune, tanto che, secondo le stime, il 75% degli individui viene infettato nel corso della vita. Si trasmette soprattutto attraverso i rapporti sessuali, ma per contrarre l’infezione può bastare un semplice contatto nell’area genitale. Non tutte le infezioni da HPV per fortuna producono lesioni che poi possono evolvere in cancro. Anzi, la maggior parte di esse è temporanea e regredisce spontaneamente. Soltanto quelle che diventano croniche, che sono una minoranza, possono trasformarsi nell’arco di 7-15 anni in una lesione tumorale. Non per questo la prevenzione è meno importante. Fino ad oggi le campagne di prevenzione e di comunicazione sull’HPV si sono concentrate sulla popolazione femminile e sull’agente virale come causa del tumore del collo dell’utero invece non esistono programmi di prevenzioni mirati alla identificazione precoce dei cancri della vulva, vagina e ano.

A livello nazionale, la campagna di vaccinazione contro l’HPV è indirizzata alle bambine di età compresa tra gli 11 e i 12 anni alle quali è offerto gratuitamente e attivamente. Mentre alcune Regioni – come ad esempio la Regione Puglia - offrono anche ad altre coorti di ragazze/donne la possibilità di usufruire della protezione garantita dal vaccino. I progressi della scienza hanno tuttavia permesso di individuare tutta una serie di patologie HPV-correlate a carico del maschio (1/3 del totale di cancri da HPV): condilomi, tumori penieni e anali, tumori testa-collo e del cavo oro faringeo. E ciò ha spinto ad oggi 8 Regioni Italiane (Puglia, Veneto, FVG, Calabria, Sicilia, Liguria, Sardegna-Sassari, Molise) a inserire nei propri Piani vaccinali regionali anche la vaccinazione per il maschio.

La recente formulazione del vaccino nonavalente, che rispetto all’attuale induce anticorpi contro 9 tipi di HPV, ulteriormente incrementa le difese dell’individuo, sia uomo che donna, nei confronti delle patologie HPV indotte.

“E’ chiaro, anche alla luce di sempre nuove acquisizione del mondo scientifico, che la prevenzione di malattie legate al virus dell’HPV non può essere frammentaria e lasciata alla lungimiranza di alcune regioni ma dovrebbe essere parte di una più ampia strategia di tutela della salute pubblica, diritto garantito dalla nostra stessa Costituzione (art. 32) - afferma il Prof. Foresta, Ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Padova. Le risposte non possono però essere solo della politica. E’ fondamentale attivare un network che prevede un aggiornamento costante degli operatori sanitari, un’implementazione dei programmi di screening e, soprattutto, avviare campagne di informazione rivolte sia ai genitori sia agli adolescenti su patologie prevenibili con vaccino come quelle HPV-correlate”.

"Nel corso degli ultimi anni si è registrato un preoccupante incremento delle affezioni acute e croniche della sfera riproduttiva in quanto l’apparato riproduttivo sessuale, maschile e femminile, è esposto a molti fattori che lo minacciano", si legge nella nota del Ministero. "Bastano semplici ma importanti precauzioni per limitare i rischi di infertilità, a partire dai corretti stili di vita – e l'alimentazione è uno dei perni – e dall'adozione di fondamentali strumenti di prevenzione quali gli screening e la vaccinazione anti HPV", fa eco il Prof. Carlo Foresta.

Trattati anche le tematiche, studiate dal gruppo del prof. Foresta, “Il caffè espresso ottenuto dai preparati monodose è un potenziale veicolo di interferenti endocrini” e “Peso e sedentarietà alla base dello sviluppo della osteoporosi e dell’ipogonadismo dell’uomo”.

 

 

 

 

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