Sanità
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Il Ministero della Salute, attraverso i dati raccolti dall'Istituto Superiore di Sanità, rende noto che nel 2015 si è osservata una lieve diminuzione sia del numero delle nuove diagnosi di infezione da Hiv che dell’incidenza (casi/popolazione) di Hiv; l’Italia si colloca al 13° posto in termini di incidenza Hiv tra le nazioni europee.

Nel 2015 sono state riportate 3.444 nuove diagnosi di infezione da HIV pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti. Questa incidenza pone l’Italia al tredicesimo posto tra le nazioni dell’Unione Europea. Negli anni si osserva un aumento dell’età mediana alla diagnosi, nonché un cambiamento delle modalità di trasmissione: diminuisce la proporzione di consumatori di sostanze per via iniettiva, ma aumenta la proporzione dei casi attribuibili a trasmissione sessuale, in particolare tra maschi che fanno sesso con maschi (MSM).

Il Registro Nazionale AIDS è attivo sin dall’inizio degli anni ’80; nel 2015 sono stati segnalati al COA 789 casi di AIDS, pari a un’incidenza di 1,4 nuovi casi per 100.000 residenti. Oltre il 50% dei casi di AIDS segnalati nel 2015 era costituito da persone che non sapevano di essere HIV-positive.

Il Sistema di sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è stato istituto con il Decreto del Ministero della Salute del 31 marzo 2008 (Gazzetta Ufficiale n. 175, 28 luglio 2008). In seguito alla pubblicazione del Decreto, molte regioni italiane hanno istituito un sistema di sorveglianza di questa infezione, unendosi ad altre regioni e province che già da vari anni si erano organizzate in modo autonomo e avevano iniziato a raccogliere i dati. Inoltre, per ottenere un’immagine più accurata dell’epidemia da HIV, alcune regioni hanno deciso di recuperare informazioni relative agli anni precedenti al 2008, anno dell’avvio ufficiale del Sistema di sorveglianza.

Pertanto, sono disponibili i dati delle seguenti regioni a partire dall’anno in- dicato tra parentesi: Friuli-Venezia Giulia (1985), Lazio (1985), Provincia Autonoma (PA) di Trento (1985), PA di Bolzano (1985), Veneto (1988), Piemonte (1999), Liguria (2001), Emilia-Romagna (2006), Abruzzo (2006), Marche (2007), Puglia (2007), Valle d’Aosta (2008), Campania (2008), Lombardia (2009), Umbria (2009), Calabria (2009), Sicilia (2009), Toscana (2009), Molise (2010), Basilicata (2010), Sardegna (2012). Il Decreto affida al COA il compito di raccogliere le segnalazioni, gestire e analizzare i dati e assicurare il ritorno delle informazioni al Ministero della Salute.

Tra i molti indici presi sotto la lente dell'indagine se ne segnalano alcuni di rilevanti:

- Numero di nuove diagnosi di infezione da HIV per regione di segnalazione e regione di residenza: nel periodo 2009-2015 sono state segnalate 27.143 nuove diagnosi di infezione da HIV, relative agli anni e alle regioni che raccoglievano tali segnalazioni, secondo quanto riportato in Tabella 1. La regione, che nel 2015 ha segnalato il maggior numero di casi, è stata la Lombardia, seguita dal Lazio e dall’Emilia-Romagna. Dal 2010 al 2015 sono state segnalate, entro giugno 2016 (vedi Note tecniche per la lettura, punto b, p. 5), rispettivamente 4.051, 3.924, 4.183, 3.845, 3.850 e 3.444 nuove diagnosi di infezione da HIV (Figura 1). La diminuzione delle nuove diagnosi di infezione da HIV nell’ultimo anno potrebbe essere in parte dovuta al ritardo di notifica. Nella Figura 1 è riportato il valore stimato del numero dei casi dopo correzione per ritardo di notifica (vedi Note tecniche per la lettura, punto b, p. 5): in altre parole, per il 2015, è stato stimato che ai casi finora pervenuti al COA manca ancora un 7,9% di segnalazioni. Nel 2015 più della metà delle segnalazioni sono pervenute da quattro regioni: Lombardia (24,1%), Lazio (14,8%), Emilia-Romagna (9,3%) e Veneto (7,8%).

- Età alla diagnosi di infezione da HIV: dal 1985, escludendo le persone di età inferiore ai 15 anni diagnosticate con HIV, si osserva un aumento costante dell’età mediana al momento della diagnosi di infezione da HIV, che è passata da 26 anni (IQR: 24-30 anni) per i maschi e 24 anni (IQR: 22-29 anni) per le femmine a 39 anni (IQR: 30-48 anni) e 36 anni (IQR: 29-46 anni) nel 2015 rispettivamente. Negli ultimi anni l’età mediana al momento della diagnosi di infezione da HIV appare relativamente costante per le principali modalità di trasmissione. Dal 2010 al 2015 per gli eterosessuali maschi l’età mediana passa da 41 anni a 42 anni, per i consumatori di sostanze per via iniettiva - Injecting Drug User (IDU) - da 40 anni a 41 anni, per i maschi che fanno sesso con maschi (MSM) da 36 anni a 37 anni e per le eterosessuali femmine da 35 anni a 36 anni.

- Rapporto maschi/femmine (M/F): la proporzione di femmine è aumentata all’inizio degli anni 2000: il rapporto M/F che era 3,5 (653 M/187 F) nel 1985, per l’aumento proporzionale delle femmine è diminuito fino a 2 nel 2001 (945 M/481 F); successivamente, un incremento del numero di casi in maschi ha portato il rapporto M/F ad aumentare fino a 3,4 nel 2015 (2.664 M/780 F). La proporzione di femmine tra le nuove diagnosi è diminuita negli ultimi 15 anni, passando da 33,7% nel 2001 a 22,6% nel 2015.

- Aggiornamento nuove diagnosi di infezione HIV e dei casi di AIDS 2015: circa il 60,0% delle nuove diagnosi di infezione da HIV che non riportano il dato sulla modalità di trasmissione è stato segnalato dal Veneto e dal Lazio, uniche due regioni dove è previsto l’invio delle segnalazioni anche da parte dei laboratori diagnostici che usualmente non raccolgono questa informazione. Nel 2015 la modalità “trasmissione verticale” ha contribuito per lo 0,4% (13 casi) del totale dei casi segnalati. In numeri assoluti, i casi più numerosi negli ultimi 4 anni sono attribuibili a trasmissione tra MSM, se- guiti da eterosessuali maschi e femmine. Nel 2015, considerando le regioni con un numero di nuove diagnosi di infezione da HIV ≥ 100, analizzando solo le nuove diagnosi di infezione da HIV che riportano una modalità di trasmissione accertata (3.077 casi), esclu- sa la trasmissione verticale, le proporzioni maggiori di nuove diagnosi di infezione da HIV con modalità di trasmissione MSM sono state segnalate in Puglia (54,3%), Emilia-Romagna (51,6%) e Lombardia (51,2%). Le proporzioni maggiori di eterosessuali maschi sono state osservate nel Lazio (34,6%) e in Sicilia (34,1%); viceversa, la proporzione maggiore di eterosessuali femmine è stata riportata dalla Campania (28,9%). Sono 14 le province costituiscono il 53,0% di tutte le nuove diagnosi di infezione da HIV segnalate nel 2015. Le province di Bologna, Milano, Verona, Bari, Padova e Torino presentano proporzioni di MSM (sui casi residenti nella stessa città) superiori al 50%. Proporzioni elevate di eterosessuali maschi sono riportate a Varese, Brescia e Bergamo, mentre Varese e Napoli riportano proporzioni elevate di eterosessuali femmine.

- Casi di AIDS pediatrici: fra i 68.116 casi di AIDS diagnosticati dal 1982 al 31 dicembre 2015, 806 (1,2%) sono casi pediatrici, cioè bambini con età inferiore ai 13 anni al momento della diagnosi di AIDS (757 casi) oppure con età superiore ai 13 anni al momento della diagnosi di AIDS, ma che avevano acquisito l’infezione per via verticale (49 casi). Complessivamente, dall’inizio dell’epidemia a oggi, sono stati riportati 738 (91,6%) casi dovuti a trasmissione verticale, 27 (3,4%) casi attribuibili a infezione tramite sangue e/o derivati e 41 (5,1%) con modalità di trasmissione non riportata. Il numero di casi pediatrici si è drasticamente ridotto nell’ultimo decennio. La cospicua diminuzione dei casi di AIDS pediatrici può considerarsi l’effetto combinato dell’applicazione delle linee guida relative al trattamento antiretrovirale delle donne in gravidanza per ridurre la trasmissione verticale e della terapia antiretrovirale somministrata ai bambini infetti che ritarda la comparsa dell’AIDS conclamato (12, 13). Dei 738 casi pediatrici a trasmissione verticale, 363 (49,2%) sono figli di madre IDU, mentre 274 (37,1%) sono figli di donne che hanno acquisito l’infezione per via sessuale.

 

Per tabelle fonte Ministero della Salute

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