Sanità
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donazione_sangueCensis - Fidas:'La precarietà scoraggia le donazioni'

“Il crescere e il dilagare dell'incertezza nella società possono minare i fondamenti stessi della cultura della donazione di sangue”. L'attitudine alla donazione è, infatti, più tenue in quelle fasce di popolazione che si percepiscono più deboli, sotto il profilo non solo sanitario, ma soprattutto sotto quello sociale ed economico: chi in generale rimane fuori dal mondo del lavoro, non riesce a sentirsi nella posizione di poter dare. Lo rileva una indagine della Fondazione Censis commissionata da Fidas (federazione italiana associazioni donatori di sangue), presentata nei giorni scorsi al Congresso di Parma.

I numeri indicano infatti che a donare sono soprattutto le persone attive nel tessuto produttivo del Paese: i donatori di sangue occupati risultano il 74,7% di tutti i donatori, mentre gli inattivi (casalinghe, pensionati, studenti) rappresentano il 21%. Le donne (che possono donare sangue intero non più di 2 volte l'anno) sono il 31,2% del totale dei donatori mentre gli uomini sono il 68,8%, il Censis osserva poi una minore incidenza di adulti tra i 45 ed i 65 anni, che rappresentano il 32,7% del campione ma sono il 40,7% della popolazione italiana di riferimento. I giovani sotto i 29 anni, invece, sono il 20,3% dei donatori, a fronte del 18,4% di tutta la popolazione. Fra le ragioni che inducono alla prima donazione, al di là dell'altruismo, prevale la possibilità di tenere sotto controllo il proprio stato di salute (60,3% del campione) seguita dall’avere amici che donano regolarmente (42,8%) e dalla consuetudine familiare per il 32,8%. “L’indagine commissionata al Censis è una fotografia dello stato della donazione in Italia, – spiega Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale della Fidas -, che ci offre indicazioni importanti riguardo ai settori dove andare ad operare e sulle modalità con cui attrarre nuovi soggetti alla donazione del sangue”.

Paola Vescovi

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