Sanità
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Nel 2016 il bisogno di farmaci aumenta dell’8,3%, 557mila persone (+37% rispetto al 2015) non possono acquistare medicinali. A rivelarlo è la fotografia scattata del Rapporto 2016 “Donare per curare: povertà sanitaria e donazione farmaci” promosso dalla Fondazione Banco farmaceutico e BFResearch, realizzato dall’Osservatorio Donazione Farmaci e presentato a Roma nella sede dell’Aifa.

In Italia ci sono 4,6 milioni di persone povere, quasi 500 mila in più rispetto al 2015, pari al 6,1% delle famiglie. Questi indigenti spendono 123 euro all’anno per curarsi, (di cui 72,60 euro per farmaci) a fronte di una media nazionale di 682 euro (di cui 268,80 per farmaci). L’aumento della povertà sanitaria è testimoniata anche dal fatto che nel 2016 la domanda di medicinali da parte dei 1.663 enti benefici che sono supportati dal Banco Farmaceutico è cresciuta dell’8,3% e le persone aiutate da tali enti sono state 557 mila, con un incremento del + 37,4%.

La richiesta di farmaci è salita dunque del 16% in tre anni, a fronte del costante aumento degli indigenti assistiti dagli enti benefici. Gli aumenti maggiori si evidenziano al Nord Ovest (+90%) e al Centro (+84%). La crescita più significativa è tra gli stranieri (+46,7%), i maschi (+49%) e le persone sopra i 65 anni di età (+43,6%), ma le difficoltà non riguardano solo i poveri: oltre 12 milioni di italiani e 5 milioni di famiglie hanno dovuto limitare il numero di visite mediche o gli esami di accertamento per motivazioni di tipo economico.

“Per curare bisogna conoscere -ha affermato Paolo Gradnik, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico- e l'Osservatorio fornisce un importante contributo in termini di approfondimento e consapevolezza: la povertà sanitaria, in Italia, appare nella sua fase più drammatica. Mai tante famiglie sono state costrette a rinunciare alle cure. Avere conoscenza dell'esatta portata del fenomeno ci aiuta a svolgere la nostra mission – raccogliere farmaci da donare ai poveri - nella misura adeguata e con le dovute ragioni”.

I dati del rapporto, illustrati dal Giancarlo Rovati (Dipartimento di Sociologia generale Università Cattolica del Sacro Cuore), sottolineano tra l’altro l’importante ruolo svolto dalle farmacie nella realizzazione delle attività promosse dal Banco Farmaceutico. Nel 2016 hanno aderito alla Giornata di Raccolta del Farmaco 3.681 farmacie (+10% in tre anni), nelle quali sono state raccolte 354 mila confezioni di farmaci, per un valore di 2,3 milioni di euro. Il maggior numero di confezioni è stato raccolto in Lombardia, dove si registra anche il maggior numero di farmacie aderenti all’iniziativa. In aumento, altresì, il numero di presidi (260 nel 2016, a fronte dei 43 iniziali nel 2013) che collaborano, durante tutto l’anno, alla raccolta di farmaci acquistati dalle famiglie ma mai utilizzati.

Il Rapporto include quest’anno, per la prima volta, un’analisi della dispensazione di farmaci negli enti caritatevoli volta a conoscere le principali patologie che colpiscono gli immigrati e, in particolare, i bambini (malattie respiratorie, cutanee e oculari). Obiettivo dello studio, ha spiegato il professor Silvano Cella (Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, Università degli Studi di Milano) è avviare un monitoraggio epidemiologico in una popolazione altrimenti non sottoposta ad alcun sistema di controllo.

Ne emerge dunque che si profila, con il cambiamento della società, un’importante svolta nello sviluppo della cultura e della pratica della donazione. “Bisogna avere il coraggio di cambiare” ha affermato il presidente dell’Aifa Mario Melazzini a conclusione dei lavori, e l’impegno delle istituzioni dev’essere quello di soddisfare il crescente fabbisogno di salute delle fasce più deboli nel più breve tempo possibile, garantendo al contempo la piena trasparenza e il rispetto delle regole: “Le nuove povertà possono rappresentare un ostacolo concreto all’accesso alle terapie, per questo AIFA condivide con il Banco Farmaceutico una proficua collaborazione al fine di avere un quadro chiaro del fenomeno nel nostro Paese. Il “Rapporto” può costituire un utile strumento di lavoro per tutti i soggetti impegnati a combattere le nuove povertà. Come istituzione siamo chiamati a portare il nostro contributo con una sempre maggiore responsabilità etica e sociale nei confronti delle persone in stato di bisogno e ad intervenire concretamente ovunque vi siano emergenze sanitarie”.

 

 

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