Sanità
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La mole di attività e di controlli straordinari cui devono far fronte i servizi veterinari delle Ulss a seguito dell’epidemia di Blue tongue in Veneto, dichiarato dal Ministero della Salute interamente zona di restrizione, sta mettendo drammaticamente in luce i danni provocati da una politica regionale di sottovalutazione dei compiti di sanità veterinaria pubblica, dall’indebolimento degli organici dei servizi veterinari e dal declassamento della struttura regionale specifica. L’allarme del Sindacato dei veterinari di medicina pubblica che chiede un incontro urgente al presidente Zaia e all’assessore Coletto. 

L’emergenza Blue tongue in Veneto sta mettendo drammaticamente in luce, se mai fosse stato necessario, come la pluriennale politica di sottovalutazione dei compiti di sanità pubblica veterinaria, l’indebolimento ormai giunto a livelli senza precedenti degli organici dei servizi veterinari, il declassamento e l’impoverimento di personale della struttura regionale specifica stiano producendo danni gravissimi.

Una penalizzazione che la Regione in questi anni ha messo in atto con pervicace noncuranza, senza preoccuparsi delle inevitabili conseguenze, e nonostante il grido d’allarme e i richiami alla ragionevolezza del Sindacato dei veterinari di medicina pubblica. Da tempo denunciamo la devastante politica di tagli lineari, lo smantellamento di strutture importanti, le profilassi di Stato definanziate, la decisione di affidare il coordinamento della struttura di sanità veterinaria regionale a un vertice medico privo delle competenze specifiche, servizi veterinari delle Ulss sempre più penalizzati.

Ormai da troppo chiediamo alla Regione (senza ottenere risposte!) quali motivi siano alla base di una discriminazione così pesante e miope, viste le ricadute che il nostro lavoro ha sulla salute dei cittadini e sulla salubrità e qualità dell’intera filiera agroalimentare.

Intanto le emergenze continuano a ripresentarsi con allarmante puntualità: dall’influenza aviaria alla West Nile disease, dalla presenza di micotossine cancerogene nel latte alla contaminazione da Pfas della catena alimentare, dalle allerta e intossicazioni (sempre più numerose anche a fronte delle mutate abitudini alimentari), alla infezioni e zoonosi emergenti e riemergenti.

Compiti che vanno ad aggiungersi alla grande mole di lavoro specialistico a tutela della sanità, del benessere animale e della sicurezza alimentare, già assicurato quotidianamente dai servizi veterinari veneti. Mille attività tra le più diversificate portate a termine puntigliosamente in tutti questi anni, sempre senza ricorrere alle liste di attesa, a dispetto delle difficoltà crescenti, su un territorio vasto a fianco delle varie realtà produttive e non in tranquilli e asettici ambulatori e uffici.

Ricordiamo che i veterinari pubblici in servizio nelle Ulss del Veneto sono oggi poco più della metà dei loro colleghi lombardi, a fronte di un settore agroalimentare di pari entità e complessità. Da tempo non è più garantito il turnover e l’età media dei veterinari pubblici veneti rimasti in servizio si sta pericolosamente alzando.

Ora, a questa già pesante situazione, si aggiungono le attività di contrasto all’epidemia di Blue tongue che vanno a ricadere su servizi sottodimensionati negli organici a tal punto da riuscire, solo grazie all’impegno e all’abnegazione del personale, ad assicurare con fatica i compiti di istituto. Questa ulteriore mole di attività di sorveglianza e controlli ufficiali particolareggiati e urgenti, che vanno assicurati per la loro natura solo ed esclusivamente dai veterinari pubblici delle Ulss (né possono certo essere delegati ad altre figure), sta mettendo in ginocchio i nostri servizi. Tanto che in alcune aziende sanitarie potremmo essere costretti ad attivare liste d’attesa nell’erogazione delle prestazioni. A complicare il quadro la sottovalutazione e la gestione confusa dell’emergenza sanitaria, con indicazioni operative in continuo mutamento e spesso contraddittorie tra loro, e ritardi fatali, ormai diventati “inspiegabili”, nella fornitura dei vaccini per le specie sensibili.

Preoccupano peraltro lo scollamento che si è venuto a creare tra Regione e Ministero della Salute, con una frattura pericolosa nella catena di comando, nonché il mancato recepimento da parte del Veneto delle prescrizioni ministeriali dopo l’audit del novembre scorso che aveva rilevato non conformità nell’organizzazione dei servizi e un sottodimensionamento degli organici.

Senza contare le conseguenze rovinose che una gestione inadeguata dell’emergenza potrà avere per la zootecnia del Veneto, prima Regione produttrice di bovini da carne, bloccata nelle movimentazioni fuori Regione e nelle esportazioni. Danni economici e sanitari che si preannunciano ingenti.

In tutto questo periodo il Sivemp Veneto è sempre stato aperto al confronto con la Regione, disponibile a concorrere alla ricerca di soluzioni a fronte di una situazione divenuta ormai insostenibile.

Oggi, vista la gravità del momento, come sindacato che rappresenta i veterinari di medicina pubblica del Veneto chiediamo urgentemente un incontro al presidente della Regione Veneto e all’assessore alla sanità. In assenza di risposte saremo costretti a mettere in atto tutte le iniziative possibili a tutela della salute pubblica e del nostro lavoro.

 

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