Sanità
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La presidente Ipasvi ha inviato una lettera al ministro Lorenzin e al Presidente delle Regioni Stefano Bonaccini per chiedere il loro intervento per impedire che notizie non corrette sulla professione infermieristica possano minare non solo la professione, ma soprattutto la credibilità che questa ha nei confronti dei cittadini.

E’ bene chiarire chi fa cosa e non generalizzare definendo “infermieri” tutti coloro che nelle strutture sanitarie lavorano con un camice e non sono medici, è il concetto di base. E la Federazione Ipasvi nella lettera sottolinea che se il diritto di cronaca è sacro, altrettanto lo è quello alla dignità professionale degli infermieri e soprattutto quello costituzionale alla salute dei cittadini che in questo modo si trovano ad affrontare una corsa a ostacoli per superare falsi spauracchi e ristabilire i veri principi dell’assistenza e della fiducia in chi li assiste. 

La lettera è stata inviata per conoscenza anche al presidente del Consiglio Matteo Renzi, al sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, al presidente della Commissione salute delle Regioni Antonio Saitta, al ministero della Giustizia, all’Ordine nazionale dei giornalisti, alla Federazione nazionale della stampa e alla Federazione nazionale editori giornali.

Riportiamo il testo integrale:

"Gentile Ministro, gentile Presidente,

l’ultimo fatto è di pochi giorni fa. “Frosinone, rubava dalle borse dei pazienti anziani in ospedale: arrestata infermiera” è il titolo che ha primeggiato su giornali e televisioni fin dalla mattina, tranne poi, dopo la smentita della Questura, ristabilire la verità: non un’infermiera, ma una fisioterapista. Negli articoli spesso le due professioni sono state citate come fossero sinonimi l’una dell’altra: “un’infermiera, fisioterapista …” o anche “…infermiera ruba ad anziane durante sedute di fisioterapia …” e ancora, dopo aver descritto l’arresto dell’”infermiera”, la notizia che continua con: “La 44enne fisioterapista …”. 

Nel 2016 abbiamo letto improbabili “mansionari” su testate di rilievo nazionale, ben lontani da ciò che voi chiedete agli infermieri  e dalla mission della professione, ma che fanno parte spesso di compiti di altre figure che operano nelle strutture sanitarie, confondendo i pazienti che non sanno a chi rivolgersi e per cosa e umiliando gli oltre 430mila professionisti che ogni giorno vivono e operano nel nome del “prendersi cura”.

Poi improbabili “gare di aghi”, smentite dai fatti accertati anche dalla Procura della Repubblica e ridotte a uno stupido “gioco” verbale, comunque esecrabile dal punto di vista professionale – e per questo i Collegi competenti stanno intervenendo – di cui però sono stati additati come unici responsabili ancora una volta gli infermieri, ignorando che con loro a “giocare” c’erano anche medici e non sottolineando che in realtà nulla è stato fatto a nessun paziente.

 E ancora le “infermiere killer”, per le quali la cronaca ha calcato la mano quasi più sul fatto che fossero infermiere – anche prima del reale accertamento delle responsabilità – che non individui  colpevoli di un gravissimo reato.

Non dimentichiamo il tam tam mediatico negativo sui servizi di emergenza e 118 e sul triage che di fatto hanno coinvolto aspetti della professione acquisiti ormai da anni e grazie ai quali molti cittadini hanno ottenuto interventi tempestivi, spesso salvavita: il sospetto in questi casi rallenta i soccorsi e riduce le possibilità di successo.

Questi sono solo alcuni esempi dell’ignoranza e della confusione mediatica che colpisce gravemente la nostra professione e che mina alla base quel rapporto di fiducia e credibilità che i cittadini devono avere in chi li assiste per poter essere sereni nel momento in cui il Servizio sanitario affronta i loro reali e spesso urgenti bisogni di salute. 

Cosa può pensare o immaginare un paziente al suo ingresso in ospedale se nella sua mente ci sono immagini legati alla definizione di “infermiere” che parlano di killer, ladri, spesso atti di violenza sui più fragili? Azioni queste ultime rispetto alle quali si è quasi sempre dimostrata l’estraneità degli infermieri, confusi con altri operatori, ancora una volta per il principio ormai acquisito che tutto ciò che ha un camice o è medico o è infermiere. 

Dove poi la responsabilità di un infermiere è stata accertata, subito i Collegi e la Federazione sono intervenuti rigidamente per allontanare dai pazienti e dalla professione chi ha tradito il suo mandato di assistenza. Ma la notizia fin qui non arriva mai e i cittadini non sanno che nella nostra professione chi sbaglia  paga, nel nome della tutela della loro salute, della loro integrità e anche del decoro della nostra attività.

Questo elenco potrebbe essere ancora lungo, ma non è qui il problema per il quale questa Federazione chiede formalmente e urgentemente il Vostro intervento nella qualità di ministero vigilante e di datore di lavoro e programmatore oltre che gestore dei servizi sanitari.

Il problema è chiarire chi è l’infermiere, cosa fa e quanto vale la sua professionalità. 

Chiarirlo ai media che mostrano nella gran parte dei casi, nonostante questa Federazione a inizio anno si sia rivolta a loro chiedendo e offrendo collaborazione per questo,  di non saperlo e con troppa leggerezza, senza valutarne le conseguenze, sparano a zero su una categoria che si trova indebolita e umiliata dalle loro affermazioni. 

Chiarirlo ai cittadini, perché sappiano che si affidano a mani esperte e  sicure, a veri professionisti della salute e perché sappiano, soprattutto, su chi far conto e a chi rivolgersi rispetto ai propri bisogni di salute e nel momento in cui questi sono più forti. 

E chiarirlo anche per i nostri professionisti, che non chiedono lodi o complimenti, ma che da anni ormai, in periodi di crisi gravi come quelli che stiamo attraversando,  difendono la qualità del Servizio sanitario facendo conto su stessi e sulla volontà di mantenere l’impegno che con la loro professione hanno assunto verso i cittadini. Chiarire loro che non sono bersagli e che per ciò che fanno possono e devono camminare a testa alta.

Questa Federazione sta organizzando campagne di informazione su chi è l’infermiere per spiegare ai cittadini su cosa e come possono contare, ma è evidente che difronte a simili, subdoli e inutili perché imprecisi attacchi, qualunque tentativo di chiarezza e verità rischia di assumere quel tono di scusatio non petita che danneggia ancora di più la nostra professione e il Servizio sanitario nel suo complesso.

Questa Federazione ha messo a disposizione gli strumenti per chi voglia verificare la reale identità di infermiere di coloro i quali sono coinvolti in fatti di cronaca, dando la massima evidenza sull’home page del sito istituzionale alla “ricerca Albo” che non solo mette in chiaro l’appartenenza o meno alla professione, ma dà anche indicazioni precise sui Collegi a cui il professionista è iscritto, in modo da poter chiedere nei rari casi affermativi in cui davvero si tratta di infermieri, che misure si stanno mettendo in atto. 

Per tutto questo, chiediamo il Vostro intervento urgente, presso le sedi competenti e presso chi diffonde a volte notizie senza fondamento e a forte rischio non solo per la professione, ma per lo svolgimento dell’assistenza e, quindi, per la salute dei cittadini. 

Il diritto di cronaca è sacro, non c’è dubbio, ma lo è anche quello alla dignità personale professionale dei nostri iscritti e soprattutto quello costituzionale alla salute dei cittadini che in questo modo si trovano ad affrontare una corsa a ostacoli per superare falsi spauracchi e ristabilire i veri principi dell’assistenza e della fiducia in chi li assiste.

Questo “massacro mediatico” deve finire: aiutateci e fate in modo di interromperlo ora.    

La presidente,

Barbara Mangiacavalli"

 

 

 

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