Sanità
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L’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, chiede ai Paesi un Water Safety Plan, in Italia. L’obiettivo è ridurre i 400 morti l’anno.

Diminuire la mortalità per annegamento in Italia del 50% e azzerare quella dei bambini nel triennio 2016-2018. Questi gli obiettivi che l’Istituto Superiore di Sanità si pone per costruire una cultura della sicurezza in acqua. La strategia di prevenzione è stata illustrata dagli esperti dell’ISS nel rapporto Istisan "Incidenti in acque di balneazione: verso una strategia integrata di prevenzione degli annegamenti" e ha lo scopo di fornire un contributo nella direzione raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), verso una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti.

Migliorare le capacità di nuoto dei bambini e dei ragazzi, garantire la sicurezza delle spiagge libere con sistemi di sorveglianza idonei, elaborare un adeguato sistema d’informazione al pubblico e un’adeguata cartellonistica per la spiaggia che richiami il dovere della sorveglianza da parte degli adulti, sono soltanto alcuni degli obiettivi contenuti nel piano di prevenzione.

Il rapporto indica che l’annegamento è l’ottava causa di morte in bambini e adolescenti sotto i 20 anni. La mancanza di barriere nelle piscine e una sorveglianza non adeguata da parte di genitori e adulti rappresentano le principali cause degli annegamenti dei bambini. Altri fattori di rischio sono dovuti a scarsa abilità al nuoto e consapevolezza dei pericoli che possono essere associati all’acqua (comportamenti spavaldi soprattutto da parte di giovani maschi). Un aggiuntivo comportamento ad alto rischio riguarda il consumo di alcol prima o durante le attività di balneazione. Gli annegamenti sono causati anche da cadute da imbarcazioni, mancato uso dei dispositivi di sicurezza, cadute per scivolamenti da riva, inondazioni. Sono a rischio le spiagge con determinate pendenza dei fondali dove in condizioni di mare agitato si possono formare pericolose correnti di ritorno e successivamente buche. Sono a rischio le spiagge senza sorveglianza, come spesso accade per quelle "libere", in genere prive anche di segnaletica circa i pericoli intrinseci

In Italia, nel triennio considerato, si sono verificati 27 casi mortali tra i bambini di età compresa tra 0 e 4 anni (in media 9 casi/anno). In particolare per i bambini così piccoli il problema è legato alla mancata sorveglianza da parte degli adulti e di barriere fisiche, che non permettano l’ingresso non controllato in questi ambienti. Mentre sono quasi 300 i giovani annegati (circa 100/anno), per lo più maschi, circa il 25% degli annegamenti totali

Sono i maschi ad essere molto più a rischio di annegare. In tutte le classi di età i tassi di mortalità per annegamento nei maschi sono più elevati rispetto a quelli delle femmine, con un rapporto che va da 3:1 nei bambini tra 5-14 anni, a 8:1 nei giovani (15-34 anni). In termini assoluti negli ultimi anni in media sono deceduti 315 maschi rispetto a 70 femmine. Comportamenti più inclini al rischio, tendenza alla sopravvalutazione delle proprie capacità e maggior propensione al consumo di alcol contribuiscono almeno in parte a spiegare l’esistenza di questo marcato dislivello

Sulla base dei dati ISTAT, in linea generale il numero di stranieri deceduti in seguito ad annegamento risulta in aumento, sia in termini assoluti, sia in termini relativi. Negli anni ‘70 i cittadini stranieri rappresentavano meno del 5% della mortalità per annegamento, ma a partire dagli anni 2000 questa percentuale è salita fino a circa il 20%. Dalle informazioni riportate negli organi di stampa, nel 2014 gli stranieri deceduti per annegamento ammontavano a 69 (su 278 complessivi), dei quali 23 turisti mentre il resto è da attribuire forse completamente agli immigrati (nel 2013 risultavano deceduti per annegamento 64 stranieri, su un totale di 211 persone)

Esaminando i dati ISTAT dal 2003 al 2012, risulta che sono morte per annegamento complessivamente 2.530 persone, delle quali 432 in Lombardia, 344 in Veneto, 201 in Emilia Romagna, 196 in Piemonte, 189 in Sicilia, 157 nel Lazio, 145 in Puglia, 141 in Sardegna, 134 in Toscana, 109 in Campania, 94 nelle Marche, 86 in Friuli-Venezia Giulia, 70 in Trentino-Alto Adige, 64 in Calabria, 55 in Abruzzo e in Liguria, 34 in Umbria, 10 in Basilicata, 7 in Molise e in Valle d’Aosta. Nel 2014 gli organi di stampa hanno riportato complessivamente 278 casi di annegamento.

 

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