Sanità
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A chiederlo in una nota sono il consigliere regionale del PD, Claudio Sinigaglia e la senatrice democratica, Laura Puppato

I due esponenti fanno riferimento alla legge regionale 16/2001, promulgata per il riparto dei fondi finalizzati ai programmi di inserimento lavorativo delle persone con disabilità.

Dal punto di vista del servizio di inserimento lavorativo dei disabili, la legge prevede che le Regioni e le province “per le attività di progettazione, accompagnamento e valutazione delle politiche di inserimento lavorativo dei disabili si avvalgano del servizio di integrazione lavorativa delle aziende ULSS di cui all’articolo 11”. Articolo che prevede che sia “istituito, presso le aziende ULSS, il servizio di integrazione lavorativa con i seguenti compiti:

a) valutazione delle potenzialità e dei bisogni individuali delle persone disabili e delle aziende;

b) programmazione e gestione dei percorsi individualizzati d’integrazione lavorativa per un positivo incontro tra domanda e offerta di lavoro;

c) monitoraggio;

d) promozione di collaborazione fra soggetti istituzionali del mondo imprenditoriale, del sistema della formazione professionale e della cooperazione sociale del volontariato che opera specificamente nel settore, e delle associazioni dei disabili e dei familiari”.

“Il direttore generale dell'azienda ULSS provvede all'articolazione e alla dotazione organica del servizio di cui all'articolo 11, sulla base dei criteri generali approvati dalla Giunta regionale entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge”.

Inoltre, il servizio per i servizi di orientamento e di formazione professionale si avvale di specifiche convenzioni con il sistema dei centri accreditati di formazione professionale. Le attività possono essere assicurate, a mezzo di apposite convenzioni, da cooperative sociali e da organismi pubblici e privati accreditati che documentino esperienza consolidata e professionalità degli addetti. La Regione realizza il monitoraggio e la valutazione degli interventi attuati.

Per quanto concerne la norma finanziaria, la legge prevede che:

“1. Agli oneri derivanti dall’applicazione della presente legge per le agevolazioni di cui all’articolo 13 della legge 12 marzo 1999, n. 68, si fa fronte con le risorse finanziarie assegnate alla Regione del Veneto sul fondo nazionale per il diritto al lavoro dei disabili istituito presso il ministero del lavoro, che andranno a costituire la dotazione del capitolo n. 23029 denominato "Fondo nazionale per il diritto al lavoro dei disabili di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68", iscritto nello stato di previsione della spesa del bilancio per l’esercizio 2001.

2. La Regione, con le risorse di cui al comma 1 e a far data dalla loro effettiva assegnazione, corrisponde annualmente alle province le somme occorrenti per gli interventi previsti dalla presente legge.

3. Agli ulteriori oneri derivanti dai programmi regionali di inserimento lavorativo e servizi connessi, quantificabili in lire 400.000.000 per l’anno 2001, si fa fronte con ricorso in termini di competenza e di cassa allo stanziamento iscritto sul capitolo n. 23030 denominato “Fondo regionale per l’occupazione dei disabili di cui all’articolo 14 della legge 12 marzo 1999, n. 68”.

“I fondi – spiegano i due esponenti democratici - derivano dagli esoneri totali o parziali delle aziende e dalle sanzioni comminate alle stesse per il mancato rispetto della legge 68/1999 e ammontano più o meno a 7 milioni all’anno, almeno fino al 2011, ultimo anno in cui questa spesa è impegnata. Il 2013 – precisano - è l’ultimo anno in cui la Regione ha deliberato la ripartizione dei fondi tra le Province, relativi però ai fondi dell’annualità 2011. Non si capisce, quindi, cosa abbia fatto la Regione dei fondi che hanno continuato ad entrare nelle casse venete dal 2012 ad oggi, nonostante non fossero più girati a Provincie e aziende socio-sanitarie”.

“Le risposte date finora dall’Assessore Elena Donazzan– aggiungono Sinigaglia e Puppato -sono del tutto insoddisfacenti. Stante anche l’assenza di impegni nella proposta di bilancio di previsione per il 2016, finora le ULSS hanno continuato i programmi di inserimento lavorativo, ma non è possibile continuare ad agire sulla base di fondi di cinque anni fa. L’Ulss 8, ad esempio, ha dovuto ridurre gli indennizzi per i tirocini socializzanti, finanziati con la quota pro capite dei Comuni, ma oggi a rischio, perché le aziende devono devolvere propri fondi per sanare il vuoto lasciato dalla Regione”.

“L’Ulss 8 non è l’unica azienda socio-sanitaria andata in sofferenza: la situazione sta via via diventando più problematica - proseguono - e serve una presa di coscienza da parte dell’Assessore Donazzan e della Regione per sbloccare i fondi, che ci sono e che vanno vincolati alla loro destinazione. La pratica per cui di fronte ad un problema si attacca il Governo, in questo caso incolpevole, anziché provare a risolverlo, è inaccettabile e dannosa per tante famiglie venete”.

“Chiediamo che la Regione sani questo vuoto già con il bilancio di previsione 2016: non è accettabile, infatti, che a pagare per problemi economici siano sempre le persone più deboli e le famiglie che dovrebbero avere maggiori tutele. Molte famiglie e associazioni - concludono Sinigaglia e Puppato - ci hanno chiamati allarmate per quanto sta succedendo e sul futuro di questi importanti progetti ,che riguardano i loro figli, mentre le categorie datoriali si trovano nell’incredibile situazione di dover pagare due volte, per gli esoneri e per le corse lavoro che dovrebbero essere pagate con quanto già stanziato”.

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