Sanità
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Uno splafonamento di 130 milioni di euro e l'eventuale reintroduzione dell'iperf

Un miliardo e 400 milioni di euro di ammortamenti, ossia di soldi che le varie aziende sanitarie del Veneto hanno investito in macchinari, tecnologia, nuove strutture. Un ammontare servito ad innovare la sanità veneta, soldi spesi , ma non debiti. Soldi che fino al 2006 sono stati ripianati attraverso i finanziamenti regionali e che da quattro anni le singole aziende hanno ricavato però autofinanziandosi. Cifre che ora mancano nelle casse della principale voce del bilancio regionale . "E per le quali – sottolinea l'assessore alla sanità Luca Coletto- le aziende devono preparare i piani di rientro. Ma evidenzia, non sono debiti" Il disavanzo di esercizio della sanità veneta si attesta invece sui 500 milioni di euro, un dato non dissimile dagli altri anni, soldi che saranno ripianati a bilancio con un deficit di 130 milioni di euro, una cifra per recuperare la quale si profila la doppia ipotesi di rintrodurre l'irpef o di rimettere il ticket obbligatorio anche per le visite specialistiche.

"L'irpef è stato il sistema, fino all'anno scorso, per ripianare gli splafonamenti, e personalmente sono favorevole a reintrodurla. Anche perché incideva sui redditi alti, quelli oltre i 60 mila euro all'anno, mentre l'aumento del ticket colpisce anche il pensionato con 500 euro di reddito al mese. 130 milioni su oltre otto miliardi di euro di spesa sanitaria sono una bassa percentuale. Certo ripianati con l'irpef, permettono di mantenere quei servizi extra "lea", non erogati a livello nazionale, ma che la Regione Veneto ha sempre fornito ai suoi cittadini. La priorità ora è quella di arrivare all'elaborazione del piano socio –sanitario che manca in Veneto da dieci anni. Ci stiamo incamminando verso il confronto con i soggetti interessati: università, sindacati, operatori sanitari per arrivare all'elaborazione di una programmazione che tenga conto dell'evoluzione socio-sanitaria nel territorio. Serve un piano che diminuisca le distanze tra sanità e cittadino, un servizio più territoriale e che offra maggiore specificità nella cura per gli acuti. Ci sono meno risorse, il che non significa effettuare tagli, ma gestire meglio quelle disponibili"

Antonella Prigioni

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