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comitato1Il Comitato di crisi: i tagli rimangono e sono preoccupanti

Hanno discusso tra loro per 24 ore. Ci hanno pensato, ragionato, facendo calcoli e sentendo le varie opinioni. Alla fine anche il Comitato di Crisi della Sanità Veneta Regionale ha deciso di dare una sua valutazione sull’accordo triennale firmato tra Regione Veneto e Organizzazione di Categoria della Sanità convenzionata. Un intervento che Nes riporta per intero, senza interpretazioni e sintesi con i suoi ragionamenti e valutazioni per non distorcere il messaggio che il Comitato, dopo due mesi di battaglia, intende lanciare agli utenti.

"Ieri la Regione Veneto e le Organizzazioni di Categoria della Sanità convenzionata hanno firmato un accordo triennale per attenuare le gravi ricadute che i tagli imposti alla sanità convenzionata dalla delibera 2621 stanno avendo sulle aziende del comparto. 

Premesso che l’impegno dimostrato per raggiungere un accordo è certamente da apprezzare e che il momento di crisi economica contingente richiede di fatto ingenti sacrifici a tutti i cittadini, non si può però non sottolineare come l’impianto logico della “delibera taglia sanità 2621” resti invariato con tutti i suoi difetti di contenuto e di forma, anche all’indomani dell’accordo stipulato, e come i tagli operati sul settore della sanità convenzionata risultino ancora sproporzionatamente distanti da quelli richiesti dalla spending review del governo Monti che, come noto, si attestavano su indici di riduzioni della spesa oscillanti tra lo 0,5 e il 2%.

E’ incredibile come non sia stato corretto il difetto più volte segnalato in questa delibera: la confusione tra gli obiettivi di performance delle Ulss e i bisogni reali di prestazioni sanitarie dei cittadini, oltre tutto continuando a non fornire criteri chiari per la loro ripartizione da parte dei Direttori Generali. Sopratutto non si capisce per quale motivi i servizi ambulatoriali debbano essere trattati in maniera così differente dagli stessi servizi ambulatoriali erogati dalle Case di cura eroicamente risparmiati dai tagli della famigerata 2621.

Il fatto che nelle ultime due settimane si stesse lavorando alla stesura di un accordo correttivo è il motivo per cui il Comitato CCRSV si è limitato a manifestare la propria protesta con forme particolarmente lievi, benché simboliche, come lo sciopero delle sedie e il minuto di silenzio; ora che la rettifica della 2621 è stata prodotta, sin da una prima lettura e da una prima analisi dell’accordo il Comitato di Crisi non può che ritenersi insoddisfatto restando sottinteso che il vero senso di questo accordo lo si capirà soltanto dopo aver potuto valutarne l’impatto sui servizi sanitari ai cittadini, sia sul piano della quantità/accessibilità, che della qualità, e naturalmente sulla sicurezza del paziente, che oggi rappresenta l’unica garanzia contro la malasanità.

Il Comitato di Crisi CCRSV, dopo aver analizzato i  punti dell’accordo, esprime perplessità sulle reali ricadute dello stesso e rilancia motivi di preoccupazione che restano tutt’ora senza risposte, perplessità che vengono amplificate dai toni trionfali che si leggono in queste ore nei comunicati stampa istituzionali e nelle dichiarazioni ai media. In particolare le perplessità e preoccupazioni sono legate alle caratteristiche dell’accordo che non danno risposte né qualitativamente né quantitativamente adeguate ai tagli fatti attraverso la delibera 2621.

In sintesi dopo aver sottratto circa 50 milioni rispetto al budget dell’anno precedente si rende disponibile nuovamente un budget che corrisponde a meno della metà per il primo anno e circa un terzo per i due anni successivi. Un dato che di per se sottolinea immediatamente l’inadeguatezza della misura che anziché determinare le condizioni per l’immediata chiusura delle aziende convenzionate, pare decretarne una lenta inesorabile decadenza. Tutto questo peggiorato da una serie di ricalcoli e complicati conteggi dei budget che alla fine risultano in tagli importati in tutti i settori e in modo particolare mettono in condizioni ancora più negative i laboratori di analisi, mentre escludono dalle agevolazioni i medici specialisti, che sono di fatto tenuti fuori in larga parte dall’accordo.

Inoltre, a margine dell’accordo sono state rilasciate dichiarazioni che lasciano a bocca aperta per la loro visione a dir poco leggera dei ruoli democratici, che arriva a tal punto di pretendere l’impegno a cessare le proteste come se queste facessero parte di un gioco di ruolo e non dell’espressione democratica di liberi cittadini, che non avendo altre tribune da cui parlare sono costretti a far sentire la propria voce, utilizzando anche forme di protesta che in ultima analisi hanno contribuito a ottenere i risultati di oggi sebbene insoddisfacenti.

Non possiamo non sottolineare come tutto questo impegno sia stato liquidato frettolosamente definendolo come proteste da parte dei privati (Comunicato stampa n.535 Regione Veneto) come se un’associazione come la nostra, di migliaia di soci tra lavoratori del settore e utenti dei servizi sanitari territoriali, rappresentasse delle marionette mosse dai proprietari delle strutture sanitarie convenzionate a gestione privata. Amministratori pubblici del calibro di assessori non dovrebbero permettersi di sottovalutare la libera espressione dei cittadini a cui rispondono. Citando ancora le parole dell’Assessore, nello stesso comunicato si fa riferimento alla garanzia derivante dallo stesso accordo per la continuità dei servizi ai cittadini. Affermazione che per la prima volta ammette che la delibera 2621 non garantiva più tali servizi. A questo si aggiunge che il taglio per i servizi ai pazienti, sebbene ridotto, c’è ancora e questa volta non è solo quantitativo, con le sue conseguenze sull’accessibilità ai servizi e l’allungarsi delle liste d’attesa, ma anche qualitativo e di impatto sulla sicurezza del paziente in virtù di nuove condizioni di sovraccarico di lavoro e organizzativo, e di svalutazione dei servizi. Tuto ciò a dispetto di quello che dichiara il Presidente Zaia che afferma come «… sia stato tenuto nella massima considerazione l’interesse della gente a non vedersi diminuite le prestazioni e l’assistenza» (Comunicato stampa n.536 della Regione Veneto).

Per questi motivi il Comitato continuerà in maniera attiva a protestare i tagli inflitti ai servizi sanitari territoriali e a vigilare su tutti i passaggi applicativi delle nuove regole previste dall’accordo sperando di trovare un atteggiamento ragionevole da parte delle istituzioni, che possano accettare anche i suggerimenti che arrivano dal basso spontaneamente, senza inviti dalle istituzioni e senza spinte dai cosiddetti “privati”."

Raffaele Rosa

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