Sanità
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carcereApDopo le linee quinquennali, nuovi interventi per migliorare la vita dei detenutiL’Ulss 16 di Padova ha presentato il Piano Annuale del 2012 per la Sanità Penitenziaria, in ottemperanza alla delibera regionale che detta le linee d’indirizzo sull’organizzazione della sanità penitenziaria (DGRV n. 2337 del 29 dicembre 2011).

Il piano si propone di attuare un modello organizzativo efficiente per l’assistenza primaria all’interno del carcere, per facilitare la realizzazione di programmi di promozione della salute, prevenzione e ottimizzazione di gestione delle cronicità; di potenziare i collegamenti con le strutture di ricovero; di innovare il sistema, introducendo l’informatizzazione dei processi assistenziali e delle cartelle cliniche, a beneficio della qualità dell’assistenza, facilitando così, nel contempo, il monitoraggio dei costi. Questa è una delle tante risposte dell’Ulss 16 alla Delibera della Regione Veneto del 2008 (DPCM del 01/04/2008), che ha posto il trasferimento delle funzioni in materia di sanità penitenziaria dal Ministero di Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale. La realtà penitenziaria padovana è molto variegata: i detenuti sono più di mille e le problematiche legate all’assistenza sono molteplici. Dopo un’attenta analisi dei bisogni assistenziali dei detenuti, l’Ulss 16 ha infatti delineato alcuni obiettivi prioritari, che erano già stati opportunamente inseriti nel piano di zona 2011-2015. La necessità primaria riscontrata è stata quella di rendere più efficace la collaborazione tra Istituti Penitenziari e Servizi Sanitari al fine di migliorare le prestazioni rese e i tempi di risposta ai bisogni sanitari del detenuto. Attenzione particolare è stata posta, poi, alla prevenzione del disagio socio-sanitario derivante dalle problematiche di salute: è stata predisposta, dunque, la presenza in Istituto di un medico di guardia nelle 24 ore, di uno psichiatra nelle 4 ore giornaliere, del dirigente sanitario e di medici specialistici (dentista, chirurgo, oculista, ORL, dermatologo, ortopedico, infettivologo), per un totale di una trentina di medici e 13 infermieri professionali. E’ stato ritenuto opportuno, inoltre, migliorare la qualità della vita della popolazione carceraria mediante la distribuzione di beni di prima necessità quale vestiario e generi di pulizia e attraverso attività ricreative, sportive e culturali di socializzazione e sostegno. Nuovi ambiti di intervento anche per quanto riguarda il sostegno e l’accompagnamento del detenuto nella fase che precede la scarcerazione.
Margherita De Nadai

 

 

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