Sanità

Le linee del Piano Socio Sanitario

"La programmazione sanitaria veneta per gli anni a venire dovrà essere un vestito cucito su misura rispetto alle nuove esigenze di salute e assistenza dei cittadini, alle indicazioni del territorio e a quelle della società civile": così l'assessore regionale alla sanità del Veneto Luca Coletto ha aperto, a Montecchio Precalcino, il confronto con circa 200 rappresentanti e portatori d'interesse dell'intera società veneta che accompagnerà la definizione del nuovo Piano Socio Sanitario Regionale, atteso da oltre un decennio. Coletto ha anche sottolineato che "oggi è un giorno importante, perché inizia un confronto a 360 gradi attraverso il quale disegneremo assieme il futuro della salute pubblica veneta. Il vostro apporto - ha aggiunto - sarà prezioso per cogliere al meglio i bisogni della società e del territorio e per farne poi sintesi in un Piano che dovrà rispondere a queste esigenze e contemporaneamente ridisegnare l'organizzazione dei servizi ospedalieri e territoriali in un'ottica di ottimizzazione delle risorse e di risposta tempestiva alla grande riforma in senso federalista basata, per la sanità, sull'introduzione dei costi standard per la definizione della spesa ed i relativi finanziamenti".

Uno splafonamento di 130 milioni di euro e l'eventuale reintroduzione dell'iperf

Un miliardo e 400 milioni di euro di ammortamenti, ossia di soldi che le varie aziende sanitarie del Veneto hanno investito in macchinari, tecnologia, nuove strutture. Un ammontare servito ad innovare la sanità veneta, soldi spesi , ma non debiti. Soldi che fino al 2006 sono stati ripianati attraverso i finanziamenti regionali e che da quattro anni le singole aziende hanno ricavato però autofinanziandosi. Cifre che ora mancano nelle casse della principale voce del bilancio regionale . "E per le quali – sottolinea l'assessore alla sanità Luca Coletto- le aziende devono preparare i piani di rientro. Ma evidenzia, non sono debiti" Il disavanzo di esercizio della sanità veneta si attesta invece sui 500 milioni di euro, un dato non dissimile dagli altri anni, soldi che saranno ripianati a bilancio con un deficit di 130 milioni di euro, una cifra per recuperare la quale si profila la doppia ipotesi di rintrodurre l'irpef o di rimettere il ticket obbligatorio anche per le visite specialistiche.

Presentato il “Libro Bianco” dall’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto

La sanità veneta gode di buona salute. Lo dice il "Libro Bianco", presentato ieri dall'assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, che fotografa la realtà sociosanitaria del Veneto degli ultimi nove anni: più di 300 pagine ricche di dati e grafici che confermano un quadro più che soddisfacente del sistema veneto. Coletto ha sottolineato prima di tutto due aspetti.

 

La Giunta regionale ha approvato, su proposta dell'assessore alla sanità Luca Coletto, gli obiettivi per gli anni 2011 e 2012 delle Ullss e Aziende Ospedaliere del Veneto: una trentina in tutto.

Tra questi spiccano l'ottimizzazione del numero dei ricoveri, fissato ad una soglia non superiore a 140 per 1.000 (attualmente è attorno al 155); la razionalizzazione dell'assistenza ospedaliera con un costo per residente pesato (per fascia d'età) tra 616 e 626 euro; la piena applicazione della delibera 600 sulle liste d'attesa con percentuali di rispetto dei tempi previsti tra l'80 ed il 100%; l'ottimizzazione del numero di prestazioni specialistiche (esclusa la diagnostica di laboratorio) fissato in una media di 4 per abitante; l'introduzione di un sistema di check up a pagamento per i cittadini che lo richiedono e lo desiderino;

Un paziente in stato vegetativo si risveglia per sei ore, grazie ad una stimolazione non invasiva

Un risultato sorprendente all'ospedale San Camillio di Venezia. Uno studio ha dimostrato per la prima volta al mondo che il risveglio degli stati vegetativi potrebbe essere affidato alla stimolazione magnetica transcranica (TMS). La stimolazione è stata fatta su un paziente ricoverato presso l'IRCCS  lagunare  e lo studio è stato fatto in collaborazione con i Dipartimenti di Neuroscienze delle Università di Padova e di Verona. Il paziente di 70 anni, cinque anni prima era stato colpito da un' emorragia cerebrale. Un mese dopo, il paziente ha recuperato il livello minimo di coscienza: poteva aprire gli occhi spontaneamente o in risposta a stimoli tattili, poteva girare gli occhi verso un suono o seguire un oggetto in movimento mentre la comunicazione verbale o gestuale era completamente assente. Non capiva e non rispondeva. L'obiettivo dello studio era di valutare se l'applicazione della stimolazione transcranica, ovvero una semplice sonda applicata al cuoio cappelluto, sulle aree frontali della corteccia cerebrale potesse variare il quadro comportamentale e della reattività del paziente. Dopo due sedute il paziente appariva più reattivo: era in grado di mantenere gli occhi aperti nonché "comprendeva" ed "eseguiva" compiti volontari complessi su comando, come portare un bicchiere d'acqua dalla mano

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