Sanità

E' stato siglato oggi l'«Accordo di Programma per la realizzazione del Nuovo Polo della Salute - Ospedale Policlinico di Padova». In calce all’atto, le firme del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, del sindaco di Padova, Sergio Giordani, del presidente della Provincia di Padova Fabio Bui, del Magnifico Rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto, e del Direttore Generale dell’Azienda ospedaliera Luciano Flor.

L'accordo prevede la realizzazione di un nuovo Ospedale da 900 posti letto nell’area denominata “Padova Est-San Lazzaro” e la completa riqualificazione dell’attuale Ospedale Giustinianeo, con ulteriori 900 posti letto, con la valorizzazione delle strutture sanitarie esistenti e la futura realizzazione del “Parco delle Mura” di Padova. Il polo sarà articolato in due presìdi ospedalieri: uno di nuova costruzione da realizzare nell’area Padova Est-San Lazzaro; l’altro da realizzare mediante il riordino, la razionalizzazione e il recupero delle strutture esistenti nel sito di Via Giustiniani a Padova. Dell'iter dell'Ospedale di Padova ci eravamo occupati su Nes nel dicembre 2018: qui gli articoli.

20200422PLASTICOL’atto, composto da 14 pagine di obbiettivi, strategie e impegni diretti dei singoli sottoscrittori, ha anche l’importante valore di variazione della destinazione urbanistica da zona commerciale a zona per servizi per consentire l’insediamento del nuovo ospedale, mentre per il sito di Via Giustiniani, che diventerà “l’ospedale dei padovani”, l’Accordo prevede la concertazione che coinvolge, in qualità di Enti proprietari, l’Agenzia del Demanio, l’Ulss 6 Euganea e l’Istituto Oncologico Veneto-IOV, per costruire un programma rivolto a una serie di importanti obbiettivi: il potenziamento e il miglioramento dei servizi sanitari esistenti; il mantenimento della funzione formativa e universitaria; la riqualificazione dei fabbricati esistenti; la rigenerazione e riqualificazione urbanistica e paesaggistica del polo ospedaliero che contenga, come priorità, il progetto comunale “il parco delle Mura”, con la valorizzazione del patrimonio monumentale della cinta muraria.

«E’ un momento storico per il futuro della sanità veneta – ha detto Zaia – ottenuto lavorando in perfetta sintonia con tutti gli Enti interessati, che ringrazio uno per uno. Nel 2010 aprimmo uno scatolone ricco di rassegne stampa ma poverissimo di documenti veri; abbiamo rimesso in ordine i fattori della produzione; tutti assieme abbiamo costruito una prospettiva seria lavorando tra lo scetticismo generale e oggi offriamo agli italiani, ai veneti e ai padovani un nuovo ospedale di caratura internazionale come il Polo di Padova Est e un Giustinianeo moderno ed efficiente per la città di Padova, che porterà anche a una profonda riqualificazione dell’intero tessuto urbano» .

Il Sindaco Giordani si è detto felice per i padovani. «Questa è una vittoria di tutti i Padovani che arriva nel momento più difficile ed è il modo più significativo con cui oggi valorizziamo e sosteniamo la nostra sanità pubblica, immaginando le migliori strutture per queste straordinarie persone.E’ anche un esempio di buona politica perché senza collaborazione e litigando non saremmo mai arrivati nel 2017 a una decisione definitiva col Governatore e tutte le istituzioni in soli 6 mesi.Sono assolutamente soddisfatto di essermi imposto di decidere entro i primi sei mesi da quando ero sindaco, Padova non poteva più aspettare altri anni o la nostra sanità eccellente ne avrebbe risentito e sarebbe stato un delitto.Abbiamo lavorato due anni e mezzo con tutte le nostre forze e questo risultato lo portiamo alla città tutti assieme facendo parlare i fatti.Due poli di pari dignità, in centro un ospedale da 900 posti rigenerato del tutto come vediamo da questo plastico, con un pronto soccorso nuovo di zecca, col gallucci, con tante eccellenze e un magnifico parco delle mura che sostituirà l’attuale caos costruttivo anni 60.A est le migliori strutture per la ricerca, perché come la città ha potuto toccare con mano in questa emergenza se la nostra università è messa in condizione di lavorare ci salva. Ci sta salvando oggi e valorizzerà al massimo le sue potenzialità con le nuove strutture che con questo accordo andremo a fornirgli.Ci aspetta una fase nuova dopo questa pandemia, dove tutto ripartirà dalla sanità pubblica e dalla scienza. Con questa firma di oggi noi mettiamo basi solide a un progetto vero, Padova capitale mondiale della medicina. Una speranza che è concretezza. Una visione strategica che può essere la chiave per risollevare tutta la nostra comunità oltre questi tempi durissimi. e ha tenuto a sottolineare che “questo accordo lo abbiamo costruito in sei mesi, con una grande collaborazione, mai intaccata dalle diversità politiche. Il futuro di Padova è quello di una grande capitale sanitaria internazionale».

«Oggi è il momento del non ritorno – ha sottolineato Rizzuto – ma è anche un momento simbolico per un sistema sanitario e per un’alleanza tra Istituzioni Pubbliche e Universitarie che hanno dato prova di saper gestire anche una grave emergenza come il Covid-19”. Per Bui, “la parola chiave di questo successo è ‘assieme’. A volte le Istituzioni faticano a collaborare efficacemente, ma tutti i firmatari di oggi hanno dimostrato che si può e che i risultati arrivano”.

Sul piano tecnico, Flor ha fatto presente che “siamo in anticipo rispetto al cronoprogramma, che prevedeva questa firma a giugno. Così in autunno potremo procedere con il bando per la progettazione e successivamente appaltare i lavori con la prospettiva di partire con i cantieri nel 2023”.

 

Da Vo' Euganeo, dove tutto è partito, a Vo' Euganeo, cuore della sperimentazione sul Covid-19. Oggi è stata presentata una nuova ricerca scientifica, che avrà come protagonista l’Università di Padova e la popolazione di Vò Euganeo. Con il presidente della Regione Luca Zaia c'erano il rettore dell'Università degli Studi di Padova, Rosario Rizzuto, il presidente della Scuola di Medicina di Padova, Stefano Merigliano, e il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda Ospedaliera di Padova, Andrea Crisanti, ideatore e realizzatore della nuova ricerca.

«Riaprire sì, il prima possibile rispettando i responsi degli esperti, ma anche creando le condizioni per una estrema sicurezza sanitaria, prima di tutto per i lavoratori e per tutti coloro che, a diverso titolo, frequenteranno le aziende, dai titolari ai fornitori». La Regione Veneto e Azienda Zero hanno presentato questo pomeriggio il progetto "FASE 2 - Riapertura delle Attività Produttive” in Veneto, elaborato e definito dalla Direzione Prevenzione e Direzione ICT e Agenda Digitale della Regione e da Azienda Zero, posto sul tavolo del confronto con le parti sociali, convocato in videoconferenza dall’assessore alla Sanità, Manuela Lanzarin.

Agli interlocutori, la Regione ha chiesto di far pervenire a stretto giro le proprie osservazioni e suggerimenti allo scopo di poter inviare al Governo già lunedì l’intero progetto condiviso. Il Progetto pone tre obiettivi principali: 

  1. supportare le aziende nella fase della riapertura delle attività produttive; 
  2. definire una serie di linee guida di prevenzione per garantire la salute pubblica attraverso il “manuale della riapertura”;
  3. acquisire evidenze scientifiche realizzando un Progetto Pilota su una ventina di aziende del territorio (per un numero complessivo di 3 mila lavoratori coinvolti e con il coinvolgimento dei medici del lavoro) per raccogliere precise indicazioni epidemiologiche, organizzative e di processo per aggiornare passo dopo passo il “manuale”.

«Ho sempre detto - ha commentato il presidente della Reigone Luca Zaia - che, quando il Governo nazionale avesse attivato la riapertura, il Veneto si sarebbe fatto trovare pronto e così è. E’ ormai chiaro che con questo virus si deve imparare a convivere, perché ne avremo a che fare a lungo. Ma l’economia, nel frattempo, non può e non deve morire. Con questo Piano riteniamo di aver equilibrato due esigenze primarie come la salute della gente e la ripresa del lavoro. Abbiamo pensato prima di tutto ai lavoratori, perché saranno loro il vero cuore della ripartenza e per nessun motivo al mondo dovranno essere esposti a rischi inutili. Se non si è in grado di garantirli, allora non si apra».

Nessuna accelerazione dunque, bensì una sperimentazione (che dovrebbe svolgersi con aziende del padovano) per arrivare pronti al 4 maggio, giorno in cui dovrebbe partire, a livello nazionale, la Fase 2. D'altronde, secondo i numeri di Unioncamere Veneto, nella nostra regione sono già funzionanti 200mila aziende (con 900 mila addetti) e dopo l'emanazione del DCMP del 10 aprile scorso, lo sblocco è arrivato per altre 10.800 (con 60mila addetti): si tratta più o meno del 50% delle aziende venete.

«L’assessore Lanzarin ha affermato che non ci sarà nessuna forzatura rispetto alle vigenti disposizioni nazionali del Governo sia per quanto riguarda i tempi del lockdown, prolungato con l’ultimo DPCM al prossimo 3 maggio, sia per quanto riguarda le misure restrittive e i codici Ateco», commentano i segretari generali di Cgil Cisl e Uil Veneto Christian Ferrari, Gianfranco Refosco e Gerardo Colamarco. «Le stesse sperimentazioni delle misure di prevenzione dai contagi nei luoghi di lavoro potranno avvenire tassativamente nelle sole attività già aperte, e in coerenza e attuazione del Protocollo nazionale sottoscritto dalle Parti sociali lo scorso 14 marzo. Per il resto, tutto sarà deciso in coordinamento con il Governo e le autorità sanitarie nazionali. Si tratta di una novità importante che non possiamo non salutare con soddisfazione».

«E’ un Piano che aggiorneremo in corso d’opera – ha aggiunto l'assessore Lanzarin – mano a mano che emergeranno nuove necessità e il Progetto sperimentale darà le sue indicazioni. In nessun passaggio di questo lavoro c’è rigidità ma, anzi, il massimo dell’elasticità, perché una prevenzione sanitaria efficace come quella veneta non sta a guardare, ma monitora giorno per giorno le situazioni e adegua di conseguenza le sue azioni. Alle Aziende, peraltro, non faremo mancare supporto diretto e assistenza medico-scientifica».

Il Manuale rappresenta una evoluzione delle indicazioni internazionali e nazionali e le traduce in una semplice linea d’azione per aiutare le aziende a garantire la riapertura in sicurezza. Per farlo si attiveranno tre fasi: l’individuazione in ogni azienda di un Covid-Manager come figura di riferimento dell’intero processo; la definizione di un Piano aziendale dei “rischi Covid”; la definizione e applicazione rigorosa di dieci indicazioni operative da attuare in azienda. Eccole:

  • Igienizzazione e sanificazione degli ambienti di lavoro
  • Informazione e formazione di tutto il personale
  • Incentivazione di smart working e limitazione delle occasioni di contatto
  • Rilevazione della temperatura corporea di lavoratori, fornitori, visitatori
  • Obbligo di utilizzo di guanti e dispositivi di protezione delle vie respiratorie
  • Mantenimento della distanza interpersonale di almeno un metro (criterio di distanza “droplet”) sia nelle postazioni di lavoro che negli ambienti comuni
  • Rigorosa igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie
  • Uso razionale dei test diagnostici
  • Tutela dei lavoratori più vulnerabili
  • Gestione degli eventuali casi di positività

La Regione, inoltre, attiverà direttamente alcuni significative azioni di supporto delle aziende, tra le quali:

  • Un supporto di informazione e formazione, e tutorial per i datori di lavoro, per i Covid-Manager e per il lavoratori;
  • Un sistema di verifica accessibile alle singole imprese che mette a disposizione i “livelli di rischio” dei lavoratori, ottenuti dal sistema di biosorveglianza regionale come, ad esempio, lavoratori non reintegrabili per positività o isolamento o lavoratori reintegrabili con associato il profilo di rischio;
  • Predisposizione di un eventuale sistema di comunicazione diretta, tramite APP, per i lavoratori con finalità informative, di autodiagnosi, e con altre funzionalità che potranno essere attivate sulla base dell’evoluzione dello scenario.

Non solo i malati di nuovo coronavirus, negli ospedali garantita la macchina salvavita dei trapianti. La gravissima emergenza determinata dall'epidemia di Covid-19 non ha infatti fermato il sistema trapianti del Veneto, un fiore all'occhiello della sanità regionale per la sua complessità organizzativa, per la difficoltà clinico-chirurgica, per il massiccio impiego di sanitari ad altissima preparazione, per la gestione di un'organizzazione ramificata, dal momento della donazione a quello del trapianto, che non ammette il benché minimo errore, un'incertezza, meno che mai un ritardo.

Al via da qualche giorno per il territorio dell’Ulss 3 una modalità ulteriore per effettuare i tamponi, riservata ad alcune categorie di pazienti e particolarmente efficace: è il "drive through", cioè il "tampone" fatto ad un utente che arriva in auto e resta a bordo della vettura mentre gli operatori effettuano il rapido controllo.

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