Sanità

“Dispiace e preoccupa che un candidato alle elezioni regionali sia così disinformato su come funziona la sanità in Veneto: sempre che si tratti di ignoranza della materia e non di un maldestro tentativo di creare polemica dove proprio non c’è”.

Giuseppe Caraccio, Presidente di Anisap Veneto – Trentino Alto Adige (l’Associazione più rappresentativa nell'ambito delle Istituzioni Ambulatoriali Private Accreditate e non), commenta così l’uscita di Marco Carrai sui CUP.

“I cittadini e i nostri utenti – spiega Caraccio – sanno benissimo come funziona la sanità convenzionata, mentre chi si candida a governarci lo ignora o finge di ignorarlo. Le strutture private accreditate ambulatoriali erogano prestazioni pubbliche per conto della Azienda Ulss di riferimento, a costi certi e prestabiliti ad inizio anno, e tali prestazioni sono in tutto equiparate a quelle erogate dagli ambulatori pubblici, quindi non esiste alcuna distinzione possibile al momento della prenotazione. I CUP indirizzano gli utenti assegnando loro il primo posto utile in agenda, proponendo loro le strutture territorialmente più vicine alla propria residenza.

Le strutture private accreditate erogano ogni anno migliaia di prestazioni pubbliche di qualità, concorrendo efficacemente al buon funzionamento della sanità regionale e aiutando le strutture pubbliche ad affrontare la questione delle liste di attesa”.

Caraccio ricorda, inoltre, che le strutture private accreditate, proprio in quanto erogatrici di servizio pubblico, “sono rimaste obbligatoriamente aperte durante tutto il periodo di lock down, potendo erogare solo prestazioni convenzionate con carattere di urgenza e, quindi, in quantità molto limitata; tutto ciò ha comportato una gestione in sofferenza economica protrattasi per un periodo di oltre due mesi. Ciononostante abbiamo vissuto il momento di blocco come una ulteriore opportunità per rimarcare il nostro ruolo di “seconda gamba” della sanità regionale.”

Sulla telefonata di Carrai la spiegazione è semplice.

“Le strutture pubbliche che hanno dovuto gestire la pandemia si trovano ora in ritardo con l’erogazione delle prestazioni: da qui la maggior disponibilità presso il privato accreditato, sempre nei limiti di quanto stabilito dal budget regionale all'inizio dell’anno. È inoltre evidente Che le strutture pubbliche devono concentrarsi nelle attività ad alta specializzazione e complessità, ed è quindi normale che venga lasciato prevalentemente alle strutture ambulatoriali private accreditate lo smaltimento delle attività di routine”.

Un ultimo cenno Caraccio lo destina al paragone che Carrai fa tra sanità veneta e lombarda. “Equiparare il modello sanitario veneto, fatto di strutture private accreditate prevalentemente ambulatoriali, con quello lombardo basato sugli ospedali privati accreditati denota totale ignoranza della materia; è irrispettoso nei confronti dei tanti professionisti che in Veneto lavorano nelle strutture accreditate.”

Il 31 dicembre 2019 la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan (Cina) ha segnalato all’OMS (organizzazione Mondiale della Sanità) un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. Pochi giorni dopo, il 9 gennaio 2020, il Centro per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (CDC) cinese ha riferito che è stato identificato un nuovo coronavirus (2019-nCoV) come agente causale ed è stata resa pubblica la sequenza genomica. Il 30 gennaio 2020 l’Organizzazione Mondiale della sanità ha dichiarato che questa epidemia rappresenta un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale.

NES202001 1Siamo a fine luglio e nel frattempo è cambiato il mondo. Al momento di andare in stampa, il coronavirus Covid-19 ha contagiato 10 milioni di persone in tutto il pianeta, non risparmiando nessuna area. I morti sono quasi mezzo milione. Ad oggi sono quasi 2 milioni e mezzo i positivi negli Stati Uniti d’America, un milione e duecentomila in Brasile.
L’Italia è il quarto paese europeo per numero di contagi (250mila) e il secondo per numero di decessi (circa 35mila, contro i 43mila del Regno Unito).

In questi mesi abbiamo provato sulla nostra pelle il lock-down, la paura per un nemico sconosciuto; sono entrate nelle nostre vite nuove abitudini come il distanziamento sociale, l’uso di guanti e mascherine, i gel disinfettanti. Abbiamo pianto i nostri morti senza poter celebrare un funerale, abbiamo lavorato da casa (chi almeno ha avuto la fortuna di poterlo fare) e gli studenti hanno trascorso un intero quadrimestre studiando con la didattica a distanza.
La situazione - seppur sotto controllo - è però ancora in evoluzione. All’orizzonte non si vede un vaccino e la paura che in autunno, con il ritorno del freddo e delle infezioni polmonari, si torni al punto di partenza, è palpabile.

Oggi torniamo in distribuzione con la versione cartacea di NES Nord Est Sanità, dopo essere stati costretti a fermarci anche noi in marzo. Un numero speciale, con ampio spazio dedicato al coronavirus. I numeri, i dati, le interviste ai protagonisti: dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia agli scienziati, Giorgio Palù, Roberto Rigoli, Antonella Viola. E poi l'esperienza dei DG delle Ulss venete, e tante testimonianze, dal mondo della sanità - con il vicepresidente della Fnomceo Giovanni Leoni - a quello dello sport e dell'arte.

Facciamo anche il punto sul futuro prossimo con il presidente di Confindustria Veneto Enrico Carraro mentre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Andrea Martella ci ricorda l'importanza dell'informazione sanitaria. 

Il numero di luglio è ricco di molti altri argomenti: troverete il resoconto di un importante convegno sul linfedema e una visita alla mostra del maestro Elio Armano, organizzata in occasione dei suoi 75 anni.

Potete trovare la copia cartacea di NES Nord Est Sanità in molte strutture sanitarie venete o scaricarne una copia a questo indirizzo: http://www.nordestsanita.it/rivista.html.

Buona lettura a tutti!

 

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