Info Ulss
Typography

La Santa Reliquia è stata accolta da una trentina tra medici, infermieri, operatori sanitari, dirigenti, in rappresentanza di tutto il personale dell’Ulss 6 Euganea impegnato in questi mesi nel contrasto al Covid-19

Pazienti e operatori sanitari del Covid Hospital di Schiavonia hanno accolto sabato, con gioia e commozione il busto dorato di Sant’Antonio, in occasione della festa del Santo Patrono. L’elicottero messo a disposizione dall’Esercito con il Busto Dorato che custodisce una Reliquia ex Massa Corporis del Santo, alzatosi poco dopo mezzogiorno dall’aeroporto militare Allegri di Padova nel suo volo per benedire dall’alto l’intera provincia, si è infatti diretto all’Ospedale Madre Teresa di Calcutta di Schiavonia dove la Reliquia, accompagnata dal Rettore della Basilica padre Oliviero Svanera e da monsignor Alberto Albertin, Delegato vescovile per la Vita Consacrata, alla presenza del Presidente del Senato, onorevole Maria Elisabetta Alberti Casellati, è atterrata e ha sostato per una preghiera e una speciale benedizione impartita a una trentina tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici e dirigenti, in rappresentanza di tutto il personale in servizio in Ulss 6 Euganea in questi mesi di dura, strenua, impegnativa lotta contro un nemico invisibile ma subdolo e aggressivo.

“Rivolgo a voi 7.780 grazie, a tanti ammontano i componenti della grande famiglia dell’Ulss 6 Euganea – ha detto il Direttore Generale Domenico Scibetta -. Quando mi è stato comunicato che il Busto Dorato che custodisce una Reliquia ex Massa Corporis del Santo, non solo avrebbe benedetto il nostro Ospedale dall’alto, ma sarebbe atterrata per farsi a noi prossima, mi sono venute alla mente le parole del Vangelo: di quel dottore della Legge che si alzò e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù rispose con la parabola del Buon Samaritano che, preso da compassione, si era fatto prossimo di un ferito moribondo. Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così». Sant’Antonio ci insegna l’importanza di farsi prossimo, di farsi accanto. La sua presenza qui significa che “ha cura di noi”. In queste settimane di distanziamento sociale, i nostri operatori protetti da mascherine, visiere, tute e guanti, dispositivi di protezione che lasciavano intravedere solo gli sguardi a comunicare l’intensità delle emozioni, dalla gioia della guarigione allo sconforto dell’insuccesso, i nostri operatori dicevo sono rimasti accanto hanno continuato a toccare, accarezzare, lenire, hanno perseverato nello stare vicino ai nostri assistiti, nel condividere e nel patire insieme rimanendo fedeli alla loro essenza di donne e di uomini della Sanità Veneta. Se oggi possiamo guardare con cauto ottimismo al futuro lo dobbiamo a queste donne e a questi uomini che da quella terribile sera di febbraio hanno lavorato incessantemente con competenza, serietà, grande spirito di abnegazione e di sacrificio, ponendo sempre l’assistito al centro del loro agire. Un gioco di squadra! Già, la squadra. Un gomitolo di cashmere costa 10 euro, un maglione di cashmere 1.000: il gomitolo acquista pregio quando smette di essere autoreferenziale, chiuso in se stesso, prigioniero di uno sguardo tondo e corto, quando si srotola e aprendosi tesse alleanza, incrocia punti (di vista) diversi, quando fa squadra appunto, e il suo valore ne viene via via moltiplicato. Ciascuno di noi è il filo di un gomitolo, tutti insieme possiamo confezionare un maglione che vale 100/1000/10.000 volte tanto, a seconda della sapienza e della consistenza degli incroci, della sostanza e della saldezza delle trame. Per concludere dico grazie Sant’Antonio per essere con noi, grazie per essere sceso tra di noi, grazie per esserti fatto accanto alle nostre fragilità, alle nostre paure, alle nostre responsabilità, alla nostra speranza. Grazie per prenderti cura di noi”.

Padre Oliviero Svanera ha ricordato come “il Santo Taumaturgo non poteva non sostare qui, nel luogo dove le persone vivono nelle ferite della loro carne l’esperienza umana, che però ci permette di far diventare le ferite delle feritoie che aprono all’assoluto. Il volo dell’elicottero è anche questo: la gente è costretta ad alzare lo sguardo”. Denso il momento di preghiera, commovente il saluto al Santo reso da ciascun operatore sanitario presente.

La Santa Reliquia è poi decollata da Schiavonia per sorvolare Merlara e Vo’ Euganeo, quindi l’Ospedale Pietro Cosma di Camposampiero e la città di Padova.

Questo sito utilizza cookie di profilazione, eventualmente anche di terze parti. Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più consulta la cookie policy.
x