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"Affrontiamo una sfida di vaste proporzioni, in entrambi gli Ospedali - spiega il Primario Panese -. E mentre a Mestre si dispiega lo sforzo di cura e di accoglienza al servizio dell'intero territorio provinciale, all'Ospedale Civile di Venezia con i nostri operatori serviamo un territorio e una popolazione che di fronte al virus risulta ancora più debole"

Il dottor Panese, Primario di Malattie Infettive dell'Ulss 3 Serenissima, dirige una squadra che opera a Mestre, là dove si concentrano i numeri più importanti di ricoverati a seguito del contagio da Coronavirus, e dove il Reparto ha ampliato il suo raggio di azione, fino a sovrintendere, in collaborazione con gli pneumologi e gli internisti, ad un numero di letti ben più ampio di quello ordinario. "Affrontiamo una sfida di vaste proporzioni, in entrambi gli Ospedali - spiega il Primario -. E mentre a Mestre si dispiega lo sforzo di cura e di accoglienza al servizio dell'intero territorio provinciale, all'Ospedale Civile di Venezia con i nostri operatori serviamo un territorio e una popolazione che di fronte al virus risulta ancora più debole".

Ma allo stesso tempo gli specialisti di Malattie Infettive dell'Ulss 3 Serenissima presidiano l'emergenza all'Ospedale Civile di Venezia, dove sono storicamente presenti, e dove oggi la loro capacità di intervento è particolarmente importante: "C'è una città intera, quella insulare, che per la sua conformazione sociale - spiega il dottor Panese - risulta essere particolarmente esposta ai rischi provocati dal contagio". La particolare debolezza di Venezia è legata all'alta età media dei cittadini: "L'handicap, la sfortuna, la situazione che aggrava il rischio nella città storica - spiega il dottor Panese - è l'età mediamente molto avanzata dei suoi abitanti. Il virus è più pericoloso per chi è debole e per chi è portatore di altre patologie, e gli anziani presentano normalmente queste due fragilità: sono deboli per via dell'età, e sono spesso malati, di ipertensione, di diabete, di patologie cardiorespiratorie...".

A Venezia quindi la sfida è ancora più delicata: "Non voglio fare confronti con quanto accade in altre città o in altre realtà - sottolinea il dottor Panese - ma certamente ci troviamo ad affrontare una situazione particolarmente complessa. E mi sento di dire che i medici, gli infermieri e tutto il personale, sia all'Ospedale di Mestre che all'Ospedale di Venezia, stanno dando il massimo e stanno dando il meglio. Nessuno mai ha lamentato la fatica, che pure è grande, e tutti sono al lavoro insieme con professionalità e umanità". E mentre a Mestre si è sviluppata un'importante sinergia con la Rianimazione e con altri Reparti che si sono aperti ad accogliere il potenziamento dei posti letto dedicati ai malati di Coronavirus, le stesse sinergie si verificano all'Ospedale di Venezia: "Anche al Civile - spiega il Primario - operano al nostro fianco altri due capisaldi del contrasto al contagio, e cioè il Reparto di Terapia Intensiva, anche questo strutturato ed efficace, e il Laboratorio di Microbiologia, in grado da subito di farsi carico dei test che verificano il contagio".

Il Primario Panese rivolge parole molto chiare: "Mentre guardiamo a ciò che sta accadendo in aree colpite ancor più della nostra, dove le morti collegate al Coronavirus si contano a decine, siamo preoccupati in particolare per i nostri anziani. Da qui, dalle aree di ricovero di Malattie Infettive di Mestre e di Venezia rilanciamo l'appello: proteggiamo noi stessi, proteggiamo i nostri anziani impedendo al virus di utilizzarci per diffondersi. Anche chi è giovane ed è sano resti a casa".
Servono responsabilità e lucidità, aggiunge una delle collaboratrici del Primario, la coordinatrice infermieristica delle Malattie Infettive di Mestre, Lorena Bellato: "Serve responsabilità - sottolinea - perché il rispetto delle regole è fondamentale: chi a casa si comporta secondo le norme indicate dalle autorità aiuta noi professionisti, collabora con il lavoro che facciamo in Reparto, salva insieme a noi vite umane. E poi serve lucidità: quando usciamo dal Reparto e ci caliamo nella realtà che sta 'fuori' - spiega - sentiamo tesi e posizioni stravaganti, e vediamo persone con paure eccessive e ingiustificate, che poi magari contemporaneamente non adottano le precauzioni fondamentali. Responsabilità e lucidità significa non farsi ciascuno un decalogo personale, ma rispettare quello che ci viene dato da chi ha la competenza".

 

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