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Il “progetto pilota” adottato all’Angelo prevede di effettuare l’anamnesi farmacologica, cioè la stesura della “lista” dei farmaci assunti, non solo interrogando il paziente ed eventualmente i familiari, ma integrando questa raccolta di informazioni con i dati di prescrizione contenuti nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale

L’Ospedale dell’Angelo sta sperimentando un nuovo progetto per una sempre più corretta la somministrazione dei farmaci in Reparto, per aumentare il margine di appropriatezza e ridurre quello di errore. “Tutti noi sappiamo che al momento del ricovero di un paziente – spiega il curatore del progetto, il dottor Alessandro Chinellato – il Reparto si preoccupa di conoscere quali farmaci stia già assumendo il paziente, per continuare correttamente la terapia anche nel periodo della degenza. Però questa ‘anamnesi farmacologica’ che si trasforma in una lista di farmaci con la relativa posologia può contenere delle imprecisioni. E questo può accadere con più facilità se il paziente è anziano e non assistito puntualmente dai familiari: può ricordare male, può avere difficoltà a spiegarsi, anche a fronte di una lista di farmaci assunti lunga e complessa da comunicare ai medici dell’Ospedale”. Insomma: accade, e andrebbe evitato, che dati imprecisi riguardo quanto assunto prima del ricovero portino ad una incongruenza tra la terapia domiciliare e quella ospedaliera.

Il “progetto pilota” adottato all’Angelo prevede così di effettuare l’anamnesi farmacologica, cioè la stesura della “lista” dei farmaci assunti, non solo interrogando il paziente ed eventualmente i familiari, ma integrando questa raccolta di informazioni con i dati di prescrizione contenuti nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale (FSEr). E per verificare l’efficacia di questo nuovo metodo, lo si è testato su un gruppo di anziani ricoverati nell’Unità Operativa di Geriatria – diretta dal dottor Roberto Brugiolo coadiuvato dal dottor Ernesto Rampin – confrontando poi i risultati con un secondo gruppo di pazienti ricoverati nello stesso Reparto e gestiti all’ingresso, quanto all’anamnesi farmacologica, con il metodo usuale della sola intervista.
Nel corso del progetto, la ricognizione farmacologica con metodo classico è stata effettuata e verificata negli esiti su 254 pazienti ricoverati, mentre il nuovo metodo che ricava dall’FSEr la “lista” dei farmaci assunti a domicilio è stato applicato su un altro gruppo consistente di pazienti – 116 i soggetti monitorati –: “Tramite le banche dati del flusso della farmaceutica convenzionata – spiega il dottor Chinellato – si sono ottenute le terapie croniche assunte a domicilio, e prendendo visione delle grafiche ospedaliere si sono acquisiti i farmaci prescritti al momento del ricovero. È stato così possibile valutare l’effetto del nuovo strumento di raccolta dell’anamnesi farmacologica sul corretto mantenimento della terapia domiciliare anche nel periodo del ricovero ospedaliero”.

Dal confronto dei dati, si è evidenziato come il nuovo metodo che prevede l’utilizzo del FSEr ha fatto crescere dell’85% il numero delle terapie correttamente impostate, che hanno garantito al paziente gli stessi farmaci e la stessa posologia che era assunta in precedenza a domicilio.
Sono inoltre aumentate, del 38%, anche le terapie “riconciliate”, quelle cioè in cui durante il ricovero uno o più farmaci sono stati correttamente sostituiti con farmaci analoghi. Infine, si è ridotto drasticamente – i dati misurano un -31% – il numero delle terapie “omesse”, e cioè l’errore per difetto nella ricostruzione della anamnesi farmacologica.

“Aumenta la corrispondenza, si abbassa il margine di errore: gli specialisti dell’Ulss 3 Serenissima – commenta il Direttore Generale Giuseppe Dal Ben – percorrono anche con questa sperimentazione nuove strade per la migliore e più sicura gestione del paziente in Ospedale. La digitalizzazione viene ulteriormente applicata in uno specifico ambito sanitario, e ci dimostra come può condurre a risultati di appropriatezza delle cure, a vantaggio del paziente e in particolare del paziente debole e anziano”.
L’Ulss 3 Serenissima, mentre mette a disposizione i risultati del suo progetto sperimentale alle strutture del Servizio sanitario regionale, ora valuta la possibilità di introdurre la nuova metodologia in modo esteso nei reparti ospedalieri, a partire da quelli che ospitano i pazienti più anziani.

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