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Il primario di Ortopedia Esopi: “Se prima la tendenza era quella di puntare subito sulla protesi, anche perché non era immediata la diagnosi della degenerazione dei tessuti, oggi le ortopedie e naturalmente anche quella di Dolo, scommettono sulla conservazione”

L’esordio si manifesta con un leggero dolore sulla parte frontale della coscia, un dolorino che però, con il tempo, diventa sempre più fastidioso tanto da spingere la persona che ne soffre a zoppicare. Fino a “ieri” più del 60 per cento degli ortopedici non diagnosticavano immediatamente la patologia che si stava presentando: ovvero la degenerazione dei tendini e dei tessuti che tengono su l’anca permettendo alla persona di muoversi e camminare correttamente. Ma se questi tessuti, o per un trauma o perché si vanno degenerando, cominciano a cedere, ecco che partono i segnali di allarme: quali il dolore e poi la difficoltà nel camminare. “Stiamo andando, nei casi selezionati – ha detto il Primario della Ortopedia di Dolo della Ulss 3 Paolo Esopi – sempre più nella direzione della chirurgia conservativa dell’anca. Se prima la tendenza era quella di puntare subito sulla protesi, anche perché non era immediata la diagnosi della degenerazione dei tessuti, oggi le ortopedie e naturalmente anche quella di Dolo, scommettono sulla conservazione”. “Ben il 20 per cento della popolazione – ha aggiunto il Primario – è affetta da questa problematica, in parte senza saperlo: alcuni cittadini, infatti, sottovalutano il problema pensando sia una cosa passeggera. Altri scelgono vie come quella farmacologica o riabilitativa, senza pensare di farsi visitare da uno specialista ortopedico, peggiorando così la situazione”. La diagnosi prevede la parte di anamnesi e un esame clinico che si effettua con la collaborazione dell’utente a cui si chiede di mettersi in appoggio monopodalico: se non riesce a tenere la gamba sollevata, e si nota il cedimento, è un sintomo della patologia. Lo specialista, poi, decide anche per eventuali esami strumentali diagnostici come la tac. “In pratica l’intervento – ha evidenziato Esopi – non riguarderà l’osso, bensì il muscolo: grazie ad un’ancora di titanio si cuce il tessuto, incrociandolo e chiudendolo”. “E’ importante stare al passo con i tempi – ha dichiarato il Direttore Generale della Ulss 3 Giuseppe Dal Ben – scommettendo, dove è possibile, nella metodologia conservativa che permette, da un lato, un migliore recupero funzionale e, dall’altro, evita nel tempo ad esempio il ricambio delle protesi. Interventi di questo tipo garantiscono a nostri cittadini servizi fatti su misura e risultati di qualità”.

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