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Lo studio premiato riguarda il primo test scientificamente validato per avere un profilo del paziente, individuare i suoi deficit, e quindi creare per lui un programma di cura su misura. E puntare così ad una riabilitazione psicosociale e a una guarigione non più solo clinica ma funzionale

Nell’ambito del VI Congresso Nazionale della FederSerd, che si è tenuto pochi giorni fa a Palermo, uno studio presentato dagli operatori del Ser.D della Ulss 13 ha ricevuto il primo premio. Uno studio che il direttore del Ser.D Mauro Cibin ha intenzione di proporre alla Regione Veneto perché venga esteso a tutti i Ser.D come strumento di misurazione, ad esempio per l’avvio del paziente con Dipendenza da sostanze nelle Comunità Terapeutiche.

Ma di cosa si tratta? Si tratta di un approccio diverso e rivoluzionario della équipe curante nei confronti del paziente per cui si punta fin dall’inizio alla riabilitazione psicosociale ed alla  guarigione funzionale (spesso chiamata all’inglese “recovery”). Il tutto passando attraverso una misurazione oggettiva della funzionalità del paziente nella sua vita quotidiana, oggi possibile grazie ad uno strumento scientifico e oggettivo, quale è appunto il test che è stato messo in piedi dagli operatori del Ser.D della Ulss 13 con la collaborazione del professore Luciano Pasqualotto, ricercatore in Scienze ed Educazione della Università di Verona.  
“In pratica – ha spiegato il dottor Cibin – al medico e agli operatori del Ser.D (educatori, assistenti sociali e infermieri) non interesserà più soltanto la guarigione clinica del paziente, ovvero l’assenza dei sintomi, ma prima di tutto si cercherà di migliorare il suo funzionamento, cioè la capacità di vivere una vita soddisfacente ed in equilibrio con se stesso e la società. Con questo approccio in controtendenza rispetto agli approcci terapeutici in uso fino ad oggi, il paziente diventa il centro ed il protagonista del proprio percorso terapeutico e riabilitativo: solamente così potrà riappropriarsi della sua vita ed inserirsi nella società”.

Un ruolo fondamentale lo gioca, all’interno di questo innovativo approccio, lo studio della Ulss 13:  “ICF-Dipendenze: un set di strumenti per programmare e valutare la riabilitazione nelle dipendenze patologiche”, che ha ottenuto appunto il primo premio nazionale. “Fino ad oggi – ha aggiunto Cibin – non esisteva uno strumento di misurazione oggettiva del paziente che ci si trovava di fronte. Ogni medico valutava da sé, ciascuno con i propri strumenti, a seconda della preparazione, della propria esperienza. Oggi, invece, è possibile avere a disposizione un test validato scientificamente che può  fornire un vero profilo del paziente individuando con precisione le sue aree deficitarie e di suoi punti di forza, preparando   il suo programma di riabilitazione e di cura “ su misura”.
 
“E’ grazie a lavori di questo tipo – ha commentato il direttore generale della Ulss 13 Giuseppe Dal Ben – che garantiamo una vera umanizzazione nei nostri ospedali e nel territorio. Lo studio mette davvero al centro il paziente come persona, coi suoi bisogni e le sue aspettative. Non dobbiamo pensare alla medicina solo come mezzo per guarire le persone dalla malattia, ma dobbiamo come operatori sanitari lavorare anche sul dopo, e cioè su come queste persone rientrano nella società. Pensare alla loro funzionalità, infatti, significa, aiutarli a riprendere a lavorare, a studiare, a ritornare a riuscire a badare a se stessi e a stare con gli altri. Complimenti al Ser.D della Ulss 13, sicuramente un esempio e modello per gli altri servizi per le dipendenze”.

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