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Il progetto si chiama “Insieme, per una informazione che aiuta”: gli specialisti dell’Oncologia di Chioggia, consegnano, al momento della presa in carico dei pazienti malati di tumore, alcuni libretti tematici per fronteggiare in maniera più consapevole  il percorso di cura

In questi giorni ha preso il via in Ospedale a Chioggia, grazie al lavoro e alla sensibilità delle associazioni oncologiche del territorio (Ail, Amcet, Andos, Chioggia contro il melanoma e Lilt) e del reparto di Oncologia, un progetto unico nel veneziano e completamente gratuito per i pazienti oncologici che vengono “presi in carico” dall’Ospedale, che consiste nella distribuzione, per ciascuno di loro, di una cartellina contenente quattro libretti tematici (il quinto è in ristampa e tratta la fatica che prova il malato oncologico) che spiegano cosa è il cancro e il percorso che si può fare per conviverci e contrastarlo (la radioterapia e la chemioterapia, la nutrizione del malato oncologico, la perdita di peso dovuta dalla neoplasia), in maniera scientifica, ma con un linguaggio alla portata di tutti.  “Insieme, per una informazione che aiuta” è il titolo del progetto, che porta il nome di un infermiere del Centro di Igiene Mentale della Ulss 14, Massimo Boscolo Bisto, che si era ammalato di cancro e che oggi non c’è più.

Fino ad oggi sono circa duecentocinquanta le cartelline che le associazioni clodiensi hanno acquistato dalla Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia e dalla Associazione Italiana Malati di Cancro che operano a livello nazionale. C'è stata anche l'integrazione delle offerte raccolte durante il momento del commiato di  Massimo, che i familiari hanno voluto destinare a questo scopo.

“Un grazie di cuore alle nostre associazioni di volontariato – ha esordito il direttore generale della Ulss 14 Giuseppe Dal Ben – che si dimostrano sempre sensibili e attente ai bisogni dei cittadini, anche quelli più fragili come sono in questo caso i pazienti oncologici. E un grazie va anche al nostro infermiere che, mi hanno raccontato gli stessi volontari, ha lottato fino alla fine contro la malattia, cercando di infondere speranza e voglia di vivere, una persona meravigliosa che si è impegnata molto a far passare un messaggio importante per la popolazione, cioè quello di non vivere come un tabù la malattia, ma di condividere e di parlarne il più possibile insieme, anche col supporto di persone formate e preparate sull’argomento evitando l’informazione cosiddetta “fai da te”.

Alla base del progetto c’è la consapevolezza che l’informazione, ovviamente fornita in maniera corretta anche se con un linguaggio semplice, aiuta il malato. “Vi è un’ampia evidenza scientifica – hanno commentato i volontari delle associazioni oncologiche, attive nel territorio nella prevenzione dei tumori, nella loro diagnosi precoce e nel sostegno alla persona e ai suoi familiari - di come tale tipo di informazione renda la persona in grado di mettere in atto strategie evolute di  “fronteggiamento” verso le difficoltà che si possono incontrare”. “Spesso – hanno aggiunto - è addirittura registrabile un miglioramento della risposta terapeutica come anche un diminuito rischio di stress psicologico in un momento di particolare vulnerabilità della persona, come è quello in essa determinato dalla malattia oncologica. Certamente anche familiari meglio informati possono essere vicini in modo più consapevole e adeguato al proprio congiunto e quindi rivelarsi di più efficace supporto e aiuto per lui durante tutto il percorso di cura”.

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