Attualità
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di Maria Stella Zaia

Nessuno di noi avrebbe mai pensato di poter vivere una simile atmosfera: una vasta gamma di stati d’animo interessa ognuno di noi. Paura per il presente e paura per il futuro, ribellione, senso di inadeguatezza e molto altro che potremmo elencare in una lista infinita, ma a mio parere la cosa peggiore che ci sta succedendo in questi giorni e la fine di molte certezze e magari anche di alcuni sogni.

Non abbiamo più la certezza che la nostra società sia in grado di trovare la tecnologia per guarirci. Negli anni scorsi si era creato il convincimento che, con le opportune risorse, tutte o quasi le malattie si sarebbero potute combattere, che nessuno avrebbe visto gli scenari della “Peste di Camus” e che comunque tutto in breve tempo si sarebbe risolto, invece ci siamo dovuti arrendere a un avvenimento angosciante che sta fermando il mondo.

La cosa che più mi colpisce è che, non solo molte certezze che avevamo si stanno progressivamente sfilacciando, ma molti sogni che hanno fatto parte della nostra crescita come uomini si stanno infrangendo.

Per quanto mi riguarda, da giovane ho creduto fermamente nell’Europa, pensando che dopo un discorso di aggregazione economica (allora si chiamava Mercato Comune Europeo) si sarebbe finalmente passati ad un Europa dei popoli dove garantendo Sviluppo, Salute, Sanità ed Istruzione, tutti i cittadini dei popoli europei avrebbero preso coscienza che per fare squadra e per fare sistema era necessario guardare tutto quello che unisce.

Invece a quanto pare, quest’unione di popoli che avrebbe dovuto avere come comune denominatore l’essere e il sentire di uomini uguali nella loro diversità non esiste: la Comunità Europea, una volta di più, ha dimostrato di essere solo un volgare mercato - neanche comune - poiché il diktat è che il più forte strangola quello che non c’è la fa.

Infatti, la domanda da fare in questi giorni è: cos’è l’Europa? A cosa serve? Oppure è necessario prendere atto che l’Europa è un crogiolo di egoismi che non sa cosa sia l’unità. Direi che è necessario fare un riesame degli avvenimenti del Parlamento Europeo, la Banca Centrale Europea con a capo Christine Lagarde, dopo un primo tentennamento che ha portato ad una clamorosa perdita di capitali investiti, ha riesumato il bazooka di Draghi approntando acquisti massicci di titoli degli stati più in difficoltà, cercando, quindi, di portare fiducia sulla solidità del sistema finanziario.

Paesi come Italia, Spagna e Francia, sono stati pesantemente coinvolti dal Coronavirus e sono in prima linea per aumentare lo sforzo finanziario utile per attivare tutti gli strumenti possibili, di cui uno degli aspetti più significativi è l’allentamento delle norme sul patto di stabilità, strumento finanziario nato nella Comunità Europea per supportare singoli paesi in caso di crisi economica, ma che ora sarebbe necessario estendere a tutti i paesi dove le fabbriche e le attività produttive sono state chiuse per evitare il contagio e dove si rischiano milioni di licenziamenti con un probabile scenario non solo di recessione, ma di totale distruzione dell’economia.

Per evitare questo avvenimento è stato ipotizzato la costituzione di un fondo di 400 miliardi di euro quale probabile strumento vitale per i paesi più colpiti, ma i paesi del fronte del nord, con in testa l’Olanda e Germania, hanno messo pesanti paletti poiché convinti che le loro economie non saranno coinvolte in questa crisi e non si vogliono cambiare le regole: soprattutto non si vogliono cambiare o allentare i criteri di concessione dei prestiti che, per paesi come il nostro o come la Spagna allo stato attuale, non sarebbero accettabili e metterebbero sotto tutela i rispettivi bilanci costringendoci a rientri accompagnati da lacrime e sangue, come fu per la Grecia a favore della quale nessuno ha mosso un dito.

Ecco perché è adesso che L’Europa e le Istituzioni Europee devono battere un colpo; è adesso che bisogna dimostrare che non si tratta solo di un mercato, ma è un insieme di popoli che vuole svilupparsi e crescere e che il sogno di un'unica nazione, con popoli diversi, è una realtà possibile.

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