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alunniRapporto Caritas: “Il modello italiano va riformato”

Disabilità fra i banchi di scuola, in dieci anni la percentuale di alunni è aumentata del 45% superando la soglia dei 200 mila nell'anno scolastico 2009/10, gli insegnanti di sostegno sono aumentati da 75 mila a 95 mila ma il numero di allievi con disabilità per docente di sostegno è rimasto nel tempo sostanzialmente stabile, oscillando fra 1,9 e 2.

Elevata, infine, la mobilità dei docenti di sostegno, superiore a quella dei curricolari: oltre il 40% degli allievi con disabilità cambia insegnante di sostegno una o anche più volte all’anno. Sono questi i dati contenuti nel Rapporto Gli alunni con disabilità nella scuola italiana: bilancio e proposte, promosso e realizzato in collaborazione da Associazione Treellle, Caritas Italiana e Fondazione Giovanni Agnelli e presentato nei giorni scorsi a Roma. Modello promosso o bocciato? “Rimandato a settembre”, si potrebbe dire, guardando alle osservazioni mosse dalla Caritas: “Sul piano delle pratiche, il modello italiano va profondamente riformato – commenta l'organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana - L’Italia è stata tra i primi Paesi ad attuare l’integrazione degli alunni con disabilità in classi regolari, con orientamenti che si sono nel tempo affermati a livello internazionale: oggi, tuttavia, la sua quotidiana realizzazione – nonostante l’impegno e la volontà di tanti operatori - mostra preoccupanti debolezze e inerzie, che pregiudicano la credibilità del modello e mettono a rischio di fallimento il percorso d’integrazione dei ragazzi, in particolare provenienti dalle famiglie più svantaggiate. Il sistema va reso più trasparente e più intelligente, teso a meglio rispondere ai bisogni d’integrazione scolastica”. Fra i dati emergenti del Rapporto spicca il ritmo intenso di crescita degli alunni stranieri con disabilità certificate (20% dal 2008/9 al 2009/10, rispetto al 7% dell’insieme degli alunni stranieri), mentre la spesa annuale totale è stimata intorno a 4 miliardi di euro, all’interno della quale le voci più significative sono le retribuzioni dei 95 mila insegnanti di sostegno e i compensi erogati dagli enti locali agli operatori e a figure esterne alla scuola (una stima provvisoria è di circa 25 mila addetti). A margine dell'indagine Caritas avanza una serie di proposte: abbandonare le rigidità e le incoerenze burocratiche delle procedure, a partire dalla certificazione, che è compito delle ASL, laddove la decisione sulle risorse spetta all’amministrazione scolastica, realizzare a livello territoriale dei nuovi Centri Risorse per l’Integrazione che dispongano di insegnanti e personale ad alta specializzazione, valorizzare l'autonomia delle scuole nella lettura dei bisogni e nella progettazione degli interventi.

Paola Vescovi

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