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La patologia colpisce più le donne, ‘bruciando’ 1,8 miliardi di capacità di produrre reddito, pari all'1,3% del valore aggiunto regionale

Si è tenuto oggi, 20 febbraio, a Vicenza, il Convegno realizzato da Motore Sanità “Emicrania: una patologia endemica da riconsiderare”.
“Il “mal di testa” può sembrare una patologia banale, ma non è così. È diffusissima sotto varie forme, invalidante, impattante nella vita quotidiana di chi ne soffre e sul sistema economico e lavorativo. Bene ha fatto Motore Sanità ad occuparsene, perché una patologia così diffusa, che tra l’altro colpisce molto di più le donne, con un rapporto di 3,5 a 1 rispetto ai maschi, ha una forte caratterizzazione sociale, e anche di genere. La sanità veneta, su questo fronte, è ben organizzata, con il Centro di Riferimento Regionale per la Diagnosi e Cura delle Cefalee del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, e con Centri di Cura per le Cefalee pressoché in tutte le ULSS della Regione”, ha detto Manuela Lanzarin, Assessore alla Sanità e al Sociale, Regione del Veneto.

“L’emicrania è una forma di cefalea cronica ricorrente, patologia molto frequente nella popolazione. Come per altre patologie croniche, una corretta gestione necessita di una presa in carico da parte dello specialista e un corretto approccio diagnostico e terapeutico. La terapia ha sia l’obiettivo di ridurre la sintomatologia dolorosa in acuto e, in caso di pazienti con episodi frequenti, ridurre la frequenza degli episodi. La corretta presa in carico dei pazienti emicranici presuppone la creazione di una ampia rete di ambulatori dedicati che individuino i pazienti candidabili a terapia preventiva, ne seguano l’aderenza farmacologica e ne valutino l’efficacia clinica e sociale”, ha spiegato Bruno Bonetti, Professore Associato Dipartimento Scienze Neurologiche, Neuropsicologiche, Morfologiche e Motorie, Università degli Studi di Verona.
Ogni anno in Veneto il numero delle persone a cui è stata diagnosticata l'emicrania è pari al 10,2% della popolazione, con un ulteriore sommerso dell'1,1 per cento, ‘bruciando’ 1,8 miliardi di capacità di produrre reddito, pari all'1,3% del valore aggiunto regionale. Questo è quanto emerge dallo studio "L'impatto socio-economico dell'emicrania: una valutazione riferita al Veneto", realizzato dalla CGIA Mestre effettuato sui cittadini maggiorenni residenti in Veneto.

“Dallo studio emerge chiaramente come l’emicrania impatti negativamente non solo sulla salute delle persone ma anche sulla produttività delle imprese e, in ultima analisi, sulla capacità di generare reddito. La perdita di produttività causata dall’emicrania alle imprese del Veneto è pari a 1,8 miliardi di euro all’anno, circa l’1,3% del valore aggiunto regionale. Gli effetti negativi dell’emicrania sul sistema produttivo veneto appaiono, pertanto, particolarmente rilevanti: non sorprende che questa patologia sia la causa di 2,2 milioni di giorni di assenze dal posto di lavoro nel corso di un anno”, ha raccontato Renato Mason, Segretario CGIA Mestre.

“L’indagine è stata effettuata su un campione rappresentativo di cittadini maggiorenni residenti in Veneto. Il dato principale riguarda il numero di persone a cui è stata diagnosticata l’emicrania, pari a 418.000 individui. Tuttavia, l’emicrania viene spesso sottovalutata, anche dalle stesse persone che ne soffrono: un ulteriore approfondimento ha permesso di stimare l’entità dell’emicrania “sommersa”, fenomeno che nella nostra regione riguarderebbe circa 44.000 persone. Alla luce di questo fattore, è possibile stimare in circa 462.000 il numero di individui che soffrono di emicrania, valore pari all’11,2% della popolazione del Veneto”, ha detto Alberto Cestari, ricercatore Centro Studi Sintesi CGIA Mestre.

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