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Indagine Censis, crescono paure e individualismoGli esperti la chiamano crisi antropologica e il Nord Est sarebbe l'area del Paese maggiormente colpita: individualismo, egoismo e indifferenza sono tratti ormai profondamente radicati nella nostra società, probabilmente destinati a perdurare. In base a un’indagine del Censis, il 54,7% del campione descrive infatti l’Italia fra dieci anni come un Paese ancora fortemente caratterizzato dall’attenzione esclusiva all’interesse individuale.

 Lo affermano soprattutto i residenti nelle grandi città (60,3%) e nel Nord-Est (60,4%). Il 51,7% degli italiani pensa, inoltre, che i rapporti di vicinato e di amicizia fra le persone siano destinati a indebolirsi. A peoccupare di più gli Italiani sono la disoccupazione di lunga durata (per il 64,1% della popolazione), la povertà economica (39%), la non autosufficienza degli anziani (26,6%), l’immigrazione clandestina (25%), la tossicodipendenza (15,6%), fino all’isolamento sociale inteso come mancanza di relazioni e affetti (12,5%). La diffusione a macchia d’olio delle grandi patologie individuali, sia quelle di evidente rinserramento interno (depressione, anoressia, dipendenza da droghe, fino al suicidio), sia quelle di crescente indifferenza alla vita collettiva (stanchezza di vivere, rimozione delle responsabilità, crisi della empatia nelle relazioni interpersonali), è il sintomo della crisi antropologica che sta attraversando la società italiana. I sintomi depressivi, indipendentemente dal fatto che si arrivi a formulare la diagnosi di depressione, colpiscono il 9,4% della popolazione. Un altro atteggiamento sempre più diffuso è l’insensibilità rispetto al dolore e alle sventure altrui. Non si tratta solo dell’indifferenza per i barconi degli immigrati che affondano in mare, ma di una forma di «desensibilizzazione», di «anestesia sociale», una sorta di innalzamento della soglia in grado di attivare atteggiamenti di pietas e comportamenti di partecipazione. Nella società anomica e disgregata, il singolo mette in atto le proprie strategie difensive di adattamento alla mutata situazione, arrivando al ripiegamento individuale. Alla fermata dell’autobus o della metropolitana ci si guarda intorno sospettosi (il 34% dei cittadini in una grande città come Roma, più che a New York, Mosca o Mumbai), non si vede l’ora di tornare a casa per chiudersi la porta alle spalle. Si ha paura degli zingari: il 25,6% a Roma, più che in tante altre città del mondo. Allora la casa viene vissuta come un fortino personale, dove difendersi anche installando un sistema di allarme, una porta blindata o le inferriate (il 58,8% dei residenti a Roma).

Paola Vescovi

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