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Gerardo_ColamarcoTre su quattro curati in casa, La Uil Veneto chiede più risorse per la domiciliarità

Se vivessero tutti nello stesso posto, formerebbero la quarta città dell'intero Veneto. Sono i non autosufficienti, un esercito di 162mila persone. "Ma a loro sono destinate pochissime risorse, e in modo non omogeneo.

Se la Regione non invertirà la rotta, tra pochi anni – complice il cambiamento demografico in atto – non saremo più in grado di assicurare l'assistenza a tutti". È la presa di posizione della Uil Veneto e della Uil Pensionati Veneto, che sfocerà il prossimo 18 giugno a Roma in una manifestazione a sostegno di una nuova legge quadro sulla non autosufficienza.

"Dobbiamo fare i conti – spiega il Segretario Generale della Uil Veneto Gerardo Colamarco (nella foto) – con un invecchiamento della popolazione. Oggi gli ultra 65enni sono 900mila (il 18% della popolazione del Veneto), ma le proiezioni indicano che nel 2045 questa percentuale salirà al 30 (pari a 1.500.000 di persone). Anche il numero di non autosufficienti passerà dagli attuali 162mila ad oltre 300mila. E se oggi i costi della spesa sanitaria incidono del 9% sul PIL, in assenza di politiche correttive potremmo arrivare al 18/20% nello stesso arco di tempo".

"Nella ricerca effettuata da Local Area Network – spiega il direttore Luca Romano – emerge che oggi una famiglia su cinque, in Veneto, è toccata dal problema della non autosufficienza, e nel prossimo triennio l'incidenza sarà di una famiglia su tre. Nonostante questo, il 72,9% delle famiglie coinvolte in una nostra indagine ha dichiarato che non ha intenzione di trasferire l'anziano non autosufficiente in casa di riposo (il 4% ha risposto sì, il 23,1% non sa). Il 55,7% delle famiglie pensa anche di affrontare la problematica in modo autonomo". In via tendenziale vi è una forte propensione alla permanenza in casa propria e/o nel nucleo famigliare con un ricorso limitato alla struttura pubblica, dato che conferma, dal punto di vista soggettivo, una consistente coesione sociale nel farsi carico direttamente del bisogno; la correlazione tra il reddito famigliare e la modalità di risposta al bisogno ha un andamento a clessidra: è più alto il ricorso a aiuti esterni per i redditi più bassi e più alti, mentre tutta la fascia media preferisce la soluzione "interna", provvedendo in autonomia. Mentre la gestione autonoma è assolta per due terzi dai famigliari e per un terzo dalla chiamata di una badante, il ricorso alle strutture esterne per i redditi famigliari più bassi significa assistenza domiciliare e affidamento a strutture pubbliche, mentre per quelli alti significa la quasi totalità del ricorso a strutture private di assistenza e cura; naturalmente l'incidenza dell'assistenza sul reddito famigliare è inversamente proporzionale alla fascia di reddito. "Per il futuro – aggiunge il segretario regionale della Uil Pensionati Walter Sperotto – bisogna rivedere il sistema. La coesione familiare va premiata, e i soldi risparmiati rispetto alla istituzionalizzazione (invio in strutture di cura dei malati) devono invece supportare le famiglie. Un dato su tutti: per le 24mila persone ricoverate in strutture pubbliche (altre 6.000 vanno, a proprie spese, in strutture private) la Regione investe 457 milioni di euro. Per l'assistenza domiciliare invece i fondi a disposizioni ammontano a 91 milioni di euro".

Ines Brentan

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