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Oggi i bimbi hanno un’aspettativa di vita di 10-15 anni, ma il futuro potrebbe essere diverso grazie ala terapia enzimatica sostitutiva cerliponase alfa che potrebbe anche arrestare la progressione di malattia.

In Italia la terapia è in corso di valutazione da parte delle Autorità Regolatorie, ma al momento i pazienti potrebbero averlo grazie alla legge 326/2003.
Delle ceroidolipofuscinosi neuronali (CLN) non si parla molto, forse perché sono malattie neurodegenerative estremamente rare, eppure ne esistono ben 13 forme diverse, di cui 10 a esordio infantile. Pur avendo basi genetiche e meccanismi patogenetici differenti, tutte si caratterizzano per l’accumulo di sostanze all’interno delle cellule dell’organismo. In Italia, il numero di casi annui è di circa 1 ogni 100.000 nuovi nati: la forma più frequente nel nostro Paese è la CLN2 (22% dei casi). Questa variante, dovuta a mutazioni nel gene TPP1, inizia a manifestarsi a 2 o 3 anni di età: se entrambi i genitori presentano una sola copia del gene mutato (portatori sani della malattia), il figlio avrà una probabilità del 25% di essere malato. “Le forme con esordio in età pediatrica presentano come manifestazioni caratterizzanti epilessia, ritardo del linguaggio, calo della vista, disturbo motorio e decadimento cognitivo che porta a demenza”, spiega Alessandro Simonati, Professore di Neuropsichiatria Infantile all’Università di Verona.

Il punto della situazione relativa a questo gruppo di malattie è stato fatto durante il terzo Congresso Nazionale sulle Ceroidolipofuscinosi Neuronali, promosso e organizzato dall’Associazione Nazionale Ceroidolipofuscinosi Neuronali (A-NCL) e svoltosi a Roma lo scorso 14 ottobre. “Le famiglie con un bambino o un ragazzo affetto da ceroidolipofuscinosi neuronale assistono al suo graduale peggioramento, che varia secondo la forma della malattia. Si tratta di una sequenza più o meno rapida di perdite funzionali e cognitive difficili da sostenere, anche e soprattutto per le famiglie dei malati, che, oltre all'aspetto psicologico, devono affrontare una serie di interventi medici”, spiega Saverio Bisceglia, Presidente dell’Associazione Nazionale Ceroidolipofuscinosi Neuronali. “Nonostante queste enormi difficoltà, negli ultimi anni la situazione complessiva della patologia è notevolmente migliorata. Rispetto a una decina di anni fa, infatti, le ceroidolipofuscinosi iniziano ad essere conosciute e diagnosticate con maggior rapidità”.

“La diagnosi precoce è importantissima, soprattutto per la ceroidolipofuscinosi di tipo 2; al momento, infatti, la sperimentazione della terapia enzimatica sostitutiva sta dando ottimi risultati”, spiega Nicola Specchio, specialista in Neurologia all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. La terapia enzimatica sostitutiva con enzima ricombinante umano (che viene somministrata direttamente nel cervello attraverso un sistema di infusione intra-cerebro-ventricolare) è stata approvata sia dalla FDA (Food and Drug Administration) degli Stati Uniti che dalla Commissione Europea, in base ai risultati ottenuti dallo studio clinico di Fase I sul farmaco. “I primi risultati di questa sperimentazione con cerliponase alfa, iniziata nel settembre 2014 e attualmente in corso - spiega ancora Specchio - hanno confermato che, grazie alla somministrazione di questo farmaco, è possibile arrestare la progressione della malattia. Il trattamento determina un significativo rallentamento dell’evoluzione della malattia, ma non è in grado di ristabilire le condizioni neurologiche originarie del bambino. L’aspettativa di vita dei soggetti si allunga molto, ma non possiamo essere più precisi perché non possediamo ancora risultati a lungo termine”. Data la gravità e la rapida evoluzione che contraddistinguono la malattia CLN2, è essenziale che i bambini affetti siano sottoposti al trattamento il prima possibile. La diagnosi precoce della patologia diviene quindi un elemento cruciale.

La sperimentazione clinica sta coinvolgendo solo 4 centri nel mondo, uno di questi è l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Il trial - chiarisce Specchio - durerà almeno fino al 2020, ma prima di questa data saremo in grado di fornire il farmaco a tutti i pazienti”. In Italia, cerliponase alfa è in attesa di ricevere l'Autorizzazione all'Immissione in Commercio (AIC) da parte dell'AIFA, ma i pazienti con diagnosi di malattia CLN2 per i quali il medico ritenga che il farmaco rappresenti una speranza, possono accedere alla terapia secondo quanto previsto dalla legge 326/2003. Cerliponase alfa, infatti, è stato inserito in un programma di ‘Early Access’ che prevede che il costo del farmaco ricada in un apposito fondo di AIFA.

Per il futuro si spera anche nella combinazione della terapia enzimatica sostitutiva, già in stadio avanzato, con la terapia genica. “Attualmente, per quanto riguarda la terapia genica, è in fase di reclutamento uno studio relativo a un vettore virale che contiene uno dei geni tipici della ceroidolipofuscinosi, il gene TPP1, le cui alterazioni causano la forma infantile CLN2”, spiega Filippo Santorelli, responsabile dell'Unità Operativa di Medicina Molecolare e Malattie Neurodegenerative all'Università di Pisa (clicca qui per l’intervista completa). “A differenza della terapia enzimatica, la terapia genica è ancora ai primi stadi di sperimentazione, ma ci aspettiamo grandi risultati. Tuttavia è ipotizzabile che nessuna delle due opzioni potrà fornire per sé risultati tali da guarire tutti i nostri bambini. Pensiamo invece che, come già in molte altre malattie lisosomiali e da accumulo, la combinazione delle due potrebbe rappresentare il 'cocktail vincente' nei prossimi 5 anni”, conclude Santorelli.
 
 

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